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“Alla Lombardia il primato delle morti sul lavoro Manca la cultura della sicurezza”

Nel primo trimestre del 2011 ci sono state 114 vittime contro le 91 del 2010. La maglia nera spetta alla nostra regione con 14 incidenti mortali. Colpiti soprattutto il settore edile e agricolo.

«Siamo consapevoli del fatto che il primo maggio sia, e debba rimanere, un giorno di festa. Ma per chi si occupa di sicurezza è inevitabile compiere una riflessione per commemorare chi al lavoro ha perso la vita». A dirlo è il presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering, Mauro Rossato. Purtroppo le morti bianche sono e rimangono cronache e tragedie quotidiane. E la situazione quest’anno sembra continui a peggiorare. Nel primo trimestre infatti, le vittime sono aumentate del 25 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010 (da 91 sono passate a 114). Recentemente, poi, nella settimana che va dal 18 al 24 aprile, nel nostro Paese hanno perso la vita ben 17 lavoratori.
E questo è solo uno degli ultimi e più tristi capitoli narrati attraverso i dati raccolti ed elaborati dal nostro Osservatorio Sicurezza sul Lavoro. Inevitabile, dunque, che sia lo sconforto a vincere in questa giornata per chi opera nel settore della tutela e della formazione dei lavoratori. Perché le sciagure si ripetono quotidianamente e più volte al giorno, da Nord a Sud, in un dramma che, appunto, non conosce confini.
Così, a fine marzo, sullo scoraggiante podio delle regioni che contano il maggior numero di vittime, accanto alla maglia nera della Lombardia (16 morti) e all’Emilia Romagna (15), ci sono anche il Piemonte (14), la Sicilia (11), la Campania (9) e il Veneto (7). Una vera emergenza che pare continui ad essere sottovalutata, nonostante le discipline molto chiare sul fronte della sicurezza in ogni settore. Nonostante i percorsi di formazione disponibili, talora addirittura gratuiti, o in parte finanziati dalle pubbliche amministrazioni per chi opera in condizioni di rischio quotidiano.
Sì, perché le leggi ci sono e devono (dovrebbero) essere rispettate. A cominciare da alcuni datori di lavoro che, non applicando le norme di sicurezza danneggiano anche chi invece le rispetta e creano situazioni di sleale concorrenza. Spetta infatti ai datori di lavoro il compito di indirizzare i collaboratori ad operare con professionalità e nel totale controllo delle proprie azioni. Ma è evidente, dal gremito diario delle morti bianche, che vi sono delle gravi lacune.
E non si tratta di mancanze a livello normativo – la disciplina c’è ed è esaustiva in materia – bensì di cultura della sicurezza. La conferma, del resto, giunge dalle statistiche dell’ Osservatorio Sicurezza sul Lavoro. Uno stillicidio, soprattutto nel settore edile e in agricoltura. E a testimoniarlo sono ancora i dati di quest’anno. Nel primo trimestre 2011 il 35,1 per cento delle vite si è spezzata proprio nei campi con punte del 46,2 per cento a Nordest, nei cantieri il 22 per cento.
Ma il dato più disarmante è che sono i lavoratori più esperti quelli che con maggior frequenza entrano nell’epigrafe delle morti bianche. Ciò significa che l’esperienza contribuisce ad abbassare pericolosamente i livelli di guardia e, contemporaneamente, fa presumere che il supporto formativo continuo sia a dir poco carente. Le trincee del lavoro sono troppo esposte al rischio di infortuni mortali. E gli appelli alla sicurezza, anche quelli più forti ed eclatanti da quello del Presidente della Repubblica a quello del Papa, sembrano non essere sufficienti a creare delle barricate efficaci in tal senso.
Per questo sarebbe opportuno invocare una strategia concreta che parta dalla classe dirigente politica del Paese. Che imponga il rispetto degli obblighi e dia seriamente applicazione agli strumenti sanzionatori per dissuadere chi ne ha la responsabilità dal disertare le basilari norme di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sarebbe un buon inizio se tutto questo cominciasse il primo maggio».
 

