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Il cartellone della stagione di prosa

Il programma, le date e una breve presentazione delle opere teatrali che andranno in scena al teatro cittadino.

STAGIONE DI PROSA 2011-2012

Teatro Donizetti
dal 13 al 18 dicembre 2011
LE BUGIE CON LE GAMBE LUNGHE
di Eduardo De Filippo
regia Luca De Filippo
scene Gianmaurizio Fercioni
fondali Giacomo Costa
costumi Silvia Polidori
luci Stefano Stacchini
con Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Giuseppe Rispoli, Gioia Miale, Antonio D’Avino, Chiara De Crescenzo, Alessandra D’Ambrosio e Carmen Annibale
produzione La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

Dopo il successo di Filumena Marturano, al Teatro Donizetti nel gennaio 2010, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo propone al pubblico bergamasco un altro “esito” del lavoro condotto sulla drammaturgia di Eduardo, in particolare su quella del dopoguerra, con la messa in scena de Le bugie con le gambe lunghe, commedia scritta nel dicembre 1946, ma rappresentata un anno dopo: lo straordinario successo di Filumena, infatti, ne fece rinviare continuamente il debutto. Come sarà poi Le voci di dentro, Le bugie con le gambe lunghe è una commedia sul tema della verità e della menzogna, in cui la vena amara che scorre in sottofondo alla comicità, a tratti quasi farsesca, del primo atto si accentua con il procedere dell’azione, tanto da far scrivere a Gerardo Guerrieri come Eduardo «[…] scansa gli effetti e le situazioni già fatte, accenna, colpisce di striscio con una padronanza del mezzo tecnico impressionante», conferendo al testo un suo carattere insieme “antico” e sperimentale. La storia vive dei reciproci intrighi che alcune coppie intrecciano intorno a Libero Incoronato, un uomo modesto, onesto, insieme dignitoso e fiero, la cui vita tranquilla viene sconvolta dai vicini che tentano in ogni modo di coinvolgerlo, suo malgrado, nelle loro squallide storie. Prima ingenuamente ostinato nello smascherare le clamorose menzogne spacciate per verità, di cui è testimone, Libero decide alla fine di adeguarsi in modo provocatorio alla regola generale, rilanciandola e amplificandola fino al paradosso. Ed ecco il titolo della commedia, che rovescia il proverbio popolare: le bugie con le gambe corte sono quelle dei bambini, quelle puerili, mentre quelle con le gambe lunghe sono quelle «che tutti noi dobbiamo aiutare a camminare per non far cadere l’impalcatura della società» (Eduardo nell’intervista a Sergio Romano). Un personaggio e una commedia che anticipano modalità drammaturgiche molto moderne, fortemente presenti nell’Eduardo “a venire”.

Teatro Donizetti
Dal 17 al 22 gennaio 2012
NORA ALLA PROVA DA “CASA DI BAMBOLA”
di Henrik Ibsen
versione italiana Anita Rho
adattamento e regia Luca Ronconi
scena e costumi Margherita Palli
luci Sandro Sussi
con Mariangela Melato
e con Riccardo Bini, Giovanni Crippa, Barbara Moselli, Orietta Notari, Luciano Roman e Irene Villa
produzione Teatro Stabile di Genova

