BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Le risposte di Crane su neuroscienza e morale fotogallery

Il prof di Cambridge ha messo in relazione l'etica con la neuroscienza: il modo migliore per far chiarezza sulla natura dell???uomo ?? che l'una non scavalchi l'altra.

Immaginiamo che un tram stia percorrendo un binario a cui si trovano legate cinque persone. Immaginiamo poi che un uomo abbia la possibilità, azionando una leva, di deviare il percorso di quello stesso tram verso un secondo binario su cui, invece, giace un solo individuo. Quale sarebbe la decisione moralmente giusta da prendere? Con una certa facilità, si può rispondere che sarebbe opportuno spostare la leva, così da sacrificare la vita di una sola persona, anziché quella di cinque. Se però la possibilità di salvare quegli uomini dipendesse dal nostro spingere un signore sui binari in modo da arrestare la corsa del mezzo, riterremmo l’azione ugualmente legittima? La situazione, in apparenza simile a quella descritta in precedenza, è in realtà molto diversa; in questa seconda circostanza, infatti, pochi giudicherebbero lecita la scelta di gettare qualcuno contro un tram, sebbene la posta in gioco sia la medesima: salvare la vita di cinque persone. Ma allora che cosa differenzia i due casi? Proprio a partire da questo dilemma ha discusso Tim Crane, professore di filosofia presso l’Università di Cambridge, nel corso della conferenza “Che cosa le neuroscienze possono raccontarci riguardo alla morale?”, promossa da BergamoScienza e introdotta da Michele di Francesco, docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Crane ha spiegato come, di fronte ad interrogativi così complessi, alcuni studiosi abbiano cercato delle risposte affidandosi alle neuroscienze, andando cioè ad osservare, attraverso appositi scanner magnetici, quali aree del cervello vengano attivate nei due casi descritti: nel primo, entrano in gioco principalmente le zone cerebrali (localizzate nel lobo frontale) che presiedono alla razionalità; invece, nel secondo, si attivano soprattutto quelle legate all’attività emotiva (situate tra il tronco encefalico e la corteccia cerebrale). I risultati emersi, sostiene Crane, evidenziano sì la varietà e la complessità dei processi coinvolti nella formulazione dei giudizi morali, ma non è a quegli stessi processi che, secondo lo studioso, è possibile ricondurre interamente le scelte in ambito etico.
L’innegabile correlazione tra attività neurale e comportamentale non giustifica quindi la riduzione della seconda alla prima perché, sebbene esista una base biologica della morale, le neuroscienze non sono in grado di decidere tra teorie etiche in competizione tra loro né, soprattutto, possiamo fare affidamento ad esse per distinguere ciò che è moralmente rilevante da quel che non lo è. Del resto, pensare alle neuroscienze in questi termini significa affrontare la questione a partire da un approccio sbagliato, con la pretesa di volerne a tutti i costi determinare il primato sulla morale e sulle discussioni filosofiche che essa solleva. Una chiave di lettura globale, senza dualismi, costituisce, secondo Tim Crane, il modo migliore per indagare e provare a far chiarezza sulla natura dell’uomo.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.