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“Inside Job”, un Oscar da mani in pasta

Il film vincitore dell'Oscar come miglior documentario nel 2010 proposto da BergamoScienza, Lab80 e Consiglio notarile di Bergamo.

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Appuntamento sabato sera all’Auditorium di Piazza della Libertà con BergamoScienza, LAB80 e il Consiglio Notarile di Bergamo, promotore della serata, per assistere al film “Inside Job”, Premio Oscar 2010 come miglior documentario. Ancora una volta BergamoScienza si conferma luogo attento a stimolare il dibattito per comprendere quello che succede.

Agghiacciante e disarmante, il film ricostruisce e spiega le ragioni del disastroso collasso finanziario di Wall Street che, a partire dal settembre 2008, ha innescato una crisi economica globale a danno di milioni di persone rimaste senza risparmi, lavoro, abitazione.
Nonostante i manuali di teoria del cinema mettano in guardia rispetto al dichiarato realismo del genere documentaristico, nonostante sappiamo tutti che ogni reportage giornalistico può essere orientato in base alla selezione e giustapposizione delle informazioni e delle immagini presentate, è innegabile che i fatti presentati da “Inside Job” siano reali e verificabili, che le affermazioni degli intervistati -almeno quelli che hanno accettato di farsi intervistare e che a diverso titolo avevano “le mani in pasta”- facciano riflettere sullo spaventoso grado di avidità e disonestà dell’uomo, in particolare manager e funzionari di istituzioni finanziarie e di credito. E’ impressionante la pervasività di questa disonestà, in grado in primo luogo di sostenere regole lasche cointeressando il sistema a livello delle istituzioni private, pubbliche e accademiche (già… il conflitto di interessi… dove può arrivare).
Ecco, aldilà delle tante sfaccettature che compongono inequivocabilmente il terribile domino finanziario, tre sono gli elementi del film che ci hanno maggiormente colpito: la sfacciata connivenza di molti esponenti del mondo accademico statunitense, tradizionalmente custode nel nostro immaginario di un pensiero libero, innovativo e indipendente; l’evidenza che, nonostante il cambiamento politico e l’avvento di un riformatore (Obama), le figure chiave che si occupano della finanza in seno all’amministrazione dello Stato non sono cambiate; l’affermazione che le nuove generazioni rischiano fortemente di trovarsi oggi più povere economicamente e culturalmente rispetto ai loro genitori.
L’ultima parte del documentario dichiara che, nonostante l’esigenza sentita da tutti -governi e cittadini- di regolamentare a livello internazionale i prodotti finanziari, poco o nulla si sia fatto in questa direzione. La pellicola, apertasi coi fumi geotermici delle terre d’Islanda e un monito non meglio chiarito che viene dalla Natura, presenta poi più volte i fumi che caratterizzano lo skyline di Manhattan e sembrano alludere alla “fumosità” dei proventi finanziari facendoci forse rimpiangere i camini di fabbrica del manifatturiero (che negli USA si è fortemente ridimesionato). “Inside Job” si chiude con un’immagine della Statua della Libertà che non ci pare azzeccatissima. Difendere la Libertà non guasta mai ma qui si tratta piuttosto di difendere chi lavora onestamente e mettere in galera chi non lo fa.

A fine proiezione il preoccupato commento al film, guidato da Pier Luigi Fausti (Presidente del Consiglio Notarile di BG), ha visto protagonisti Andrea Moltrasio (Imprenditore, Presidente di Bergamo Scienza), Massimo Mucchetti (Giornalista del Corriere della Sera), Ugo Mattei (facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Torino; Hastings, California). Mattei invoca la necessità di cambiare il modello di potere e di democrazia, Moltrasio regole chiare ancorchè dinamiche e non cristallizzate, vigili nei confronti di meccanismi e comportamenti dannosi e allo stesso tempo in grado di non opprimere il mercato e l’imprenditoria. La ricetta per uscire dal tunnel non è dunque né facile né immediata. Si parla a buon diritto di tornare a distinguere rigorosamente prassi e ambiti delle banche commerciali rispetto alle banche d’investimento (Mucchetti), di istituire agenzie di rating pubbliche –magari europee- in sana dialettica con le agenzie private (Mattei). Non emerge chiaramente –forse per l’ora tarda in cui si svolge la conversazione- l’istanza di una coesione a livello europeo nel sostenere il manifatturiero, e i servizi ad esso collegati, anche attraverso l’innovazione e l’occupazione dei giovani e delle donne. Si parla però di “ingegneri veri” versus “ingegneri finanziari”, ovvero di industria che crea posti di lavoro e ricchezza tangibile rispetto a quella virtuale del mondo finanziario. Tutti concordi nel dire che bisogna mettere mano alle regole, meno armonici su quali e come.

 

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