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“Un welfare sempre pi?? minacciato”

La riflessione di Giuseppe Guerini dopo l'articolo di Bergamonews sulla chiusura di due comunit?? per minori nella Bassa.

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Giuseppe Guerini, presidente Federsolidarietà e segretario generale Confcooperative di Bergamo, dopo l’articolo di Bergamonews sulla chiusura di due comunità per minori nella Bassa. 

"La situazione delle Comunità per Minori è l’esemplificazione di un sistema di welfare sempre più minacciato! L’articolo comparso nei giorni scorsi su Bergamo News affronta un tema di grandissima importanza e un dei nodi più vulnerabili del sistema di welfare municipale che purtroppo, la legge di riforma delle politiche sociali varata ormai 10 anni fa e poi affossata nelle modalità di applicazione e nell’azzeramento dei finanziamenti nazionali, non è riuscita a compiere.
La chiusura dei servizi è il campanello d’allarme dei tagli alla spesa sociale che sono in atto. Della spesa sociale i tagli rispetto agli interventi con i minori dovrebbero interrogarci profondamente. Perché proprio loro, cioè gli utenti che non possono far sentire la loro voce per vedersi riconosciuti i propri diritti? Quest’anno oltre alla chiusura dei servizi di comunità abbiamo visto tagli all’assistenza scolare, riduzione presenza educatori di sostegno nelle scuole, non finanziamento degli extrascuola…E si potrebbe continuare. Una categoria tra le più colpite è quella delle future generazioni.
In questo clima di tagli sembra che l’atteggiamento diffuso è quello del "si salvi chi può". I comuni e Piani di Zona rimasti sostanzialmente senza risorse dedicate sembra determinare una ritirata anche dalle responsabilità: ognuno nella difesa dei propri interessi (i comuni paralizzati dai mancati trasferimenti, i servizi pubblici in affanno, i gestori delle realtà del terzo settore pressati fra una domanda che cresce e le risorse che diminuiscono. Questo atteggiamento rischia di far venir meno quella sinergia che si è costruita con tanti anni di fatica e che ci ha permesso di individuare nel bene comune la piattaforma sulla quale costruire alleanze. Oggi si respira un clima più simile a quello delle controparti che negoziano col pugnale fra i denti le risorse da contendersi proprio quando forse dovrebbe essere esattamente opposto l’atteggiamento per affrontare una fase critica.
Il dramma è rappresentato dalla ormai totale assenza di un piano di politiche reali per la famiglie nel nostro paese. Si pensi alla polverizzazione delle politiche di welfare per i minori, che risultano ormai prive di una pianificazione nazionale, oltre che al taglio delle risorse che giungono dall’esanime fondo nazionale delle politiche sociali.
Fra gli enti che gestiscono le molte comunità alloggio nella nostra provincia cresce la preoccupazione come hanno denunciato i colleghi della cooperativa sociale Sirio. Queste realtà riescono a sostenere i servizi con uno sforzo enorme, ma sono ancora troppi i minori, molto spesso bambini, ai quali non si riesce a dare una risposta migliore perché mancano politiche coordinate.
Mancano, difatti, idee e progettualità, ogni Comune programma i propri servizi ed interventi al di fuori delle politiche di sistema per minori e famiglie. In un contesto simile prevalgono le logiche burocratiche ed amministrative, le decisioni sono assunte da magistrati sempre più sotto pressione di avvocati e controparti che ingaggiano guerre giudiziarie sulla pelle dei bambini, in un campo di battaglia assurdo.
Certo in questi anni si sono fatti molti passi avanti, in molti Ambiti territoriali che gestiscono i Piani di Zona nella nostra provincia, si stanno promuovendo politiche coordinate si cerca di promuovere una tutela minori in forma associata, ma sono ancora troppe le realtà che inconsapevolmente o meno sembrano scegliere la politica dell’emergenza, cioè mettere “cerotti” su ferite profonde che hanno bisogno di essere suturate.
