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Le sei rappresentazioni di Altri Percorsi

Da Macchiavelli a Natalia Ginzburg, l'impegno civile va in scena. Tre opere saranno ospitate al Teatro Sociale in Citt?? Alta.

Teatro Donizetti
Venerdì 2 dicembre 2011
LA MANDRAGOLA
di Niccolò Machiavelli
ideazione dello spazio, adattamento e regia Ugo Chiti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Giulia Rupi e Paolo Ciotti
produzione Arca Azzurra Teatro

Ci sono appuntamenti che si possono rinviare a lungo, che si può per anni far finta di non dover onorare, ma arriva, prima o poi, il momento in cui anche quegli incontri diventano irrinunciabili e ti si presentano con l’urgenza che meritano, come una necessità, un passo irrimandabile. Questa è La mandragola di Niccolò Machiavelli per Arca Azzurra Teatro, un appuntamento che la compagnia sapeva di non poter eludere, pur tuttavia sempre rimandato, spostato in là nel tempo, almeno fino ad oggi. Ecco che per Arca Azzurra Teatro è giunto il momento dell’incontro con quella che da più parti viene definita la “commedia perfetta”, vero e proprio prototipo di tutta la letteratura teatrale italiana cinque e seicentesca. La beffa che porta Callimaco nel letto della bella Lucrezia, approfittando della dabbenaggine dell’anziano marito di lei, messer Nicia, con l’aiuto del mezzano Ligurio e del cinismo di fra’ Timoteo, era da moltissimi anni nei piani della compagnia e del suo dramaturg Ugo Chiti, secondo quella comunanza di intenti che fin dall’inizio del sodalizio tra Chiti stesso e la compagnia sta alla base della scelta delle opere da inserire in repertorio. In presenza della “macchina drammaturgicamente perfetta” di cui si diceva, Chiti si muove con l’occhio sempre puntato sul testo originale, operando una precisa distinzione all’interno della commedia di Machiavelli tra le scene che descrivono direttamente l’azione della “beffa” ai danni dell’ingenuo Nicia – che l’adattamento lascia praticamente intatte, salvo piccoli tagli e aggiustamenti – e quelle nelle quali si gioca la descrizione dei caratteri dei personaggi, riscritti con la libertà dei testi precedenti.

Teatro Sociale
Giovedì 26 gennaio 2012
LA BELLE JOYEUSE
di Gianfranco Fiore
regia Gianfranco Fiore
scene Sergio Tramonti
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
con Anna Bonaiuto
produzione Cadmo Associazione Culturale

«“Sanguinaria assassina” per il governo austriaco, “sfacciata meretrice” per papa Pio IX, “bellezza affamata di verità” per Heine, “prima donna d’Italia” per Cattaneo. La figura di Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso, suscitava tra i suoi contemporanei (e probabilmente susciterebbe anche tra i nostri) giudizi estremi, definitivi e inconciliabili. Figlia del Rinascimento e dell’Illuminismo, Musa del Romanticismo, cultrice delle storie passate e febbrile anticipatrice del nostro presente, intellettuale, brillante, orgogliosa, stravagante, autoritaria, trovò principalmente nell’arte della seduzione la forza di attraversare da grande protagonista l’epopea del Risorgimento italiano. Seduzione intellettuale e sentimentale verso i maggiori artisti dell’epoca (da Liszt a Chopin a Delacroix), seduzione ideale e politica verso élites patriottiche e donne e uomini del popolo. Con un grandissimo senso della “messa in scena”, gli eccentrici arredi della casa parigina, i suoi travestimenti, da damina di salotto a eroina guerriera, Cristina interpretò tutti i ruoli possibili nella società dell’epoca. Così la definizione di “comedienne”, affibbiatale per disprezzo dai suoi denigratori, riacquista oggi in lei tutta la sua profondità e il suo splendore. Seduttiva e opportunista con i geni e i potenti, impudente e sarcastica con le massime autorità della Chiesa, dolce e materna coi ragazzini del suo falansterio, dura con la debolezza dei patrioti, enfatica e trascinante nelle adunate popolari, Cristina di Belgioioso sembra aver vissuto da eroina dei più diversi generi letterari, dal feuilleton al romanzo d’avventura, dall’epopea alla tragedia, nascondendo costantemente il suo vero volto dietro innumerevoli maschere. La belle joyeuse, il monologo che proponiamo, vuol tentare di suggerire che proprio in tutte queste maschere è la sua verità, perché ciascuna è stata vissuta, “incarnata” in modo così estremo, generoso e totale, da divenire parte di un unico volto di donna problematica, contraddittoria, egocentrica, ma assolutamente affascinante. Nessun intento agiografico, nessuna preoccupazione di risarcimento storico alla sua figura dimenticata (basterebbero poche sue frasi, pochi suoi scritti a riconsegnarla alla nostra più scottante attualità), ma solo un flusso di frammenti, di ricordi, di visioni, di emozioni, nostalgie, frustrazioni, filtrati dalla tenerezza, l’ironia, e l’orgoglio di una primadonna, che, al termine di una vita vissuta sotto il segno del coraggio, teme ora solo l’ultimo nemico: l’oblio, “una morte più orribile della morte…”. Cercheremo di dare un profilo vivo, reale, alla donna che Balzac definì “più impenetrabile della Gioconda”. E lo spettacolo riconsegnerà l’ultimo palcoscenico ad una voce dissonante, aspra, appassionata, a tratti necessaria e illuminante anche per i nostri giorni. Restituendo così Cristina di Belgioioso non al suo tempo, ma al nostro».
Gianfranco Fiore

