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Yara, la lunga attesa della verit?? “Un omicida che sembra volatilizzato”

Le parole pessimistiche di un investigatore che per?? non si rassegna. Battuta ogni possibile pista, ma dal 26 novembre mancano elementi capaci di fare chiarezza.

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E’ uno di quegli investigatori che ormai da quasi cinque mesi stanno lavorando, giorno per giorno, alle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio. Lo incontriamo nei pressi della procura di Bergamo in compagnia di altri colleghi. E c’è poco da dire. Allarga le braccia l’investigatore: "Un caso incredibile, sembra quasi di essere di fronte ad un assassino (la parola utilizzata è un’altra, molto più pesante, ndr) che si è volatilizzato. Proprio scomparso nel nulla".
In poche parole l’investigatore fornisce il riassunto di oltre quattro mesi di apprensione per la scomparsa, le ricerche, le indagini a tappeto di polizia e carabinieri. Poi il ritrovamento del corpo, la certezza del dramma caduto sulla famiglia Gambirasio, ma anche la speranza che potessero emergere prove utili, anche nell’immediato, per andare a prendere l’assassino della piccola Yara. Invece niente. Quasi cinque mesi (che cadranno martedì 26 aprile), senza una svolta. Un caso difficile fin dall’inizio, senza che vi fosse una sola traccia della ragazzina. Senza che nessuno che abbia visto qualcosa di decisivo, qualcosa in grado di indirizzare sulla strada giusta gli investigatori. Un caso difficile anche in queste ore, mentre il corpo di Yara è a disposizione dei medici legali da quasi due mesi.
"Come volatilizzato": la definizione, migliore, incontestabile, per chi ha compiuto un crimine orrendo. Ma chi dà quella definizione è anche chi non si rassegna. Quasi cinque mesi di lavoro: furgoni bianchi passati al setaccio in lungo e in largo nella Bergamasca, celle telefoniche analizzate, filmati delle telecamere visionati con cura, dna prelevati, interrogatori nella speranza di trovare qualcosa, un filo utile da tessere per arrivare a chi, alle 18,55 del 26 novembre, spense o fece spegnere il cellulare della ragazzina. Una mole di lavoro enorme che già in partenza, si sapeva, rischiava di non portare a nulla. Ma tutti coloro ai quali contestiamo e abbiamo contestato la mancanza di risultati restano concentrati, al loro posto, nella speranza che una svolta arrivi. Come loro sperano i familiari, che vogliono verità, sperano i brembatesi e tante altre persone che tengono impressa dentro di se l’immagine della piccola Yara.

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