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Mamma in stato vegetativo licenziata “Crea intralcio all’attivit?? produttiva”

Vi ricordate la mamma in stato vegetativo che partor?? il quarto figlio? La Cgil comunica che ?? stata licenziata con parole, secondo il marito della donna, piuttosto fuori luogo. L'azienda: "Comunicato fuorviante, ci tuteleremo".

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Riceviamo un comunicato stampa della Cgil, sulla vicenda che vede protagonista, suo malgrado, una donna in stato vegetativo, licenziata da un’azienda di Lallio, secondo la quale "la discontinuità dell’azione lavorativa crea intralcio all’attività produttiva". Della donna, o meglio, la mamma, si era parlato su tutti i giornali d’Italia a giugno 2010, quando riuscì a partorire il quarto figlio pur essendo in stato vegetativo.

Ecco il comunicato stampa della Cgil: 

Licenziata mentre è in stato vegetativo perché, secondo l’azienda, “la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all’attività produttiva”.

La lettera di “recesso dal rapporto di lavoro per superamento del periodo di comporto” è indirizzata a una lavoratrice ricoverata presso la struttura sanitaria Don Orione di Bergamo e residente nella provincia orobica, in stato vegetativo a causa dell’aneurisma cerebrale che l’ha colpita nel gennaio del 2010. Il 31 maggio dello stesso anno la signora (non indichiamo il nome per proteggerne la privacy) era riuscita, nonostante le difficili condizioni, a dare alla luce una bambina: l’ultima dei suoi 4 figli.
Il 4 giugno 2011 la Nuova Termostampi di Lallio (ditta che si occupa di stampi e stampaggio di articoli tecnici), per la quale la signora ha lavorato 16 anni, le comunica il licenziamento e con ciò la cessazione del rapporto di lavoro: “Con la presente dobbiamo rilevare che Lei ha effettuato le assenze per malattia di seguito riportate, dal 01.06.2010 al 03.06.2011. Avendo effettuato n. 368 gg di malattia nell’arco del periodo 01.06.2010 al 03.06.2011, Lei ha superato il periodo di conservazione del posto di lavoro previsto dall’art. 39, comma 7, Parte 2^ del vigente C.C.N.L (e pari a 365 giorni)”.
Ma è la seconda parte della lettera indirizzata alla donna che ha maggiormente urtato i familiari che l’hanno aperta e letta per lei: “Comunque – prosegue il documento – la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al suo regolare funzionamento, incide in modo sensibile sull’equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali. Per tutti i motivi sopra esposti, Le notifichiamo pertanto la risoluzione del rapporto di lavoro tra noi in corso a far data dalla presente. Le Sue spettanze di fine rapporto, comprensive dell’indennità sostitutiva del preavviso, Le saranno liquidate, come di consueto, direttamente sul Suo conto corrente entro l’11 luglio 2011”.
La lettera di licenziamento è successiva alla richiesta, formalizzata dal marito nell’interesse della signora, di godimento delle ferie e dei permessi maturati prima dello scadere del periodo di comporto di malattia.
“Mi sembra scandaloso che un’azienda neghi la fruizione delle ferie utilizzando la motivazione delle esigenze produttive – commenta il marito C.M. – ed ancor più ci ha turbato la parola intralcio”: infatti la signora è assente da molto tempo (ciò a conferma della gravità del suo stato) per cui nessun intralcio può essere occorso alla produzione, che certamente non ha potuto essere organizzata pensando ad un rientro nel breve periodo della lavoratrice. E comunque le ferie sono un diritto ed il valore di un posto di lavoro è sin troppo evidente. Ma, prosegue il marito “siamo rimasti molto, molto sorpresi da alcuni articoli pubblicati dalla stampa locale, e di uno particolare, dal titolo ‘Termostampi, vige l’etica del lavoro’”. Un’etica che con noi non è stata utilizzata. Chiedo rispetto per i diritti di mia moglie. Chiedo che se ne ha – come credo – diritto venga riassunta: nulla di più”.
La signora, assistita dalla Filctem CGIL e dall’Ufficio Vertenze della CGIL, ha impugnato il licenziamento.
Sul caso interviene anche il segretario provinciale della Filctem CGIL di Bergamo, Fulvio Bolis: “Stante il contesto, voglio fare una considerazione più sul versante umano che su quello sindacale/legale, che seguirà comunque il suo iter: mi è capitato nel passato di dover affrontare situazioni analoghe, lavoratori affetti da gravi malattie in procinto di superare il periodo di comporto per la conservazione del posto di lavoro. In quasi tutti i casi, anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro, le aziende non hanno provveduto al licenziamento ma, al contrario, hanno mantenuto in essere il rapporto di lavoro. Mi pare di poter dire che l’azienda in questione abbia quanto meno sottovalutato la condizione difficilissima di una propria collaboratrice. Di attenzione al fattore umano qui proprio non si vede traccia”.

