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Neuroni o libero arbitrio: a chi spettano le decisioni?

Questo il tema di dibattito nell'incontro con Patrick Haggard, docente dell’Insitute of Cognitive Neuroscience e tra i ricercatori più creativi nell’ambito delle neuroscienze.

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Un marito furioso sta discutendo con la propria compagna ed è in procinto di dirle qualcosa di brutto quando, all’improvviso, una “vocina” interna gli ordina di fermarsi. Cosa rappresenta esattamente questa vocina? Da dove ha origine? In che modo è in grado di incidere sulle azioni umane? Intorno a questi interrogativi ha discusso Patrick Haggard, docente dell’Insitute of Cognitive Neuroscience di Londra e tra i ricercatori più creativi nell’ambito delle neuroscienze, nel corso di uno degli appuntamenti organizzati da BergamoScienza. Nel pomeriggio di domenica 9 ottobre, presso il teatro Sociale di via Colleoni che per l’occasione ha registrato il tutto esaurito, lo studioso inglese ha illustrato i risultati delle sue ricerche dalle quali è emerso che il nostro cervello conosce, con un anticipo di circa duecento millesimi di secondo, quello che faremo, permettendoci così di intervenire sull’azione. Dunque, nessun libero arbitrio inteso come consapevolezza indipendente dall’attività cerebrale quanto, piuttosto, un’”intenzione cosciente“ che, sviluppandosi a partire dalle connessioni neurali, accompagna le nostre azioni permettendoci di modificarle in tempo. In sostanza, l’uomo che, nel corso di una discussione, riesce a fermarsi prima di pronunciare parole di cui potrebbe in seguito pentirsi, non è guidato da misteriosi meccanismi spirituali. Tutt’altro: il professor Haggard ha infatti spiegato che, grazie ad alcune scoperte neuroscientifiche, è stato possibile identificare specifiche aree cerebrali (tra cui l’area motoria pre-supplementare, il lobo parietale e la corteccia prefrontale anteriore) in cui vengono elaborati gli impulsi che presiedono alle azioni volontarie e di cui, semplicemente, il cervello ci fornisce consapevolezza. Gli studi a riguardo più che offrire risposte, contribuiscono a sollevare interrogativi complessi che hanno a che fare con il tema della responsabilità umana. Per tale ragione, Patrick Haggard auspica un dialogo più ampio tra neuroscienze e società.
 

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