BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Colonnello Bellini, in un libro il rapimento in Iraq

Intervista al colonnello dell???aeronautica Gianmarco Bellini, 52 anni, decorato con la medaglia d???argento per l???eroico comportamento durante la prima guerra del Golfo nel 1991.

Più informazioni su

Prima la passione per il volo, poi quella per la scrittura. Un po’ come Antoine de Saint-Exupéry, l’aviatore che scrisse “Il Piccolo Principe”. “Notte in Arabia. Vita e storia di Gianmarco Bellini” (scritto da Francesco Di Domenico, edito per i tipi della Boopen, 12 euro) non è certo una favola. Il colonnello dell’aeronautica Gianmarco Bellini, 52 anni, decorato con la medaglia d’argento per l’eroico comportamento durante la prima guerra del Golfo nel 1991, in cui fu prigioniero per 47 giorni con il capitano Maurizio Cocciolone, è stato ospite venerdì 29 marzo all’Istituto tecnico aeronautico “Antonio Locatelli” di Bergamo.

Colonnello, perché ha deciso di affidarsi alla parola scritta dopo vent’anni da quei fatti?
“La verità su quella notte, quando il nostro aereo, dopo aver portato a termine la nostra missione, fu colpito e fummo fatti prigionieri è stata spesso travisata, raccontata male, addirittura stravolta da parte di chi non era a conoscenza della realtà. Era quasi un obbligo morale che avevo nei confronti del mio Paese e della mia passione legata la volo. Insomma mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa. Volevo un po’ di pace nella mia vita”.

Qual è il messaggio che vuole dare con questo volume?
“L’ho scritto pensando ai giovani di oggi, perché spesso il nostro Paese è impegnato in missioni di pace e non si capisce quale ruolo possono avere le nostre forze militari. Vorrei che i ragazzi di oggi capissero che ci sono degli obblighi, delle regole e delle responsabilità, non solo nella nostra società, ma a livello internazionale che vanno rispettate”.

Che ricordo ha di quella notte? Ci pensa spesso?

“Avevamo portato a termine una missione. Avevamo colpito il nostro obiettivo. C’era molta paura,
molta tensione prima del volo. Una volta seduto sul mio sellino tutto è svanito. Eravamo ben addestrati, sapevamo qual era il nostro compito che ci era stato affidato dall’Onu. Nella prigionia ho temuto spesso per la mia vita, lo ammetto. E spesso, nei momenti di prova, rammento quei giorni e affronto tutto con forza”.

Crede che ne sia valsa la pena a distanza di anni?

“Noi siamo dei servitori dello Stato, abbiamo l’obbligo di portare a termine missioni e impegni che la nazione si è presa anche in campo internazionale. Non dimentichiamoci che il Kuwait era stato invaso da un dittatore come Saddam Hussein. Il nostro compito era di liberare un popolo da un invasore. La prima guerra del Golfo ha avuto come vincitore la libertà di uno stato che aveva subito un’invasione. Non mi sembra poco”

È ancora in contatto con capitano Cocciolone che fu fatto prigioniero con lei?
“Io sono a Napoli, Cocciolone è a Roma, ma ci sentiamo spesso. L’ho sentito telefonicamente settimana scorsa e poi ci teniamo in contatto con le mail. Quando si vivono certe esperienze insieme è difficile perdersi di vista”.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Pinato

    Rapito??? Mi sembra una mistificazione bella e buona era un militare in combattimento mica un civile, è stato abbattuto e fatto prigioniero…cosa vuol dire rapito? cercavate il titolone o si disinforma?

  2. Scritto da s.r.

    Che cosa ha questo libro di particolare per meritare tanto spazio? C’è una valutazione di merito o c’è qualche ragione “ideologica”? E comunque chi ha scritto l’articolo mi sembra mostri simpatia per una tesi. Non credo che sia compito di un giornalista prendere parte.

  3. Scritto da La Redazione

    Tanto spazio in che senso, gentile lettore s. r. (commento2) ? La presentazione di questo libro avvenuta a Bergamo è stata pubblicata nelle cosìddette news centrali, non è mai stata in apertura di giornale, ci mancherebbe. Detto questo stiamo parlando di un libro scritto dal primo militare italiano fatto prigioniero da un esercito “nemico” (perchè tale era ufficialmente, al di là delle opinioni personali) dalla fine della Seconda Guerra mondiale ad oggi. Nulla di particolare? Non ci pare.

  4. Scritto da cristinelli mario

    chissà cosa aveva di eroico il gesto di un esaltato con bombe a bordo ,
    che entrava nello spazio aereo di una nazione che non minacciava certo la nostra di nazione…

  5. Scritto da il polemico

    @4.beh,non credo si possa definire un esaltato la persona che come lavoro sceglie l’esercito,e se poi gli ordini erano quelli,che facciamo?’obbediamo a nostro piacimento?effettivamente l’iraq non minacciava l’italia,almeno non ancora,però un regime che appoggiava chi fa attentati in europa…mi scusi,ma credo che qualcosa andasse fatto.
    comunque mi associo agli altri commenti,non vedo nessun eroismo in chi viene abbattuto alla prima missione