Teatro Sociale
Martedì 14 febbraio 2012
4 5 6
di Mattia Torre
regia Mattia Torre
disegno luci Luca Barbati
scene Francesco Ghisu
con Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo e Cristina Pellegrino
produzione Maurizio Puglisi e Ninni Bruschetta (compagnia Nutrimenti Terrestri)

Una famiglia in un luogo imprecisato del Sud Italia; isolata e chiusa, vive in mezzo a una valle oltre la quale sente l’ignoto. Padre, madre e figlio sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. E tuttavia occorre una tregua, perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il loro futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto. Ma la tregua non durerà.
4 5 6 nasce dall’idea che l’Italia non è un paese, ma una convenzione. Che non avendo unità culturale, morale, politica, l’Italia rappresenti oggi una comunità di individui che sono semplicemente gli uni contro gli altri. Che si riuniscono in associazioni, in albi, in categorie professionali, in partiti: ma che sono e rimangono gli uni contro gli altri. Per precarietà, incertezza, diffidenza e paura; per mancanza di comuni aspirazioni. In ogni caso siamo soli, e siamo in lotta. 4 5 6 è una commedia che racconta come proprio all’interno della famiglia, che pure dovrebbe essere il nucleo protettivo e aggregante, di difesa dell’individuo, nascano i germi di questo conflitto: perché la famiglia sente ostile la società che le sta intorno ma finisce per incarnarne i valori più deteriori, incoraggiando la diffidenza, l’ostilità nei confronti degli altri, il cinismo, la paura. 4 5 6 racconta la famiglia come avamposto della nostra arretratezza culturale.

Teatro Donizetti
Lunedì 12 marzo 2012
É STATO COSÌ
di Natalia Ginzburg
regia Valerio Binasco
con Alba Rohrwacher
produzione Pierfrancesco Pisani e ParmaConcerti
coproduzione Teatro della Tosse e Infinito srl

«Gli ho detto: – Dimmi la verità – e ha detto: – Quale verità – e disegnava in fretta qualcosa sul suo taccuino e m’ha mostrato cos’era, era un treno lungo lungo con una grossa nuvola di fumo nero e lui che si sporgeva dal finestrino e salutava col fazzoletto. Gli ho sparato negli occhi». È questo l’agghiacciante inizio dello spettacolo È stato così, tratto dal romanzo di Natalia Ginzburg.
È stato così è la storia di un amore disperato e geloso, una confessione dettata dalla dolorosa lucidità di una moglie che per anni ha sopportato la relazione extraconiugale del marito. Pervaso da sottile malinconia e lancinante infelicità, È stato così mette in scena, con un linguaggio semplice e insieme carico di pathos, i sentimenti, le passioni, le speranze di una donna sola, destinata a smarrire inesorabilmente la propria esistenza.