La risposta dell’azienda: comunicato fuorviante

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Commenti

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  1. Scritto da Manuela

    E’ lo stato che deve garantire un sussidio economico a chi ha gravi problemi di salute. Non devono essere le aziende oltre il periodo loro consentito.

  2. Scritto da gf

    Sono d’accordo con Luca, anche se da parte mia la lettera doveva fermarsi ai riferimenti normativi e di legge, evitando di usare certe parole (“intralcio?”). Cmq sia l’Azienda ha fatto bene, solidarietà e massimo rispetto per la famiglia per la disgrazia che sta vivendo, ma l’azienda dal canto suo ha fatto bene ed ha seguito la legge! Appunto, la legge, quella che coi nostri parlamentari (che si mettono di mezzo!) NON è uguale per tutti!

  3. Scritto da Elena

    …..condivido l’opinione di Luca, questa storia mi sembra un’operazione sindacale e nulla di più.

  4. Scritto da franco pansera

    Ora non ho mai visto una persona lavorare in stato coma-vegetativo. L’azienda ha ragione la responsabilità dovrebbe passare allo Stato che in spirito costituzionale deve curare, assistere e proteggere tutti i suoi cittadini. L’azienda deve produrre e fare reddito non deve fare assistenza sociale o servizi di altro genere. Quindi lo Stato si svegli e faccia il suo dovere tutto il resto diventa SPECULAZIONE POLITICO-SINDACALE chenon fa bene a nessuno tantomeno alla povera signora in questione.

  5. Scritto da simone

    Con il massimo rispetto per la sig.ra, non trovo per niente scandalosa la decisione della azienda: ha semplicemente fatto valere un proprio diritto sancito dalla legge italiana. se fosse stato un lavoratore a far valere un proprio diritto nei confronti del datore di lavoro andava bene, ma siccome qui è l’azienda, allora non va bene: trovo tutta la faccenda la solita montatura mediatica delle CGIL

  6. Scritto da Luca

    Per Rossini Ermenegildo, e tutti quelli che fanno i finti moralisti, mi sento tirato in ballo in quanto sono il marito della persona che ha redatto la lettera, e la guardo in faccia, tutti i giorni, e non smetterò di guardarla. Non entro nel merito delle decisioni prese, ma non sapete tutta la storia, quando dicono che lavorava da 16 anni?!?! no, no, era assunta da 16 anni?!?!….capite la differenza? Questa è solo una manovra politica, sindacale, utile a screditare le persone che ci lavorano.

  7. Scritto da luigi

    @38
    Visto che dice di essere il marito della persona che ha scritto la lettera.
    Cosa intende dire…., io non capisco la differenza che dice lei.
    La spieghi.
    E perchè finti moralisti? perchè finti? in base a cosa lo dice conosce le persone che hanno scritto i commenti?

  8. Scritto da lavoratore

    X38 Luca
    Ci spieghi o meglio mi spieghi la differenza, non riesco a comprendere.

