Assemblea nazionale di confindustria

“L’orgogliosa amarezza della Marcegaglia Lo strappo di Fiat ferisce l’Italia”

Le reazioni degli industriali bergamaschi presenti alla riunione annuale degli imprenditori a Roma

Una “relazione ampia, pacata nei toni, obiettiva”. Così gli industriali bergamaschi definiscono l’intervento di Emma Marcegaglia, presidente nazionale di Confindustria, all’assemblea annuale degli imprenditori. Una relazione che è piaciuta molto anche perché ha rivendicato “un’orgogliosa amarezza”. L’amarezza è per l’imminente uscita di Fiat da Confindustria, l’orgoglio è per rivendicare il ruolo attivo svolto nell’economia, nello sviluppo e nella crescita dall’associazione che riunisce in Italia 150mila imprese.
“Una relazione equilibrata che mi è piaciuta molto per i toni usati, perché ha rammentato i traguardi raggiunti in questo ultimo anno e per gli obiettivi che ha posto per il futuro – commenta Carlo Mazzoleni, presidente di Confindustria Bergamo –. Marcegaglia non ha mancato di fare autocritica, ma ha anche sottolineato come le indicazioni emerse dall’Assise di Bergamo siano un faro, una luce sulle linee guida per il futuro di Confindustria con delle priorità condivisibili: le liberalizzazioni, la semplificazione, la riforma fiscale e le infrastrutture”.
Mazzoleni non vuole commentare il possibile abbandono di Confindustria da parte di Fiat, ma precisa: “Credo sia da riconoscere il grande lavoro svolto dal vicepresidente Alberto Bombassei per l’ammodernamento delle relazioni con le confederazioni sindacali. Solamente con relazioni sindacali aggiornate e al passo con i tempi possiamo essere competitivi”.
Sulla stessa linea è anche Alberto Barcella, presidente Confindustria Lombardia, che sottolinea come “le priorità indicate da Emma Marcegaglia siano le condizioni necessarie per far ripartire la crescita nel nostro Paese, altrimenti l’Italia sarà condannata ad un lento ma costante declino. Nella sua relazione ampia, pacata nei toni, obiettiva, la presidente ha riconosciuto i meriti del Governo così come ha rimarcato le mancate riforme che sono indispensabili non solo per le imprese ma per il Paese”. E l’abbandono di Fiat? “Se avvenisse sarebbe un dispiacere per Confindustria, ma credo che l’associazione debba privilegiare tutte le imprese, sia grandi sia piccole. Anche se Fiat è un nome che evoca un passato glorioso e un esemplare impegno in passato in Confindustria, la nostra associazione deve seguire la propria linea”.
Alla sua 25ª assemblea Mario Mazzoleni, già presidente di Confindustria Bergamo e Confindustria Lombardia, elogia la relazione di Emma Marcegaglia: “indovinata nei toni, fermi ma non aggressivi, obiettiva nel riconoscere i pochi meriti al Governo, e decisa a proseguire sulla scia di quanto era emerso alle Assise di Bergamo”. Franco e schietto il giudizio di Mario Mazzoleni in merito alle indiscrezioni che vedrebbero il Lingotto fuori da Confindustria. “Quando Marcegaglia ha parlato a braccio, tutti abbiamo capito che il suo stato d’animo era provato. Lo strappo è nell’aria, il disimpegno di Fiat da Confindustria è l’addio all’Italia e questo è il passaggio che amareggia di più. Ma la nostra associazione di industriali non fa distinzione tra imprenditori piccoli, medi e grandi. Non è al servizio di nessuno, né tantomeno prende ordini da alcuno. Alberto Bombassei in questo ultimo anno ha raggiunto traguardi importanti con le confederazioni sindacali. Credo che nella vita però non ci siano solamente i profitti, esiste anche la riconoscenza. Fiat ha avuto momenti difficili in passato e se è riuscita ad uscirne è grazie al lavoro di squadra che tutti in Confindustria hanno fatto per la fabbrica di Torino. Spiace per Fiat, ma condivido l’orgogliosa amarezza della Marcegaglia”.
Sulla stessa linea anche Andrea Moltrasio, già vicepresidente nazionale di Confindustria: “C’è un’amarezza che coinvolge tutti. La Fiat è stata un’industria di riferimento per tutto il Paese. Non riesco a capire se sbaglia Fiat, se sbagliamo noi di Confindustria, o se sbagliamo entrambe. Credo però che in questi ultimi anni se non ci fosse stata Confindustria a trattare con i sindacati la crisi avrebbe lasciato ferite ben più profonde sull’economia italiana. Questo è un merito che credo si debba riconoscere pienamente a Confindustria. La nostra associazione riunisce 150mila imprese: la coesione sociale, il sistema Paese, lo sviluppo si costruisce in rete, anche con questi interventi nel locale che hanno salvato posti di lavoro. Credo sia necessario lasciare passare un po’ di tempo e mi auguro che questo strappo si possa ricucire a breve”. Anche la relazione di Marcegaglia secondo Moltrasio va letta in questo senso. “Ho avuto un’impressione molto positiva di questa assemblea – afferma – è stata un’occasione per rimarcare degli obiettivi che sono alla portata del sistema paese. Non sono stati fatti degli ultimatum, ma sono state avanzate proposte, suggerimenti, idee che indicano che ce la possiamo fare come Paese. È emersa un’idea positiva che farà molto bene a tutti”.
Per Matteo Zanetti, membro di giunta della Camera di Commercio di Bergamo, la relazione della Marcegaglia è stata “pacata nei toni, nel contempo cruda nell’analisi. C’è consapevolezza di aver perso tempo per attuare le riforme. Non è più tempo di attese servono importanti interventi per il Paese: la riforma fiscale, le infrastrutture e la semplificazione”. E sulla Fiat aggiunge: “Se l’indiscrezione fosse confermata, sarebbe una grave perdita per l’intero Paese”.
Per Pierluigi Viscardi, presidente di Piccola Industria di Confindustria Bergamo, la Fiat “sta vivendo un passaggio molto delicato. Ma non si può chiedere a Confindustria solo benefici e aiuti, la nostra associazione non deve difendere interessi di pochi, ma sta indicando una prospettiva lungimirante per la crescita e quindi per il benessere dell’intera nazione. Ci sono due passaggi che mi sono piaciuti molto nella realzione di Marcegalia: quello riservato ai giovani e l’altro che confrontava l’Italia con gli altri paesi europei, come la Germania. Il presidente ci ha esortato ad essere uniti per uscire dalla crisi indicando delle priorità necessarie per il Paese”.

 

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