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Tajani: “È l’innovazione applicata la nuova rivoluzione industriale”

Così il vice presidente della Commissione Europea: “Economia reale unico baluardo alle speculazioni”

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antonio tajani«Dopo gli anni dell’amore dissennato per la finanza bisogna tornare all’economia reale, facendo una terza rivoluzione industriale, con l’innovazione applicata». Con queste parole il vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per l’industria e l’imprenditoria Antonio tajani nel corso del convegno promosso da Confindustria sull’innovazione e lo sviluppo. Un tema trattato nell’auditorium del CCR di Ispra, centro comune di ricerca della Commissione Europea dove Tajani è il padrone di casa. La giornata, cui hanno partecipato politici ed economisti di primo piano, aveva un «tema chiave», come lo stesso commissario ha definito ricerca e sviluppo.
«Spesso considerata da molti – ha esordito Tajani – ma su cui la politica non può non insistere: è la ricerca. La nostra sfida la si gioca solo sul terreno della qualità, e non c’è qualità senza ricerca. Noi abbiamo il dovere di difendere la nostra leadership». Il commissario si riferisce all’economia dei paesi europei, fortemente minacciata dai competitor oltreoceano. «Se guardiamo le cifre dei nostri competitori come Usa e Giappone, risulta che queste economie sono in netto vantaggio sull’Europa in tema di ricerca e sviluppo con rispettivamente 300 miliardi di euro l’anno (2,6% del Pil) e 120 miliardi l’anno (3,4% del pil), a fronte dei 200 miliardi europei, solo l’1,9 del prodotto interno lordo. Già nel 2014 la Cina potrebbe sorpassare l’Europa con oltre 250 miliardi di investimento, e l’India a ruota».
Questi dati sono il riflesso anche di una minore propensione agli investimenti in università, istruzione e ricerca: «L’Europa ha una spesa per istruzione universitaria dell’1,2% del pil, a fronte dell’1,5% del Giappoine e del 3% degli Usa: solo il 5% delle università europee, inoltre, è nella top 20 mondiale».
Se l’Europa, dice il commissario, «perderà questa partita, la responsabilità sarà principalmente della politica». Per questo bisogna reagire: già all’iniziao del suo mandato Barroso ha risposto con la richiesta di innalzare al 3% del pil per la ricerca e lo sviluppo, finalizzato al miglioramento dei livelli d’istruzione e promozione della green economy. Ma non basta «perché il rischio è che se l’Europa resta leader della ricerca di base, poi sono altri paesi a trarre benefici da essa a livello di sviluppo dei prodotti, commercializzazione e posti di lavoro».
L’imperativo è quindi investire di più in ricerca e innovazione per l’economia reale, quella che produce e si innesta con l’impresa sui territori. Per farlo una soluzione potrebbe essere, sempre secondo il ragionamento di Tajani, quella di tagliare i costi della politica e della burocrazia in favore di ricerca e sviluppo: «Solo così faremo una vera e propria terza rivoluzione industriale, la rivoluzione dell’innovazione applicata alla produzione».

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