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Lavoro usurante: una legge che penalizza Bergamo

La legge sul lavoro usurante penalizza 20mila operai lombardi, molti dei quali nella bergamasca. "Molti lavoratori precoci non potranno usufruirne.

Nelle ultime settimane è stata approvata una legge sull’accesso al pensionamento anticipato per chi svolge un lavoro usurante. La normativa assegna tale diritto ai lavoratori che hanno svolto – per almeno 7 degli ultimi 10 anni – attività giudicate usuranti: in particolare sono ammessi a questo beneficio gli addetti alla catena di montaggio ed i lavoratori notturni. La previdenza varia in relazione alla data di maturazione dei requisiti pensionistici: per chi li ha maturati tra luglio 2008 e giugno 2009, il requisito anagrafico è fissato a 57 anni per un totale di 35 anni di contributi, mentre per chi ha ottenuto la quiescenza tra luglio e dicembre 2009 l’età rimane fissa a 57, ma aumentano di uno gli anni di contributi, che passano a 36. Infine, nel caso in cui i requisiti siano stati maturati entro il 2011, la domanda dovrà essere presentata entro il 30 settembre. I parametri con cui è stata calibrata tale normativa, tuttavia, danneggiano molti operai della Lombardia, in particolar modo per quelli delle catene di montaggio bergamasche.
“Questa legge penalizza soprattutto i lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare prima del diploma e che per questo motivo non sono in possesso del requisito anagrafico previsto dalla legge, nonostante abbiano lavorato per anni in una catena di montaggio” spiega il segretario della Fiom Lombardia Mirco Rota, che stima il numero di tali lavoratori sui 20mila. “Qui in Lombardia” prosegue Rota “la normativa è praticamente inutilizzabile per la stragrande maggioranza dei lavoratori cosiddetti usurati dell’industria ed in particolare nel comparto metalmeccanico. E’ una legge che sta creando ingiustificate discriminazioni tra lavoratori dei diversi comparti. Mi domando con che coraggio i parlamentari leghisti riescano a sostenere che questa è una buona legge per l’industria lombarda”. Il segretario della Fiom dipinge un quadro di forti penalizzazioni: “I nostri lavoratori hanno iniziato a lavorare a 15-16 anni, negli anni Sessanta. Per questo motivo andranno in pensione molto prima di raggiungere la soglia anagrafica prevista dalla legge. E’ una amara beffa per chi ha lavorato per anni alla catena di montaggio”. Infine, i parametri scelti per distribuire i benefici per i lavoratori notturni (un anno di anticipo per chi ha lavorato fra le 64 e le 71 notti, due anni per 72-77 e tre anni per almeno 78 notti) vengono giudicati assurdi da Rota: “Un lavoratore che fa tutte le notti e si gode le ferie lavora 76 notti. Siamo al limite: significa che per beneficiare dello sconto bisogna in pratica lavorare sempre: non ci si può permettere neppure un giorno di assenza”.
Anche alcune imprese vedono questa normativa come un danno, visto che in questo momento di crisi si vedono negare la possibilità di alleggerire il peso occupazione in maniera soft. Il responsabile delle relazioni industriali per Confindustria Bergamo Stefano Malandarini smorza i toni sugli effetti negativi a discapito delle industrie, parlando piuttosto della tardività della norma: “Poteva fare comodo due anni fa. Tra cassa, prepensionamenti e blocco del turn-over, contratti di solidarietà, le aziende hanno già utilizzato tutti gli strumenti possibili. Oggi ci sono timidi segnali di ripresa, dubito che questo strumento possa essere visto come un aiuto alle aziende”.

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