Dopo il grande esito delle rappresentazioni genovesi nella stagione 2010/2011, il Teatro Stabile di Genova porta in tournée Nora alla prova da Casa di bambola di Henrik Ibsen, lo spettacolo nel quale Mariangela Melato torna a lavorare con il regista Luca Ronconi. Nello spettacolo-evento firmato da Ronconi, sotto il nuovo titolo di “Nora alla prova”, Mariangela è Nora, ma è anche Kristine, l’amica d’infanzia che Nora elegge a sua confidente, e trova nell’insieme di questi due personaggi la completezza di un carattere femminile “moderno”. È la donna che, in tutta la sua articolata complessità, rivendica la propria indipendenza fisica ed etica, ma è anche l’interprete di un universo drammaturgico, quello di Ibsen, i cui interrogativi va a scandagliare in diverse strade. Dice Luca Ronconi: «La scelta fatta sia sul piano dell’interpretazione, sia su quello della struttura drammaturgica, offre una grande possibilità creativa rispetto al dover per forza rispettare l’obiettivo finale della rappresentazione. In questo caso, la rappresentazione diventa la prova stessa, dalla quale possono meglio emergere le caratteristiche salienti di Casa di bambola. Al centro del teatro di Ibsen non sta il realismo sociale, ma la rappresentazione simbolica della verità. Come in L’anatra selvatica, Ibsen muove anche qui da posizioni che rinviano a Rousseau: l’uomo nasce naturale ed è la società che lo rovina. Per questo, apro lo spettacolo con lo strepito degli uccelli. Nora e Torvald sono rappresentati all’inizio come due persone allegre e gioiose, piene di vita. È solo nel procedere dell’azione che l’allegria di Nora si scopre essere imposta dall’esterno; mentre Torvald, all’inizio così seducente e sensuale, si trasforma in modo del tutto innaturale in corrispondenza con la sua scalata sociale. Come c’è un certo rispecchiamento tra il tragitto esistenziale di Nora e quello di Kristine, qualcosa di simile accade anche tra Torvald e Krogstad, che nello spettacolo non è affatto presentato come un imbroglione, ma come un uomo che ha avuto un trauma affettivo molto forte e che trova in Kristine il suo angelo di salvezza».

Teatro Donizetti
Dal 31 gennaio al 5 febbraio 2012
ART
di Yasmina Reza
traduzione Alessandra Serra
regia Giampiero Solari
scene Gianni Carluccio
costumi Nicoletta Ceccolini
luci Marcello Iazzetti
con Alessandro Haber, Alessio Boni e Gigio Alberti
produzione Gli Ipocriti
in coproduzione con Nuovo Teatro

«Un quadro bianco, pagato molto. Scattano le reazioni degli amici, di chi lo ha comprato. Esagerate, forse guidate dalla passione, dall’amicizia. L’amicizia. Il passaggio di un’esistenza insieme. Soli. Creando alleanze. Due contro uno. Altri due contro uno. Si provoca violenza nei rapporti. Violenza. Il tutto accade, forse, inconsapevolmente, dentro il quadro bianco. Forse è così, tutta la vicenda, le discussioni appassionate, le verità, le bugie, le alleanze, le insicurezze, tutto accade dentro il quadro bianco. Come un passaggio dentro un quadro bianco. Il paradosso del testo fa in modo che ci si rida sopra. Con ironia, con affetto, una risata in cui ci si riconosce. L’apparente satira sull’arte contemporanea diventa la finestra per entrare in un meccanismo di rapporti sull’amicizia. Il tutto… dentro un quadro bianco. Dentro. Dopo esserci passati… ci si confonde con il paesaggio e si sparisce». All’amicizia maschile, sentimento generalmente considerato così puro, così autentico, così naturale, goliardicamente semplice, anche così sacro, specie in Italia, viene data una bella “scartavetrata” in Art da questa autrice francese, Yasmina Reza. Una donna, quindi, che sbircia in una serata di tre vecchi amici, uomini fatti, divertenti, simpatici, folgoranti nelle loro battute, ognuno con una storia sentimentale non facile alle spalle (i rapporti con l’altro sesso non sono mai facili, si sa) per vedere se davvero l’amicizia tra uomini sia questa specie di Paradiso terrestre dove ognuno ritrova se stesso e se stesso riesce ad essere. E la risposta è no. Non è così. Basta un minimo pretesto, in questo caso l’acquisto da parte di Serge di un quadro bianco, per dare il via ad uno scontro feroce tra i tre, dove si svelano debolezze e meschinità, dove emerge come il bisogno di affermare se stessi per dare una ragione al proprio esistere sia alla base di tutti i rapporti. E se la conclusione sembra ricondurre ad un lieto fine, ad una riconciliazione, ad una amicizia rivitalizzata e rinnovata, la Reza lascia in realtà aperta una questione non semplice: è davvero la sincerità il modo migliore per far durare un rapporto? O non piuttosto una giusta dose di menzogna?

