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Il caro-gasolio penalizza l’agricoltura

Il caro gasolio rischia di mettere in ginocchio la nostra agricoltura: ?? la denuncia di Abia circa le difficolt?? delle imprese agromeccaniche e delle imprese agricole bergamasche.

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Il caro gasolio rischia di mettere in ginocchio la nostra agricoltura: è la denuncia di Abia circa le difficoltà delle imprese agromeccaniche e delle imprese agricole bergamasche che ricorrono alla lavorazione dei terreni “in conto terzi”. Costi del servizio ancora calmierati, ma destinati a salire in assenza di interventi governativi.
I continui rincari del prezzo del greggio e dei suoi derivati fanno aumentare l’indice generale dei prezzi al consumo non solo in relazione a comparti strettamente legate all’uso dei carburanti, quale quello degli autotrasporti, ma provocano rilevanti ripercussioni anche in agricoltura: la denuncia viene da Abia, Associazione Bergamasca delle Imprese Agromeccaniche.
In Bergamasca, come è noto, la quasi totalità delle aziende agricole professionali di pianura ricorre ai servizi in conto terzi realizzati dalle imprese agromeccaniche, cui vengono affidate regolarmente una o più fasi della lavorazione dei terreni. “I contoterzisti – fa notare Enzo Cattaneo, direttore di Abia – sono i primi a subire gli effetti negativi di questa corsa del petrolio in quanto questi ultimi vanno a gravare sui già scarni bilanci delle loro imprese, costrette tra l’altro a saldare le forniture di gasolio agricolo pressoché alla consegna. Fino ad oggi le imprese agromeccaniche hanno deciso di mantenere i costi dei servizi ancora calmierati, ma questi sono destinati a salire in assenza di interventi governativi”.
Ciò che chiede la categoria dei contoterzisti, affiancata in questo dalle principali espressioni del mondo agricolo organizzato, è un intervento concreto da parte del governo. “Servono misure rapide ed efficaci – afferma Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale degli agromeccanici aderenti a Confai – per contenere l’ingente spesa dei carburanti che grava sul sistema agroalimentare. La nostra associazione ha stimato che, per il corrente anno, la forbice riguardante l’aumento del costo dei carburanti per ogni impresa agromeccanica vada da 15mila a 50mila euro a seconda del giro d’affari e del tipo di operazioni colturali effettuate, con impennate anche superiori per le aziende che gestiscono filiere complesse di essiccazione, stoccaggio e prime lavorazioni di mais e cereali”.
“Ci attendiamo un provvedimento responsabile dal governo – aggiunge Bolis – come l’introduzione di un bonus sugli acquisti di gasolio agricolo o l’azzeramento dell’accisa per almeno i prossimi 12 mesi. Senza alcun aiuto concreto le imprese agromeccaniche dovranno aumentare le tariffe, che si ripercuoteranno inevitabilmente sui costi delle imprese agricole, peraltro già critici. Le nostre imprese vorrebbero evitare di percorrere questa strada, consapevoli delle difficoltà economiche del settore, ma se perdurerà questo stato di cose, saranno obbligate ad aggiornare in aumento i listini delle lavorazioni per mere ragioni di sopravvivenza”.
Abia esprime infine solidarietà per un altro comparto agricolo, oltre a quello dei seminativi, particolarmente colpito dagli effetti del caro gasolio: si tratta del florovivaismo, gravato da un’accisa particolarmente onerosa applicata sul gasolio usato per riscaldare le serre. “Questo balzello – conclude Bolis –, unito all’andamento del mercato del greggio, rischia di costringere alla chiusura decine di aziende florovivaistiche nella sola Bergamasca”.
 

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