È certo che sono ormai quasi scomparsi i trasferimenti del FNPS, che sono cresciute le risorse per ammortizzatori sociali, ma tarda ad arrivare una riforma di sistema sulla “flex-sicurezza”. Anche la spesa previdenziale, con nella quale si annidano sacche di diseguaglianza , andrebbe rivista al di la delle molteplici riforme che hanno agito prevalentemente sul fattore tempo, cioè sul progressivo innalzamento dell’età pensionabile, mentre servirebbe contrastare e correggere le grandi iniquità di trattamento. Quello che si rischia è di aumentare la tensione tra generazioni, tra chi è tutelato e chi lo sarà sempre meno e fra questi fra chi ha pensioni con assegni altissimi è chi neanche raggiunge la soglia di povertà. Quasi il 60% della spesa di welfare del nostro Paese è assorbita dalla pensioni, dentro il sistema previdenziali si stanno accumulando diseguaglianze che fra intollerabili, non si possono continuamente e ideologicamente blindare i diritti acquisiti prosciugando i diritti delle generazioni future o i diritti depotenziati di chi non ha tutele. A fronte di questa situazione in questi anni sono cresciute le politiche di trasferimento diretto di denaro (pensiamo al sistema dei buoni o delle indennità di accompagnamento), mentre calano le politiche di sistema e, in questo quadro, l’attesa che l’introduzione di forme di sostegno alla spesa privata” smobilizzi risposte” è illusoria, serve un sistema dentro il quale anche la domanda pagante diventi virtuosa e non si determini invece un volano di ingiustizia anziché una leva di responsabilizzazione.
Basterebbe spostare meno di 1 punto percentuale della spesa sanitaria verso il sociale per garantire un livello di copertura elevato … ma è davvero così impossibile?
L’integrazione socio-sanitaria non è una risposta che soddisfa i bisogni di welfare, troppo condizionata da una funzione di riparazione e da interventi sui bisogni ad alto “consenso” mente non dà risposte all’area della “vulnerabilità’”.
Quindi serve una nuova spinta per la sussidiarietà dei processi istituzionali, e occorre pensare ad una strategia di valorizzazione dell’esperienza di programmazione dei Piani di Zona enfatizzando la natura sussidiaria ed evitare l’abbandono della programmazione associata con l’alibi del venir meno delle risorse del FNPS.
E’ necessario quindi che la cooperazione rilanci le esperienze mutualistiche per far emergere le risorse private e la domanda pagante, lavori per realizzare forme di bilateralità contrattuale e di welfare aziendale e contrattuale cercando di non dimenticare chi resta fuori dalle tutele. È una prospettiva che ha bisogno di tempi lunghi per cui è urgente iniziare a preparare il terreno e la cultura su cui far crescere la consapevolezza della necessità del II° Welfare.
Il sistema della cooperazione è pronto a svolger il suo compito di corpo intermedio della responsabilità e della reciprocità, non si tratta tuttavia di aprire un “negoziato” sul welfare – poiché significherebbe usare per cura la stessa causa del male – ovvero la negoziazione dei diritti e delle priorità.
Ora è il tempo della affermazione della effettiva e piena reciprocità noi possiamo assumerci delle responsabilità importanti per garantire e mantenere la coesione sociale, ma dobbiamo vedere l’impegno responsabile e reciproco delle istituzioni ad investire sullo stesso terreno.
Le politiche sociali sono un investimento nel futuro del Paese, tanto più preziose quanto più esso è in difficoltà. Rischiamo invece di continuare ad investire meno di quanto si investa in Europa.

Giuseppe Guerini
presidente Federsolidarietà e Segretario Generale Confcooperative Bergamo

Commenti

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  1. Scritto da Milva

    ringrazio Guerini per la chiarezza del suo articolo, spero e mi auguro che tutti facciano la loro parte:chi può di piu’ deve fare di piu’.I minori non sono solo il nostro futuro, ma sono il nostro presente.

  2. Scritto da m.giuditta

    grazie Guerini per la chiarezza e la tua visione alta e prospettica delle politiche di welfare;credo che la cooperazione possa però fare di più,attingendo alla creatività che in questo periodo è venuta un pò meno,anche nel tuo mondo .Magari mancano le idee o la passione politica nei dirigenti di alcune cooperative,preoccupati più della propria carriera che del bene comune.con affetto