Teatro Donizetti
Dal 7 al 12 febbraio 2012
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière
traduzione Angelo Dallagiacoma
regia Marco Bernardi
scene Gisbert Jaekel
costumi Roberto Banci
luci Giovancosimo De Vittorio
con Paolo Bonacelli, Patrizia Milani e Carlo Simoni
e con Xenia Bevitori, Gaia Insenga, Fabrizio Martorelli, Massimo Nicolini, Maurizio Ranieri, Giovanna Rossi, Libero Sansavini, Roberto Tesconi e Riccardo Zini
produzione Teatro Stabile di Bolzano

Il malato immaginario è uno dei capolavori di Molière accanto al Tartufo e al Misantropo. Una commedia, l’ultima scritta dal grande uomo di teatro francese, che rivela una straordinaria ricchezza: è una farsa all’antica, colma di eccellenti spunti comici, da cui trapela allo stesso tempo la visione del mondo disillusa e disincantata di un Molière che aveva smarrito, al termine della sua esistenza, la fiducia in se stesso e nei suoi simili. Padre di una bella figlia, marito di una donna avida e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori avvoltoi, salassatori e ciarlatani, Argante è il malato immaginario del titolo, un personaggio che Molière cucì magistralmente su di sé, ma che riuscì ad interpretare solo per quattro recite: morì, infatti, venerdì 17 febbraio 1673, pochi minuti dopo la chiusura del sipario. Per questo, ancora oggi, Il malato immaginario è un testo che rimane circonfuso da un alone di “sacralità teatrale”, con il quale si sono misurati registi e attori importanti. Nella rilettura diretta da Marco Bernardi per lo Stabile di Bolzano è Paolo Bonacelli a vestire i “mitici” panni dell’ipocondriaco Argante, affiancato da una compagnia affiatata guidata da Patrizia Milani e Carlo Simoni. Questa nuova versione del Malato immaginario approfondisce il carattere duplice della commedia, in cui la perfetta costruzione comica di un’esilarante farsa, intrisa di riflessioni amare sulla condizione umana, si snoda lungo i tre atti fino a dispiegare un alone onirico. Lo scontro tra due forze opposte è, secondo il regista, il tema interpretativo dell’ultimo grande capolavoro del commediografo francese: «Da un lato la formidabile struttura comica, con la sua perfetta efficacia e il ritmo forsennato, dall’altro la particolare percezione del testo, “insanguinato” dalla morte di Molière quasi in scena e quindi riletto alla luce della sua biografia». Il malato immaginario è senza dubbio lo straordinario testamento di Molière; ce lo lascia da par suo, con gli intrighi di sempre, naufragato nella beffa e nel riso, nel gioco di prestigio tra realtà e finzione, o meglio tra finzione e finzione della finzione: amara filosofia di tutto il suo teatro.

Teatro Donizetti
Dal 21 al 26 febbraio 2012
CERCANDO PICASSO
regia Antonio Calenda
coreografie storiche Martha Graham
coreografie originali Janet Eilber
scene e costumi Pier Paolo Bisleri
video Antonio Giacomin
luci Nino Napoletano
musiche di Manuel de Falla, Igor Stravinskij, Perez Prado, Francis Lemarque, Camille Saint-Saëns, Wallingford Riegger, Henry Cowell e Zoltan Kodaly
con Giorgio Albertazzi
e con Martha Graham Dance Company
produzione Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Martha Graham Dance Company
in coproduzione con Ente Autonomo Teatro di Messina e Orkestra Entertainment Srl