  9. Scritto da Elena

    Una riflessione…..come mai il marito di questa donna in stato vegetativo vuole la riassunzione visto che cmq essendo terminato il periodo si comporto non perchepirà più nulla dall’azienda? E xchè voleva la fruizione delle ferie? Cosa cambia visto che al termine del rapporto di lavoro verrà comunque liquidato il residuo ferie e permessi?

  10. Scritto da Beppe

    L’azienda non deve fare assistenza, a questo ci deve pensare lo Stato, se è uno Stato civile.
    Dopo sei mesi di assenza consecutiva, non dovuta a maternità, il licenziamento è un atto dovuto. Cosa dovrebbe fare questa azienda? Tenerla in organico fino alla pensione?

  11. Scritto da Lucas56

    Ad una prima lettura si tratta di una notizia che impressiona fortemente per gli aspetti umani sottesi. Tuttavia ci sono diversi aspetti non chiari come altri commentatori sottolineano.
    Pur con il rispetto e con tutta la considerazione umana per la signora e per la famiglia, penso che si debba procedere con grande cautela con i giudizi su un’azienda, che pure è fatta di donne e uomini che lavorano. L’essere imprenditore non sopisce la sensibilità verso una condizione umana difficile.

  12. Scritto da Diba

    Brava Roberta, facciamo andare di mezzo tutti i dipendenti, 105, dell’azienda. Brava. Ma se non sai neanche cosa si produce all’interno. Quando scrivi certe cose, faresti bene a metterti nei panni, o meglio, nelle scarpe di quelli che ci lavorano. L’azienda ha applicato la legge, cosa che fanno spesso i sindacati.

  13. Scritto da graz

    mio marito in seguito ad un intervento importante con conseguenze invalidanti che non gli permettevano di rientrare al lavoro, dopo aver superato tutto il periodo possibile di malattia, si decise di inoltrare la domanda di invalidità all’inps,ricevette la pensione di inabilità lavorativa rivedibile dopo due anni,per ricevere questa dovette licenziarsi.Alla revisione risultò abile al lavoro con 90%di invalidità e la possibilità di rientrare in un contesto lavorativo ,oppure di percepire

  14. Scritto da wka

    Scusate, l’azienda in questione si occupa di produzione di beni o di opere di beneficenza? La situazione della signora e’ comprensibilissima ma lo e’ altrettanto quella dell’azienda. Che se ne faccia carico lo Stato invece che aiutare i falsi invalidi…

  15. Scritto da graz

    un assegno di invalidità in base agli anni lavorativi. Mio marito ha scelto di rimanere a casa anche se le sue condizioni sono migliorate ma non se la sente di avere l’impegno del lavoro in quanto deve essere sottoposto frequentemente a controlli in ospedale e deve giornalmente assumere farmaci per mantenere il suo stato attuale, ha avuto anche problemi conseguenti all’assunzione della terapia.Noi ci riteniamo fortunati anche perchè io ho un lavoro sicuro , lui ora fa il casalingo .

  16. Scritto da Tom

    Dopo 16 ANNI lavorati li l’Azienda in questione secondo mé,poteva fare di piu. Se noi pensiamo a cosa vale il tempo della nostra vita (non c’é prezzo per la vita) e quanto è pagato dai datori di lavoro il nostro tempo passato per loro

  17. Scritto da SAM

    CONDIVIDO IL COMMENTO DI BEPPE. CERTO LA LETTERA DI LICENZIAMENTO E’ STATA TROPPO ROMANZATA ERA SUFFICIENTE IL RICHIAMO AI RIFERIMENTI NORMATIVI. DISPIACE PER LA SITUAZIONE UMANA DELLA FAMIGLIA MA ALLA SIGNORA SARA’ RICONOSCIUTA L’INVALIDITA’ CIVILE E L’ACCOMPAGNAMENTO.

  18. Scritto da rossini ermenegildo

    questo dimostra che la vita vale meno di un barattolo di latta. Bisogna vivere ogni giorno al meglio. Non bisogna prendersi a cuore il proprio lavoro nè tantomeno sposare la causa dell’azienda, alla prima occasione poi arriva il benservito. Provo compassione per la persona che ha redatto tale lettera, non merita nemmeno di essere guardata in faccia! Spero che nella tua coscienza tu stia male.

