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Imprese sull’orlo del fallimento, riprendersi si pu??

"La gestione della crisi d'impresa" e i nuovi strumenti del diritto fallimentare approfonditi nella sede di Confindustria dagli avvocati Mario Caffi e Alessandro Cainelli.

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La recente riforma del diritto fallimentare, storicamente repressivo e punitivo verso l’imprenditore fallito, ha introdotto anche strumenti a supporto del risanamento e della ripresa dell’azienda in crisi. Questo il tema centrale dell’incontro “La gestione delle crisi d’impresa: strumenti legislativi, contrattuali e stragiudiziali per la ripresa”, che si è tenuto nei giorni scorsi a Confindustria Bergamo nell’ambito del “Percorso di crescita in finanza aziendale e relazioni bancarie” organizzato da Punto Finanziario e Servizi Confindustria Bergamo.
L’avvocato Mario Caffi (foto), dello studio Caffi Maroncelli e Associati, ha posto l’attenzione proprio sulle novità della legge fallimentare e ha sottolineato come la crisi d’impresa non sia più vissuta inevitabilmente come il momento “letale” dell’azienda ma anche come possibilità di rinascita. Per poter sfruttare gli strumenti legislativi ai fini della ripresa è indispensabile che l’imprenditore si muova tempestivamente, senza attendere che le difficoltà diventino insormontabili.
L’avvocato Alessandro Cainelli, dello studio Caffi Maroncelli e Associati, ha presentato i diversi strumenti a disposizione delle imprese, evidenziandone i punti salienti, i vantaggi e gli svantaggi. Il primo è il concordato stragiudiziale, ovvero la risoluzione della crisi senza il coinvolgimento del tribunale ma attraverso singoli accordi tra il debitore e i creditori. Il secondo strumento è il piano attestato ex art. 67, che prevede un piano (attestato da un professionista) idoneo a consentire il risanamento dell’azienda. In questo caso, pur rimanendo in un contesto privatistico, si ottiene la collaborazione dei terzi creditori proteggendoli dal rischio di revocatoria degli atti compiuti in esecuzione del piano. L’ultimo strumento presentato da Alessandro Cainelli è l’accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182 bis L.F.), che deve essere stipulato con almeno il 60% dei crediti e con il quale si introduce l’omologazione del tribunale. Questo, però, prevede l’integrale soddisfazione dei creditori estranei all’accordo e presenta alcune problematiche fiscali.
Il concordato preventivo, che a differenza degli strumenti finora citati è una procedura concorsuale, consiste in un accordo tra il debitore e i creditori, portato avanti sotto il controllo del tribunale. Come evidenziato da Mario Caffi, uno dei maggiori vantaggi è la libertà del contenuto del piano concordatario. Secondo i relatori, inoltre, sta prendendo piede il concordato in continuità, cioè l’utilizzo dello strumento per il risanamento delle situazioni di difficoltà. Questo a dimostrazione che è in atto un cambio di mentalità rispetto alle crisi aziendali e alle procedure concorsuali.
E’ molto importante che gli imprenditori conoscano tali strumenti, sia per avere una panoramica delle modalità con cui affrontare un’eventuale crisi, sia per sapere come comportarsi e tutelarsi nelle relazioni di clientela/fornitura con aziende in stato di crisi.

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