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Un imprenditore: “Le banche non accampino scuse e imparino a darci fiducia”

Un piccolo imprenditore lancia un appello: insegniamo agli istituti di credito come si agisce in tempi di crisi.

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Pubblichiamo la lettera di un imprenditore artigiano che lancia un appello perché le banche tornino a dare fiducia a chi genera ricchezza e lavoro. 

Buon giorno,

sono titolare di una piccola azienda artigiana bergamasca che opera nel settore dell’edilizia, per la precisione serramenti. Anche la mia azienda soffre della crisi e la liquidità manca ormai da parecchio tempo. La sensazione è quella di essere rimasti soli. Le banche si chiudono a riccio.
Si sente ormai da tempo di aiuti da parte del Governo e dell’economia europea alle banche, aiuti che ovviamente loro tengono stretti senza rinunciare a niente. Si tengono stretti i benefici che hanno e probabilmente gli aiuti servono solamente per reggere i costi del sistema bancario. Mi spiego meglio, i nostri dipendenti di loro spontanea volontà hanno deciso di fare ore straordinarie senza che vengano pagate. Da parte mia rinuncio magari ad una vita più agiata che sicuramente potrei anche meritare visto la quantità di ore che passo al lavoro. E potrei continuare con tantissimi esempi. A questo punto invertiamo la rotta, visto che comunque il fulcro dell’economia siamo noi imprenditori che siamo in prima linea. In prima linea abbiamo imparato a nostre spese a gestire i soldi, soprattutto quando non ci sono, o quando facciamo da banca ai nostri clienti. A questo punto mettiamo in campo la nostra esperienza maturata sul campo e non su qualche libro che non rispecchia la realtà.
Mettiamo sul banco i pochi risparmi che ci sono rimasti, aiutiamo a far capire a questi banchieri come si opera in situazioni di crisi, insegniamo loro a non dire sempre di no per non sbagliare mai. Soprattutto, insegniamo loro a non inventare scuse da bambini quando non sono in grado di darci un aiuto.
Cari colleghi, grandi o piccoli, c’è poco da fare: l’economia è nelle nostre mani e solamente noi possiamo salvarla. Tra noi e l’economia ci sono queste povere società – chiamate banche – e non ci resta che dar loro una mano".

Luca

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Commenti

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  1. Scritto da milly.67

    Hai ragione Luca !! Io sono un impiegato nel commercio, fortunato con un contratto a tempo indeterminato ma capisco l’imprenditore onesto che molte volte fà anche 12-13 ore al giorno ma e fino ad Agosto (se non oltre) lavora per lo Stato. Le banche sono la rovina come lo è la borsa,la crisi è colpa loro ma naturalmente la pagano i soliti noti con le loro tasse….come ti capisco Luca.

  2. Scritto da Alessia

    e’ vero. Gli imprenditori sono quelli che mandano avanti l’ economia e dovrebbero avere il sostegno di banche e politici perche’ senza di loro si ferma tutto!!!!Ora nelle banche , visto che “è sempre peggio” e stanno mandando in fumo anche i risparmi dei clienti, devono entrare forze nuove che smuovano le acque stagnanti!!!!!

  3. Scritto da artigiano

    Anch’io sono un piccolo artigiano che e’ stufo marcio di questo sistema..gli interessi non te li fanno proprio negoziare,chiedere un finanziamento e’ un’impresa titanica;ti fanno aspettare 3 mesi per poi trovare qualche scusa banalissima per rifiutarlo(impressione che dicano no a priori).Non parliamo poi dei nostri politici,loro non fanno proprio nulla;sono impegnati a tenersi stretti i loro lauti privilegi in gran parte immeritati!!! Chissenefrega di chi ha buttato TUTTO nel proprio lavoro?????

  4. Scritto da La verità fa male

    Il vero scandalo italiano è quello che denunciano i commenti 4 e 6, i governi di destra e di sinistra tartassano sempre e solo i “soliti noti” (artigiani, commercianti, lavoratori dipendenti) per mantenere in vita i carrozzoni statali e parastatali pieni di dipendenti e dirigenti scaldasedie e nullafacenti e grandi industrie “confindustriali” perennemente in perdita e assistite. La vera “lotta di classe” deve essere quella tra chi fa il proprio dovere contro chi scalda le sedie

  5. Scritto da Mauro

    Siamo al bivio e adesso tocca rimboccarsi le maniche perchè politici e banchieri stanno correndo rapidamente ai ripari ed il nostro tenore di vita è destinato solo a peggiorare. Le crisi epocali come questa arrivano sempre quando il vaso è colmo, colmo di avidità e speculazione sulla popolozione e la storia si ripete. Bisogna intervenire adesso prima che sia troppo tardi, stàvolta siamo in tempo per correggere la rotta e tornare a guardare al futuro con ottimismo, è un ns. diritto sacrosanto.

  6. Scritto da colombiano

    aspettiamo Jannone il salvatore della patria……trasformerà Ubi in spa e poi la vendera ai russi o a qualche emiro

  7. Scritto da artigiano

    Sono anche io un piccolo artigiano e come tanti non ne posso più, pur avendo un buon rating non mi abbassano i tassi … se chiedo finanziamenti quasi si sentono male… soldi che non rientrano… doce sono i politici che tanto volevano aiutare le piccole imprese del nord??? forse a contare i soldi dei loro vari e innumerevoli compensi!!!!

  8. Scritto da venezuelano

    Purtroppo è così.
    Comunque se nei consigli di amministrazione delle banche bergamasche entreranno i politici, sarà ancora peggio………..

  9. Scritto da Morgy

    Bello sfogo…..le parole giuste….sono un piccolo imprenditore commerciale, ho un risto music e non sai quanto ti capisco!!! Però quando hai un pò di liquidità ti mettono il tappeto rosso per entrare nei loro uffici……cari piccoli imprenditori….è una dura lotta, ma noi lottiamo, perchè nelle nostre piccole attività abbiamo dovuto metterci tutto ciò che possedavamo!!!

  10. Scritto da gio

    complimenti agli islandesi si sono svegliati dopo 30 anni di coma , per aver capito che i loro banchieri e classe politica li avevano lasciati in bancarotta
    hanno avuto la testa di liberarsi di tutta la classe politica destra sinistra etc rifare la costituzione e obbligare i giudici ha indagare bene
    e finita che i banchieri islandesi sono dovuti scappare a londra perche se tornano li c e un mandato di arresto con sentenza definitiva