  19. Scritto da Sleghiamoci

    Qua di carità o la pietà e solidarietà cristiana in questa azienda come anche in tante altre è sostituita esclusivamente dal Dio soldo .. Siamo proprio delle bestie, dove le parole sovrastano la realtà, dove il bene è solo una proforma per riempirsi la bocca

  20. Scritto da a

    Non ci sono tante parole da dire: se avete fatto realmente questo siete proprio dei burocrati da mandare a casa subito.

  21. Scritto da roberto

    si può discutere fin che si vuole ma ad un certo punto l’azienda deve fare gli interessi di se stessa.In momento come questo è impossibile fare carità e solidarietà.Per la signora ci saranno assicurazioni o la stessa inps che colmeranno il vuoto di uno stipendio perso.Altrimenti che si pagano a fare i contributi?
    certo che si parla sempre di dio denaro quando si parla di aziende, ma mai quando a pretendere soldi sia il lavoratore che vuole avere sempre ragione a tutti i costi.

  22. Scritto da ...

    @ 22 Roberto:sei veramente un brava persona…

  23. Scritto da pilo

    Solidarietà e’ predisporre un welfare degno e non cercare il simbolo al servizio della coporazione PER i poveri……

  24. Scritto da LC

    Io in passato ho avuto a che fare con l’azienda in questione trovandomi sempre bene e trovando sempre ottime persone all’interno…sorprende e dispiace leggere certe cose però ad un certo punto l’azienda non è, e non deve fare, assistenza sociale! Per questo tipo di cose ci sono enti statali preposti che vengono puntualmente pagati con contributi per fare il loro servizio e se non lo fanno in questi casi, quando devono farlo?

  25. Scritto da diritti dei lavoratori a quando????

    @22 E@23 te la fai e te la dici.
    Vorrei vedere te al posto di quella donna.

  26. Scritto da diritti dei lavoratori a quando????

    @2 brava Silvia
    Ecco una domanda intelligente!!!!
    Infatti è vero.

  27. Scritto da art

    Ma perchè continuate a dire l’azienda non deve fare assistenza sociale?
    Quali sono i costi per l’azienda?
    E’ lei che paga la malattia o l’Inps?
    Sapete di cosa state parlando oppure no?

  28. Scritto da Rekolk

    @LC
    la legge è legge. Ciao.

    P.S.: Io non vorrei essere nei panni di quella donna quando si sveglierà. E tu?
    Ciao stammi bene

  29. Scritto da artu

    … oppure è meno etica la denuncia di CGIL che ha sfruttato un caso di malattia e tragedia umana solo per farsi pubblicità vista la notevole perdita di consensi tra i lavoratori. Grazie e sottolineo di essere ONORATA di lavorare per questa azienda.

  30. Scritto da Paola

    Sottoscrivo pienamente i pareri di chi dice che è giusto che l’azienda abbia licenziato la signora che non può ritornare a lavorare. Le sarà riconosciuta una pensione di invalidità che colmerà il vuoto dello stipendio alla famiglia.
    Mi sembra assurdo far intervenire i sindacati e i giornali per una cosa del genere, a meno che non si voglia tentare di lucrare su una disgrazia, cercando di ottenere risarcimenti o liquidazioni maggiori al dovuto.

  31. Scritto da Gioacchino

    Ragazzi sul licenziamento si può anche discutere, forse è giusto visto che è stato superato il tetto di ore di malattia. Ma ciò che i giornali hanno voluto mettere in risalto sono le parole utilizzate per tale licenziamento, che probabilmente vengono da un fac simile, da un modello utilizzato per tutti i licenziamenti: “Intralcia l’attività produttiva”, detto per una donna in stato vegetativo è una vergogna. E basta. Un minimo di umanità no?