«Un genio che solo la morte ha saputo dominare» così lo scrittore e politico francese André Malraux definì l’amico Pablo Picasso, sintetizzandone appieno la personalità irregolare, il furore creativo, l’eclettismo, la natura esplosiva e rivoluzionaria. Ed è proprio a questa natura d’artista, a questa indomabile creatività che guarda Antonio Calenda, nell’apprestarsi a porre la figura di Picasso al centro di un nuovo progetto teatrale: «Affrontare Picasso – sostiene infatti il regista – significa rispondere alla sua fantasmagoria, dare voce alla sua irruente visionarietà. Perciò sarà necessario discostarsi dagli stilemi del naturalismo per ricreare invece le tensioni dell’irripetibile atmosfera culturale che circondava Picasso, per ricercare nel mondo delle sue motivazioni interiori attraverso la figurazione evocativa e coreografica, attraverso le sue stesse parole ed i pensieri che riverberano potenti da passi tratti dai suoi scritti, dai suoi poemi, dai testi teatrali». «Vivremo Le désir attrapé par la queue – spiega il regista – come un excursus nel suo immaginario. Questa necessità di evitare causalità e concretezza, di muoverci nell’impalpabile della fantasia, dell’immaginazione di questo grande artista ci ha spinto verso una scelta espressiva inusuale: quella di intrecciare nello spettacolo all’evocazione della pittura di Picasso, il linguaggio coreografico di Martha Graham. Sono segni potenti, dell’arte e dell’espressività del Novecento, codici inestimabili la cui pregnanza riecheggia costantemente nell’immaginario contemporaneo. Ad essi si fonde la recitazione di un maestro della statura, della sapienza scenica e del vigore di Giorgio Albertazzi, un attore che sa fare della parola un esercizio stilistico supremo, sa rendere ogni battuta finissima, poliformica, astratta… Poter contare in scena su un dialogo intenso fra questo e la danza della Martha Graham Dance Company significa assicurare semanticità ulteriore allo spettacolo, liberarlo dagli impacci naturalistici, librarlo in un’atmosfera di allusione astratta che ci appare in qualche modo omologa all’animo del grande pittore, all’eredità che ha lasciato, a ciò che di lui desideriamo raccontare».

Teatro Donizetti
Dal 6 all’11 marzo 2012
IL CATALOGO
di Jean Claude Carrière
traduzione e regia Valerio Binasco
scene e luci Massimo Bellando Randone
costumi Sandra Cardini
musiche Arturo Annecchino
con Ennio Fantastichini e Isabella Ferrari
produzione Star Dust International

Il catalogo di Jean Claude Carrière, con la traduzione e la regia di Valerio Binasco, vede come protagonisti Ennio Fantastichini ed Isabella Ferrari. «La coppia Fantastichini-Ferrari rappresenta un binomio davvero perfetto – spiega il produttore Tumminelli – artisticamente in grado di abbinare capacità, classe ed originalità. Sono due attori completi, una grande risorsa per il teatro italiano. Come del resto lo è Valerio Binasco, che ha firmato la regia dello spettacolo». Il catalogo è una commedia delicata e divertente. Il titolo (almeno in italiano) si ispira al Don Giovanni di Mozart, e la ragione è tematica e musicale insieme: il dialogo scorre leggero e brioso come le “note bambine” delle partiture settecentesche e il personaggio maschile si ispira – o almeno vorrebbe – al celebre seduttore. Questa commedia gioca con l’impossibile e con l’assurdo e l’autore sembra divertirsi molto a mandare “a gambe all’aria” le nostre pretese di vivere in una realtà “normale”. Il tema narrativo è di quelli molto cari al teatro e al romanzo tardo novecentesco: l’impossibile incontro tra un uomo e una donna. Tanto più fatale, quanto più imprevedibile. Per salvarsi dall’impossibile amore, i personaggi si aggrappano in modo quasi ossessivo alla verosimiglianza dei dialoghi e delle situazioni, ma solo per approdare a un’atmosfera di intimità senza scampo, e tuttavia leggera e primordiale, dove la realtà si rivela per quella che è: una specie di prigione dell’anima. Da quel momento in poi, Il catalogo sembra un sogno. Sembra uno di quei film meravigliosi di certa nouvelle vague, che si accanivano a scoprire l’assurdo delle storie d’amore e di quell’assurdo finivano per innamorarsi e farci innamorare. Tutto si gioca nel dialogo tra un solo uomo e una sola donna. C’è un mondo segreto, meraviglioso e senza colpe dentro di noi e solo l’amore e il coraggio che l’amore sa donare possono liberarlo. Sembra solo un gioco crudele, ma è un gioco divino. Perché l’amore è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre storie, dei nostri giochi, delle nostre fughe inutili e ci dà in cambio l’unica vera bellezza della vita.

