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Yara, il Dna sospetto anche sui pantaloni

Il profilo genetico maschile isolato dalle mutandine corrisponderebbe ad un'altra traccia, sui leggings indossati dalla ragazzina. Confronto negativo con i profili dei pregiudicati.

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Ancora quel profilo, quel codice genetico maschile che da ormai otto mesi carabinieri e polizia tentano di far corrispondere ad un volto, ad un nome. Il Dna più sospetto, che qualcuno si è spinto a definire "Dna dell’assassino", non sarebbe stato trovato solo sugli slip di Yara Gambirasio, come è noto da tempo, ma anche sui pantaloni, i leggings neri, che la ragazzina indossava quando è stata rapita e quando è stata ritrovata morta.
E’ un’ulteriore indiscrezione
relativa alla relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Una seconda traccia di Dna che avrebbe rafforzato ancora di più la convinzione degli inquirenti, in particolare della Procura della Repubblica di Bergamo: un profilo genetico maschile – sconosciuto, che si trova su due capi d’abbigliamento della ragazzina, indossati sia a novembre sia al momento del drammatico ritrovamento del corpo – non può essere finito lì per caso, è il profilo da cercare.
Di chi possa essere quel profilo resta un mistero.  E’ stato confrontato con circa tremila degli ottomila Dna raccolti dall’inizio del caso, soprattutto tramite prelievi di saliva: vicini di casa, conoscenti della famiglia Gambirasio, operai del cantiere di Mapello e di altre aziende della zona, genitori che frequentano la palestra di Brembate Sopra, genitori dei compagni di classe di Yara, genitori degli amici. Ottomila persone chiamate nelle caserme e in questura.
Tremila profili già confrontati con quella traccia maschile, senza alcun risultato. La stessa traccia è stata confrontata anche con tutti i profili genetici già presenti negli archivi di polizia e carabinieri in Italia, corrispondenti a pregiudicati e a uomini coinvolti in casi precedenti. Ma anche in questo caso nessun riscontro. Resta il dubbio su una serie di lavoratori stranieri che erano stati al cantiere di Mapello e che, dopo la scomparsa di Yara, si erano allontanati dalla Bergamasca e dall’Italia, per i motivi più svariati. Il loro numero resta imprecisato. Sono persone alle quali il Dna non è mai stato prelevato.

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