  32. Scritto da SERIANO

    Diversi pareri hanno centrato l’oggetto: dell’aspetto sociale non se ne deve far carico la singola azienda privata, ma la collettivita’ intera, per mezzo del cosidetto “stato sociale”.
    Quindi il licenziamento in una condizione cosi’, prima o poi arriva.
    Senno’ un giorno alla volta, se resta in stato vegetativo per anni… resta in organico (sulla carta) fino alla pensione.
    A vantaggio di chi?
    TUTT’ALTRA MUSICA, é invece il testo della lettera di licenziamento: un vero OBBROBRIO.

  33. Scritto da lavoratore

    Il ministero del lavoro ha aperto un’inchiesta, speriamo almeno in una condanna morale………..

  34. Scritto da roberta

    Facciamo sentire il nostro sdegno attraverso una delle poche libertà che ancora ci rimangono: decidiamo di NON ACQUISTARE MAI PIU’ NULLA da questa azienda, per libera scelta consapevole, ed invitiamo i nostri conoscenti a fare altrettanto.

  35. Scritto da silvia

    scusate, chiedo solo una precisazione:
    se la signora ha partorito il 31 maggio 2010 non avrebbe avuto diritto alla maternità (3 mesi + 6 facoltativi)?

  36. Scritto da fm

    Scusate ma questo articolo mi sembra folle. Si parla di una donna in stato vegetativo, e le parole hanno un peso. Se è stato vegetativo perché si parla di fruizione delle ferie? Perchè si parla di discontinuità del rapporto lavorativo (discontinuità ha un senso, significa presenza non continua: la signora va al lavoro?). Il marito chiede la RIASSUNZIONE della moglie in stato vegetativo? Mi pare che qualcosa non torni e che quantomeno la pubblicazione del comunicato debba avere un contesto chiaro

  37. Scritto da fm

    (continua) altrimenti si alimentano esclusivamente tensione e demagogie (vedi intervento 1) di cui, grazie, non c’è bisogno.

  38. Scritto da R.R.

    per Roberta: Brava, complimenti, facciamo andare di mezzo tutti quanti lavorano nell’azienda

  39. Scritto da jk

    Mi associo con fm. L’azienda ha diritto di licenziare dopo un certo periodo di assenza, purtroppo, anche per malattie di gravi. Mi chiedo però: come fa ad andare in maniera discontinua al lavoro se è in stato vegetativo? C’è qualcosa che non torna. In ogni caso i toni della lettera sono da far accapponare la pelle

  40. Scritto da roberto

    @fm cosa è che non capisce? lo stato vegetativo ovviamente non permette di lavorare ed è quindi una malattia (anche se non capisco come dice Silvia perché non scatti la maternità) che permette di avere uno stipendio. Se i fatti sono come descritti, l’azienda pur in assenza di costi preferisce liberarsi di un PESO.
    Che poi la signora abbia lavorato 16 anni per loro non conta!
    Esprimo tutto il mio sdegno per questa vicenda.

  41. Scritto da giobatta

    non entro nel merito del caso specifico. in generale, non si puo’ pretendere che le aziende si prendano carico di situazioni alle quali deve provvedere lo Stato: esso deve garantire tutto il necessario per i lavoratori sfortunati per motivi di salute. non ditemi che mancano i soldi: colpite gli sprechi di alcune regioni, dimezzate parlamentari e relativi stipendi, ecc… Cari sindacati, troppo facile prendersela con il padrone, prendetevela di piu’ con la madre dissoluta di tutti noi…

  42. Scritto da Luc

    Bravi tutti ed in particolare f.m.
    Ecco che cosa sono diventati in questo paese i disabili: un intralcio.
    …”facciamo andare di mezzo tutti”…
    SI, proprio così. Non è demagogia, non è voglia di tensione ma è giustizia! Un paese che non sa offrire assistenza e solidarietà, che non fa uso delle proprie ricchezze per assistere chi ne ha necessità, che approfitta delle debolezze altrui pensando solo al proprio interesse non è più un paese, non è più una comunità, è solo un insieme di numeri.