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Pmi, cresce la voglia di innovazione fotogallery

All???assemblea della Piccola Industria di Confindustria Bergamo presentati i risultati della ricerca sugli asset intangibili.

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E’ un deciso cambio di marcia quello che ha intrapreso la Piccola Industria di Confindustria Bergamo lanciando diversi progetti con l’obiettivo di aiutare gli associati ad essere più competitivi e pronti a cogliere tutte le opportunità generate da un’economia in rapida trasformazione in un contesto sempre più complesso. Fulcro di tutto è l’innovazione, o meglio la “open innovation”. “In un mondo come quello attuale – ha spiegato il presidente Gianluigi Viscardi durante l’assemblea di mercoledì – dove la conoscenza viene largamente diffusa e distribuita, le aziende compreranno, condivideranno o concederanno in licenza le innovazioni attraverso scambi con altre aziende. Così anche le invenzioni sviluppate internamente ma non utilizzate dovrebbero essere meglio sfruttate attraverso contratti di licenza e joint-venture”.
Insomma è finito il tempo dei segreti, perché al giorno d’oggi le informazioni possono essere trasferite in modo talmente facile che sembra impossibile bloccarle, quindi se questa è la tendenza è meglio capire come sfruttarla al meglio. “Abbiamo un esempio molto positivo – ha proseguito – quello del Consorzio Intellimech per la meccatronica”.
Serve però innanzitutto la capacità di riconoscere e potenziare l’innovazione. Di qui l’iniziativa principale della Piccola Industria, quella legata alla valorizzazione degli intangibili, cioè quei fattori chiave che, pur non comparendo in bilancio, sono determinanti. Un primo passo concreto è il ciclo di incontri sui temi dell’innovazione e del capitale umano che ha comportato anche una ricerca su 27 aziende. Si affiancano altre iniziative formative quali il laboratorio per utilizzare al meglio il “cruscotto aziendale 3.0”, software di autovalutazione che comprende fattori intangibili come la capacità innovativa e il know-how, il percorso di crescita in finanza d’impresa e relazioni bancarie e le giornate formative su “Punti di debolezza e traguardi delle pmi” su temi quali la corretta capitalizzazione e la valutazione d’impresa.
Dall’indagine, condotta da Bip, Business Integration Partners, emergono note positive insieme ad alcune criticità.
In generale, hanno spiegato gli esperti, si tratta di aziende che non competono sul prezzo, ma puntano sulla qualità del prodotto e sull’eccellenza. La creatività non è il problema e nemmeno la flessibilità rispetto alle esigenze della clientela, più carente invece la capacità di gestire in forma organica l’innovazione, che resta un patrimonio informale, difficile da condividere e di cui a volte si perde la memoria. Gran parte della spinta innovativa arriva direttamente dall’imprenditore, spesso di prima generazione, e si profila quindi una difficoltà nel passaggio del testimone. Inoltre l’apporto dei dipendenti non appare sempre valorizzato e resta più legato a miglioramenti di processo e i vantaggi dell’innovazione non vengono chiaramente evidenziati in termini di profitto. In molti casi le conoscenze restano nella testa delle persone ed è sottovalutato il rischio della perdita di queste conoscenze. Inoltre non è ancora del tutto compreso il vantaggio, almeno teorico, di migliorare, grazie all’esplicitazione degli asset intangibili, anche l’accesso al credito.
Pur con questi limiti è comunque evidente la forte propensione innovativa delle piccole e medie imprese, come dimostrano anche i casi presentati dai protagonisti della tavola rotonda, moderata da Sebastiano Barisoni, caporedattore Radio24 – Il Sole 24ore, Claudia Persico, amministratore delegato divisione rotazionale Persico spa, Franco Acerbis, presidente Acerbis Italia spa, e Giulio Guadalupi, vice president operations Vin Service srl.
 

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