 

Teatro Donizetti
Dal 27 marzo all’1 aprile 2012
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello
regia originaria Giulio Bosetti
costumi Carla Ricotti
musiche Giancarlo Chiaramello
movimenti mimici Marise Flach
con Antonio Salines, Edoardo Siravo, Silvia Ferretti, Nora Fuser e Marina Bonfigli
e con Giovanna Rossi, Elio Aldrighetti, Anna Canzi, Umberto Terruso, Giuseppe Scordio, Vladimir Todisco Grande, Caterina Bajetta, Dario Merlini e Alessandra Salamida
produzione Compagnia del Teatro Carcano

Chi non ha visto Sei personaggi in cerca d’autore? Chi non ne è rimasto sorpreso e affascinato la prima volta, e poi l’ha voluto rivedere e di nuovo l’emozione è tornata? Molte sono le edizioni proposte in questi ultimi anni. E perché allora riprenderlo? Il fatto è che solamente vedendolo e rivedendolo lo spettatore potrà cogliere il fondo della sua misteriosa teatralità. E poi ci sono i giovani, che non l’hanno mai visto. Non possiamo privarli di questa scoperta, se li vogliamo anche spettatori di domani. Sei personaggi è esploso negli anni Venti, ma è rimasto in vita per ogni generazione, e chiunque abbia scritto di teatro non ha potuto fare a meno in seguito di tenerne conto. Da parte mia posso dire di essere stato a lungo vicino a questo testo. Fui “il Figlio” all’inizio della mia carriera, nella messa in scena con maschere curata da Gianfranco De Bosio. E poi lo misi in scena io negli anni Settanta e lo replicai a lungo recitando il ruolo del “Padre”. E ancora fui “il Padre” negli anni Ottanta, quando chiamai Peppino Patroni Griffi per la regia, e Peppino ci fece ottenere un successo clamoroso, che si ripeteva ogni sera in tutti i teatri della penisola. Ecco: ricordando Peppino e il lavoro fatto da lui mi occuperò della nuova messa in scena, che voglio dedicare ai giovani. Vedendo per la prima volta Sei personaggi si sentiranno partecipi di una grande avventura teatrale».
Giulio Bosetti

Teatro Donizetti
Dal 10 al 15 aprile 2012
LA COMMEDIA DI ORLANDO
liberamente tratto da Orlando di Virginia Woolf
adattamento teatrale Emanuela Giordano
regia Emanuela Giordano
musiche originali eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra
scene e costumi Giovanni Lichera e Alida Cappellini
con Isabella Ragonese
e con Erika Blanc, Claudia Gusmano, Laura Rovetti e Peppe Bisogno
produzione Compagnia Enfi Teatro

