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Accolto bene l’italiano “L’estate di Giacomo”

Presetnato il film italiano che racconta le avventure estive di un ragazzo sordo. Presentato in piazza Grande il nuovo lavoro di Aki Kaurismaki

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Mercoledì 10 agosto la Piazza fa il pieno di pubblico con, per la prima volta quest’anno, ogni spazio occupato non solo sui seggiolini ma sui gradini, sotto i portici per terra. Merito del bel tempo finalmente diventato stabile ma anche del ritorno di un regista molto legato al Festival Aki Kaurismaki cui Locarno ha dedicato la retrospettiva ufficiale nel 2006 e che ha già presentato vari film sulla Piazza, venendo anche di persona in alcune occasioni.
Mercoledì però, per la presentazione di “Le Havre”, il cineasta finlandese ha delegato a rappresentarlo i due protagonisti del film Jean-Pierre Darroussin e Kati Outinen, sua attrice-musa visto che con questo ultimo lavoro è giunta a dieci lungometraggi diretti da Kaurismaki.

Brevissima l’introduzione del film con i due attori che hanno tenuto ad essere brevi e a presentarsi come degli “antidivi”: Daroussin ha spiegato di avere deciso di fare l’attore dopo aver visto un film di Rin Tin Tin e aver capito che anche lui poteva fare almeno altrettanto bene.
Prima della proiezione nuova premiazione, questa volta del “Premio Cinema Ticino” che, giunto alla seconda edizione e avendo cadenza biennale, premia le personalità che più hanno dato al cinema della Svizzera Italiana. Il Mininistro della Cultura del Cantone Emanuele Bertoli ha consegnato il premio a Villi Hermann (ticinese a dispetto del nome), sceneggiatore, regista e produttore in attività da quasi quarant’anni e vincitore anche, nel 1977, di un Pardo d’Argento per quello che è ancora oggi considerato il suo capolavoro “Gottardo”, un film dedicato alla costruzione del traforo nell’omonima montagna e centrato fortemente sul contributo straordinario degli immigrati e delle maestranze italiane senza le quali l’opera non si sarebbe potuta realizzare.

A seguire la proiezione di “Le Havre”, in quasi anteprima (era già stato proiettato a Cannes) per il quale il Direttore Olivier Pere non ha esitato ad utilizzare la definizione di capolavoro.
Il film narra di un anziano lustrascarpe (Daroussin) che vive nella grande città della Francia settentrionale con la moglie (Outinen) e col poco danaro che la pulizia delle scarpe gli consente di racimolare. All’improvviso due eventi cambiano ogni cosa: prima la moglie scopre di avere una grave malattia e viene ricoverata in ospedale con poche speranze di guarigione, poi nello stesso giorno, il lustrascarpe si imbatte in un bambino congolese di cui tutta la stampa locale e la città parlano perché è l’unico di un gruppo di rifugiati scoperti in un container ad essere riuscito a sfuggire alla polizia dell’immigrazione. Ovviamente il lustrascarpe non ci pensa un attimo e accoglie il piccolo profugo a casa e, scoperto che a Londra il bambino potrebbe essere accolto dalla madre, inizia ad organizzare il viaggio per l’Inghilterra impegnando in questo tentativo tutto il proprio tempo i pochi soldi della scatola di biscotti che fa da cassa alla famiglia. Ci sarà naturalmente un anonimo vicino che cercherà di fare la spia alla polizia ma un’incredibile rete di solidarietà si attiverà portando tutto il quartiere ad aiutare nell’impresa che costa tremila euro. Arriverà persino un inaspettato aiuto dalla polizia a sugellare una storia che parla di solidarietà umana, di immigrazione e di involontarietà del male. Il lieto fine con inaspettata sorpresa segna anche uno dei film più ottimisti della carriera di Kaurismaki, un film nel quale si ride anche molto e non solo del “riso di Kaurismaki” come viene da alcuni definita l’amara ironia del cineasta finlandese. Film apprezzatissimo dal pubblico si candida con prepotenza al Prix du Public 2011 anche in considerazione dell’altissimo afflusso di pubblico della serata (e va detto che vincere il premio del pubblico quest’anno significa superare, tra gli altri, Harrison Ford e J.J. Abrams).

Nel pomeriggio, al FEVI fuori concorso, è stato presentaot anche “Carte Blanche” bel documentario tedesco svizzero di Heidi Specogna, dedidato alla corte penale internazionale descritta attraverso lo studio delle indagini sui crimini di guerra nella repubblica centrafricana e sull’istruzione del processo all’ex vicepresidente del Congo Kinshasa, Bemba. Al di là della terrificante descrizione delle atrocità di una guerra particolarmente violenta il film mostra con grande chiarezza i meccanismi di funzionamento della giustizia internazionale e lo fa trovando il modo di non essere mai né didascalico né noioso, un film che difficilmente potrà trovare la strada delle sale italiane ma che c’è qualche probabilità di poter vedere quantomeno in televisione.

Tra le altre note possiamo segnalare che è stato ben accolto “L’estate di Giacomo” di Alessandro Comodin film italiano ne “i cineasti del presente” mentre nella giornata di giovedì esordiranno tra l’altro “Thanatur” film molto atteso sia per essere stato prodotto grazie al premio della sezione Open Doors del festival 2008 al regista Twfik Abdul Wael, sia per essere una coproduzione Israele/Palestina/Germania/Francia(concorso internazionale), sia il Kazaki Solnetchniye Dni di Nariman Turabaiev, accreditato di essere una commedia molto ben realizzata ed efficace (si noti che il Kazakstan, al di là di ciò che si potrebbe pensare, è una nazione con un’industria cinematografica piuttosto forte e ben posizionata anche sui mercati internazionali).

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