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La Camusso ai precari: “Il sindacato ha delle responsabilità“

In occasione di un incontro all'interno del festival di Internazionale, a Ferrara, il segretario della Cgil parla alla generazione di 30enni rimasta bloccata nella zona grigia dei contratti a termine. Ammette le pecche ma non dà soluzioni

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Sindacato e mondo del precariato si sono incontrati in piazza del Municipio a Ferrara ieri, domenica, in uno degli incontri pubblici organizzato all’interno del Festival di "Internazionale" giunto alla sua quinta edizione con un successo sempre crescente di pubblico, soprattutto giovane. Susanna Camusso, segretario della Cgil, ha finalmente avuto il coraggio di sottoporsi al fuoco di fila delle domande da parte di tre giornalisti stranieri (Eric Jozsef di Liebration, Michael Braun del Tageszeitung e Irene Velasco di El Pais) su un argomento alquanto scomodo per lei, il terreno franoso del mondo dei precari e dei giovani (non più giovani) che, in questa Italia non riescono più a comprare una casa e a fare una famiglia a causa del loro contratto di lavoro senza garanzie per il futuro. Lo ha fatto davanti ad una platea formata, in gran parte, proprio da quelle persone e i pochi e timidi applausi hanno rimarcato questa ancora evidente diffidenza verso il sindacato. Basti pensare alla bassissima sindacalizzazione di questo segmento specifico del mondo del lavoro, a fronte di un’organizzazione che conta milioni di tessere.

La Camusso ha, però, fatto una grande ammissione: «Il movimento sindacale ha delle responsabilità e in passato ci sono state forme di auto-protezione ma mi rifiuto di avallare la lettura secondo la quale la colpa della larga diffusione del precariato sia da addossare ai padri e alle madri di questa generazione che si sono tenuti i loro privilegi a discapito dei più giovani. Questa è una bufala colossale». La Camusso ha anche risposto a chi vede la soluzione ai problemi delle giovani generazioni togliendo qualche diritto a quelle precedenti: «Non è con meno diritti per tutti che si risolve questo problema – ha detto – ad esempio ampliando la libertà di licenziamento con l’abolizione dell’articolo 18. Il licenziamento discriminatorio è un’aberrazione ed è falso che in Italia non vi sia già ampia facoltà di licenziare per motivi economici».

La Camusso ha ammesso che per oltre dieci anni, ovvero dall’entrata in vigore della Legge 30 che ha istituito la flessibilità del lavoro, l’unica risposta che il sindacato dava a questi giovani era l’abolizione della legge stessa: «“Penso che gli stage siano una delle forme più ingiuste di sfruttamento mai esistite – accusa –, inoltre non è possibile continuare a parlare di giovani riferendosi a persone che hanno ormai 30-35 anni. Questo è un modo per tenere i ragazzi fuori dalla scena. In Italia abbiamo 46 modalità di rapporto di lavoro il che equivale a non averne nessuno poiché questa moltiplicazione permette di sfuggire alle regole a scapito dei diritti. Anche a sinistra abbiamo sbagliato nel credere che questo fenomeno fosse transitorio. Oggi serve un processo forte per rientrare nella normalità».

Sul come arrivare a questa normalità la Camusso chiede, quale presupposto per un nuovo patto sociale, il cambio di governo: «Credo che prima si faranno da parte e meglio sarà per tutti – ha detto il segretario Cgil – hanno ridotto il mondo del lavoro ad un semplice ingranaggio che privilegia il consumo, a discapito dei diritti». Una soluzione concreta, più volte sollecitata sia dalle domande del pubblico che dai tre giornalisti sul palco, la Camusso pare non averla. Da questo punto di vista è perfettamente in linea con la politica italiana, specie quella che sta all’opposizione. Qualcuno prova a suggerire il modello danese, il salario minimo garantito, lavorare meno per lavorare tutti ma la risposta è disarmante: «Non possiamo applicare modelli di altri nazioni ad un Paese con l’Italia – ha concluso – credo piuttosto che ci sia una ricchezza sommersa che deve riemergere, vale il 25% del Pil ma soprattutto bisogna uscire dal modello imposto da una certa visione politica che addossa tutto il peso di queste difficoltà sulle famiglie».

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