Orlando, intuizione geniale della Woolf, da eroe moderno, racchiude in sè la parte maschile e quella femminile di noi tutti, sempre alla ricerca della felicità, indipendentemente dal fatto di essere uomini o donne, illusi che una maggiore conoscenza dell’altro possa nuovamente aprirci le porte del “paradiso”. Orlando vive, quindi, da uomo e da donna. Attraversa quattro secoli di passioni travolgenti e cupe delusioni, tutte legate alla percezione della vita come un’opera. Ogni individuo deve percepire la sua vita come un’opera, unica, preziosa e irripetibile. Orlando assolve a questa “ missione” come nessun altro. È per questo, forse, che il romanzo della Woolf è tuttora un caposaldo della letteratura, un libro in cui tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, possono ritrovare una ragione di emozione, di corrispondenza, di divertimento. Questa messa in scena mira a riportare Orlando alla sua veste naturale di commedia, di grande, vivacissimo gioco, dove, con il pubblico e per il pubblico, si esalta l’intreccio, l’acutezza della parola, la sua musicalità, i suoi rimandi, senza trascurare le sollecitazioni visive che quattro secoli di storia ci consentono di evocare: il castello di Orlando, Costantinopoli, l’altipiano abitato dai gitani, feste, banchetti, matrimoni, partenze e addii…

Teatro Donizetti
Dall’8 al 13 maggio 2012
DONKA. Una lettera a Cechov
scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca
scene Hugo Gargiulo
costumi Giovanna Buzzi
musiche Maria Bonzanigo
luci Daniele Finzi Pasca
video Roberto Vitalini
con Sara Calvanelli, Rolando Tarquini, Beatriz Sayad, Moira Albertalli, Helena Bittencourt, David Menes, Karen Bemal e Veronica Melis
produzione Teatro Sunil
in coproduzione con Chekhov International Theatre Festival, Théâtre Vidy-Lausanne, Inlevitas – Finzi Pasca & Hamelin Company

Dopo la poesia di Nebbia nel 2008 e il fascino di Rain nel 2009, torna al Teatro Donizetti la compagnia di Daniele Finzi Pasca con la sua ultima produzione: Donka. Una lettera a Cechov. «Sono un collezionista di attimi, di dettagli, di piccoli particolari. Il mio teatro è fatto di immagini che si sovrappongono, che spesso non raccontano in modo lineare. È un continuo alludere, fingere che certe cose siano successe per davvero. Amo i silenzi, le pause, i momenti di sospensione, forse perché fondamentalmente cerco da anni stati di leggerezza. Ho deciso di scoprire Cechov allo stesso modo, andando alla ricerca di particolari, di dettagli, nella sua vita, nelle pagine dei suoi scritti e non solo. Ho pensato di dare forma ai silenzi contenuti nelle note dei suoi diari e di creare immagini partendo dalle sue annotazioni. Poi ho cercato vite parallele alla sua nel giardino di casa mia, perché è il solo modo che conosco per raccontare storie, scavando sotto le rose alla ricerca di un tesoro. Cechov amava pescare, andava a pescare per poter ragionare, riflettere tranquillamente. Ci sono pesci che si prendono in profondità, non si usano galleggianti, ma si fissa all’estremo della canna un campanellino. Donka è il nome di quei campanellini, uno di quegli strumenti con i quali Cechov usava disporsi alla meditazione. In questo spettacolo ci saranno oggetti sospesi ad una tragica fragilità che lentamente si scioglieranno come ghiaccio al sole, come cera che fonde. Ci saranno equilibri precari danzati dai nostri interpreti, ci saranno clown decadenti, poetici, elegantemente decadenti. Ci sarà il respiro di una fisarmonica e l’eco di un coro. Ci sarà tanto bianco, forse del blu e poi delle macchioline di sangue, piccole e nascoste, come le tracce di quella malattia che ha lentamente consumato, a colpi di tosse, lo scrittore. Ci saranno letti di ospedali di campagna, corvi e altri uccelli, vento tra le fronde, un bambino con una febbre che gli brucia nel petto, il suono di una campana, uomini nascosti sotto le lenzuola, attori che discorrono come discorrono gli attori, forse un incendio, un poco di solitudine, un giardino, un lago, un sonaglio che agitandosi indica che un pesce finalmente ha abboccato».
Daniele Finzi Pasca
 

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