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“Quando un minore diventa un numero di bilancio”

La difficoltà dovute ai tagli della Finanziaria visti da due educatori della cooperativa Sirio di Treviglio che si occupa di minori che hanno subito abusi.

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La nostra bella Italia è un paese per giovani o almeno così dicono politici, società sportive, associazionismo e istituzioni. Nelle buone intenzioni di tutti manca però di specificare di che giovani si tratta. Esistono infatti minori di serie B, ragazzi che vivono sullo stretto confine che esiste tra legalità e illegalità, nel profondo pozzo del malessere fisico e psichico generato dalla società in cui vivono che nessuno però vede o vuole vedere.
Quando poi ci si prende cura di loro nasce il problema, perché il lungo periodo del progetto necessario per la rinascita di un minore, diventa spesso un numero di bilancio economico per le casse delle istituzioni che in questo periodo di crisi diventa passività, con la gravità che i tagli effettuati incidono fortemente sia per i ragazzi e le ragazze in cura, che per tutti quegli operatori che gravitano intorno a loro. Operatori specializzati e laureati, professionisti che dedicano parte della loro vita al servizio di minori progettando e costruendo quello che dovrebbe essere un futuro migliore non solo per i giovani che seguono ma per la società tutta,il giovane di oggi è un cittadino di domani operatori che vivono quotidianamente col disagio di famiglie o gruppi famigliari che seppur problematici camminano tra noi,invisibili proprio come i loro figli, da qui le grandi difficoltà di rendere meno differente una parte di società marginalizzata .
Spesso gli operatori operano anche fuori dagli orari di lavoro, spendendosi in maniera gratuita alle ore più improbabili della giornata, spesso di notte,perché il maltrattamento, la droga, l’abuso sessuale non hanno orari e non vanno mai in ferie. Tagliare le spese sociali significa eliminare anche queste forme di lavoro che in silenzio tentano di lasciare la propria c collettività un pochino migliore di come l’hanno trovata.
Essere educatore è difficile, lo è ancor di più nelle piccole città come Treviglio dove i pregiudizi nei confronti di chi ha comportamenti differenti rispetto ai più, sono costituivi della realtà. Noi educatori di comunità proviamo un sentimento di rabbia quando si interrompe un progetto importante come per esempio quello che è stata per la città la Fondazione Portaluppi, un sentimento forte perché le energie e le risorse che vengono investite per il futuro di un minore vengono bruscamente interrotte.
Siamo vicini a tutti quei colleghi che con difficoltà ogni giorno vivono il loro essere operatori in queste particolari situazioni di difficoltà, a tutti loro va il nostro più sentito in bocca al lupo.

Paolo Bresciani e Federico Secchi
Educatori professionali Cooperativa Sirio di Treviglio
 

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Commenti

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  1. Scritto da marilena

    grazie per il vostro lavoro che così non si può definire, la vostra è una scelta coraggiosa che purtroppo non viene gratificata nè in denaro ma soprattutto nemmeno in riconoscenza da parte della maggioranza della gente. Coraggio!