Commenti

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  1. Scritto da tartassati Zzzzzzzz

    Per Antonio:Cantieri Edili “tartassati” dove?! Ma vatti a fare un giro per le Valli,nei cantieri edili e vedrai quanti in regola con le norme antiinfortunistiche ne trovi…

  2. Scritto da ol Tone Geometra.

    @ 8 Tone,prima de dí che l’articol lé scrich mal va ha fa ú gir pér Canter,e ardés ngiro mpo:dópo men riparla. Dai Tone de brao

  3. Scritto da wids

    forse perchè in lombardia si lavora di più

  4. Scritto da Tom

    Il Problema è gravissimo le Regole ci sono,ma i controlli che le Regole vengano rispettate chi li fa,quando e come?

  5. Scritto da Manuela

    Spesso noto che alcuni operai non indossano volontariamente le attrezzature di sicurezza…ma davvero servono i controlli delle Regole? Dovrebbe essere il lavoratore che tutela e salvaguardia la sua incolumità. Quando purtroppo scappa il morto non è sempre colpa delle aziende che mettono a disposizione idonee attrezzature….per non essere utilizzate…

  6. Scritto da Ugo B.

    dispiace sempre quando ci sono morti sul lavoro…………
    pensiamo anche a quelli che non sono abituati a far fatica che muoiono di mal di cuore…………o viceversa, per paura di morir di mal di cuore si fanno passare per invalidi…………………..

  7. Scritto da Terù

    A Palemmo non si muore x colpa dei ponteggi

  8. Scritto da antonio

    + infortuni in Lombardia perchè più lavoro rispetto alle altre regione….. questo non deve significare come fa intendere l’articolo che in Lombardia c’è una minore attenzione per la sicurezza rispetto alle altre regioni…. anzi a livello di prevenzione le ditte che lavorano in lombardia sono tra quelle più tartassate e controllate, quindi sarebbe bene scrivere l’articolo in modo + corretto, magari accompagnato dal n° di cantieri per regione…… almeno si avrebbe un quadro + chiaro e corretto

  9. Scritto da marilena

    per 3 manuela. L’operaio non usa le attrezzature per risparmiare tempo e il tempo chi glielo misura?

  10. Scritto da Cicce Fraina

    La cultura del rispetto delle regole parte dall’alto, se abbiamo un capo del goverrno che alle regole è insofferente, un ministro delle finanze che dice che non possiamo più permetterci di avere diritti e spendere in “sicurezza” un presidente della regione che non ha rispettato le regole della presentazione delle liste elettorali ma pretende di avere diritto di governare perchè è stato comunque eletto non possiamo pensare che il manovale o l’apprendista si pongano il problema.

  11. Scritto da !

    @3 cara Manuela,prova ad essere assunta con uno dei nuovi contratti di lavoro a tempo determinato,ed in piu da dipendente esigere la Sicurezza sul Lavoro dai datori di lavoro…!

  12. Scritto da GOISIS BRUNO

    LAVORIAMO IL DOPPIO DI CHIUNQUE PER POTER PORTARE A CASA QUALCOSA DI PIù.BUON PRIMO MAGGIO E STì AL OCCHIO……..

  13. Scritto da abc

    il primato ha origine dal fatto che c’è più lavoro e meno sommerso. E allora i numeri diventano ufficiali. E’ però vero che caporalato e nero sono anche qui. Poi sulle cronache si legge “morto al primo giorno di lavoro”…Già…solo perché in questo modo i datori mettono le mani avanti…e le vittime? erano in procinto di essere regolarizzate..E chi ci crede? Vero è che il precariato non favorisce neppure in sicurezza, in regole certe, in tutele: anche percgé se il precario parla..fuori subito!