“La paura non manca, Yara poteva essere nostra figlia”
Parlano le mamme in visita alla camera ardente alla casa di riposo. “Fa pensare ogni giorno questa brutta storia. Una ragazzina normale, meritava di sorridere ancora”.
Nessuno le ha contate le mamme arrivate alla camera ardente di Yara Gambirasio nella mattinata del 26
maggio, alla casa di riposo Serena. Ma erano davvero tante, sono ancora tante. Alcune con il passeggino del figlio più piccolo, altre tenendo per mano la propria bambina. Qualcuna stringendo un fiore, lasciato sui banchi della chiesa della casa di riposo, che fa da camera ardente per il feretro bianco della giovanissima ginnasta. Una mamma giovane, 28 anni, si asciuga le lacrime di fronte alle telecamere della Rai che le chiedono un commento, all’uscita su via Papa Giovanni XXIII: "Un’emozione fortissima entrare lì, con quella bara bianca e la foto di Yara che nessuno aveva mai visto". Un’altra mamma, circa 40 anni, stringe per mano il figlioletto, il secondo, che ha appena imparato a camminare. "Il 26 febbraio, quando l’han ritrovata, non volevo crederci. In fondo in fondo c’era ancora una speranza che Yara fosse ritrovata viva. Invece è finito tutto a Chignolo. Uno strazio. Questa brutta storia mi fa pensare ogni giorno". Tutti i genitori di Brembate Sopra si sentono genitori di Yara. E’ così anche a Ponte San Pietro, Ambivere, Mozzo, Palazzago, e non solo naturalmente. Nessuno esagera se dice che è così in tutta Italia. "E’ così – aggiunge una mamma – perchè poteva essere la bambina di tutti noi, quei bambini che mandiamo in piscina, che mandiamo in palestra, che lasciamo giocare al parco. E la paura non c’è, così come l’affetto per Yara".




















































































































