Corna imagna

Il sindaco: “Accorpamento, torniamo al Ventennio”

Il sindaco Carminati scrive una lettera ai suoi cittadini per convincere villeggianti ed emigranti a prendere la cittadinanza, raggiungendo i 1.000 abitanti necessari per evitare un accorpamento "antidemocratico".

Corna Imagna ha bisogno di 28 abitanti per sopravvivere e scatta il messaggio di ‘reclutamento’ del sindaco Antonio Carminati. Il paese bergamasco conta al momento 972 cittadini e, secondo l’articolo 16 della manovra finanziaria del Governo, rientrerebbe nell’accorpamento dei comuni con meno di 1.000 abitanti, nonostante si tratti una questione di poche decine di persone. Per evitare il rischio di essere colpiti da un decreto – che manca di chiarezza e dello status di legge vera e propria – il sindaco di Corna Imagna ha scritto alla propria cittadinanza, diffondendo questo messaggio su bacheche ed in locali pubblici: “Facciamo in modo che i villeggianti o gli emigranti proprietari di seconde case prendano la residenza da noi. Una trentina di persone non sono poi tante. Possiamo arrivare a mille residenti entro le prossime elezioni ed evitare l’accorpamento previsto da un decreto assolutamente ed antidemocratico”. Nella sua lettera, il primo cittadino di Corna Imagna incalza il Governo proprio su questo punto: “Questa sarà una fusione dei Comuni mascherata da unione perché, oltre a sciogliere i Consigli comunali, i sindaci dell’Unione saranno svuotati dalle attuali competenze. Rimarranno solo degli ufficiali di governo per l’anagrafe ed il potere sarà tutto nel presidente dell’Unione”. “I Comuni sotto i mille abitanti sono ritenuti dal Governo fonti di spreco di risorse e luoghi dove vengono distribuite solo poltrone” spiega Carminati “I consiglieri del nostro Comune non occupano nessuna poltrona, ma sono tutti lavoratori generosi ed onesti, grazie ai quali è possibile, pur tra mille difficoltà, sostenere i servizi essenziali anche in montagna. Loro garantiscono la democrazia del nostro sistema politico. Questo concetto deve essere ben chiaro. Le poltrone ci sono, eccome se ci sono, ma non sono quelle dei piccoli Comuni. Il Governo ci sta usando per far credere alla gente di fare qualcosa per ridurre i costi della politica. Non possiamo accettare questa semplificazione, che tenta di scaricare sugli enti locali più deboli responsabilità presenti ad altri livelli, dimenticando di proposito che quella dei piccoli Comuni è l’Italia migliore, quella che lavora, che presidia il territorio, che concepisce ancora la politica come servizio, che non scarica le responsabilità sugli altri, che chiude i bilanci in pareggio. E’ l’Italia del volontariato, che vive una relazione quasi di tipo epidermico con il territorio, inteso non come terra di conquista della politica, bensì quale ambiente sociale da tutelare, progredire, sviluppare. Questo governo sta cercando di imporre una linea politica cara al Ventennio, quando vennero aboliti i Consigli comunali, istituiti i podestà ed accorpati i Comuni”.

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