Teatro Donizetti
Lunedì 2 aprile 2012
THE HISTORY BOYS
di Alan Bennett
traduzione Salvatore Cabras e Maggie Rose
regia Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
luci Nando Frigerio
con Elio De Capitani, Ida Marinelli, Gabriele Calindri, Marco Cacciola, Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelo Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Andrea Macchi, Alessandro Rugnone, Vincenzo Zampa
produzione Teatridithalia

È una storia di oggi The history boys, commedia di Alan Bennett del 2004, vincitrice di sei Tony Awards e trasformata in film nel 2006. Ambientata in una scuola inglese, racconta di un gruppo di adolescenti alle prese con gli esami di ammissione all’Oxbrige, ovvero agli esclusivi college di Oxford e di Cambridge: sono ragazzi molto diversi tra loro, ma affiatati, dal leader della classe, il donnaiolo Dakin, fino al fragilissimo Posner, innamorato per nulla segretamente di lui. Hector, il professore di inglese, e Mrs Lintott, la professoressa di storia, hanno cercato di stimolare la loro curiosità oltre percorsi consueti e preconfezionati, infischiandosene del prestigio della scuola, delle tradizioni e delle convezioni. Ma il preside è di tutt’altro avviso e, per la fama del “suo” istituto, li vorrebbe tutti ammessi alle Università più prestigiose. Si apre così uno scontro che vede scendere in campo anche un agguerrito professore (Marco Cacciola), incaricato di dare una “ripulita” allo stile dei ragazzi, di renderlo raffinato, “giornalistico” e spendibile al “supermercato del sapere”.

Teatro Sociale
Lunedì 23 aprile 2012
LA CASA DI NINETTA
di Lina Sastri
regia Emanuela Giordano
con Lina Sastri
produzione Teatro Diana

«La casa di Ninetta è vita. Vita raccontata in prima persona, un racconto “espulso” di getto, come un neonato prematuro. Non è stato pensato, calibrato, suggerito. È uscito fuori così, con l’affanno, il dolore, la sorpresa, l’energia o forse, sarebbe meglio dire, la potenza di chi non può aspettare. Scritto non per rileggerlo o farlo leggere. La casa di Ninetta racconta infanzia, adolescenza, giovinezza e infine maturità di una donna. Questa donna non parla di sé, per sé, questa Lina si espone, si regala, dolorosamente, gioiosamente, in un racconto ispirato alla figura di sua madre, di Ninetta. Ninetta ha serbato segreti, ha visto quello che non avrebbe voluto vedere, ha amato senza riserve, ha attraversato miseria, fatica e abbandono, ma Ninetta, madre coraggio in un dopoguerra senza regole, sa cantare ogni mattina, sa inventarsi la giornata, il piacere di stare al mondo, per sé, per i suoi figli, per indole, per natura. La casa di Ninetta è una lunga preghiera alla madre persa, ma presente nel cuore e nei ricordi, una preghiera per ritrovare serenità e pace, per scoprire il segreto di quella luce fresca negli occhi che non l’ha abbandonata neanche quando ormai, ritornata bambina, Ninetta, prigioniera di una malattia che non consente miracoli, riusciva solo a ricordare le canzoni ma non più i visi, i nomi, il proprio passato. Non c’è vittimismo, non c’è sentimentalismo, c’è molto orgoglio, molta fierezza, molto amore. Dentro, intorno, a lato, ombre di uomini che non hanno lasciato eredità felici, uomini eppure così importanti da bollare a fuoco i destini di una madre e di una figlia, due donne minute, due giganti. La casa di Ninetta è il racconto della vecchiaia, della solitudine della vecchiaia, è il racconto di un bisogno naturale, di una necessità imprescindibile: sentirsi ancora “partecipi” della vita, accanto ad altri esseri umani, nonostante gli anni, nonostante la malattia».
Emanuela Giordano
 

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