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Superman smette di essere americano

Nell'episodio "The Incident" del numero 900 di "Action Comic" Superman decide di prendere le distanze dal nazionalismo americano.

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Superman rinuncia alla cittadinanza americana. Dopo aver fatto un viaggio a piedi (e non in volo come si muove di solito) nella episodio intitolato "Grounded", nel numero 900 del fumetto "Action Comics" fa l’annuncio straordinario: smette di essere cittadino americano per diventare cittadino del mondo. Nato sul pianeta Krypton, prima della sua esplosione era stato spedito sulla Terra. Tecnicamente Superman è quindi un alieno immigrato, ma il supereroe è sempre stato un simbolo dell’orgoglio a stelle e strisce, sotto lo slogan di "giustizia, verità e stile americano".
Nell’episodio "The Incident" del numero 900 di "Action Comic" Superman decide di prendere le distanze dal nazionalismo americano: va a Teheran e partecipa a una manifestazione non violenta contro il regime iraniano. Al suo ritorno si confronta con il consigliere alla sicurezza nazionale del presidente, molto irritato dalla partecipazione si Superman alle proteste in Medio Oriente e ancor più dalle conseguenze: Teheran ha preso l’azione del supereroe come un’espressione della volontà del presidente americano e addirittura come un atto di guerra da parte degli Stati Uniti.
Superman decide così di rinunciare alla cittadinanza americana per continuare a impegnarsi come supereroe a livello globale. "Giustizia, verità e la via americana non sono più abbastanza" dice il supereroe, sganciandosi dal nazionalismo per dare respiro mondiale ai valori di cui si fa portavoce. Per anni simbolo della "verità, della giustizia e della american way of life" Superman ha minacciato di rinunciare alla sua nazionalità statunitense, provocando l’ira dei commentatori più conservatori. A provocare l’inattesa decisione dell’Uomo d’Acciao, nell’ultimo numero delle sue avventure pubblicato dalla Action Comics, sarebbe il governo iraniano, che definisce la sua (non violenta) partecipazione alle manifestazioni antigovernative come un "atto di guerra" per conto dell’Amministrazione: "Sono stanco che le mie azioni vengano interpretate come politica statunitense", commenta Superman. Anche se il supereroe non mette in atto la sua minaccia anagrafica, la destra americana ha reagito con sdegno: "Crede nella neutralità svizzera o nell’interventismo britannico? Se non crede all’America, non crede a nulla", scrive Jonathan Last su The Weekly Standard. Va notato che in una storia pubblicata nel 1974 Superman – creato nel 1938 dallo statunitense Jerry Siegel e dal canadese Joe Shuster – ricevette la nazionalità di tutti gli Stati Membri dell’Onu.

(da lastampa.it)
 

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