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Quel Don Chisciotte a Pittsburg ci tiene col fiato sospeso

"The Next Three Days", thriller dai toni epici: il cavaliere protagonista ?? davvero senza macchia e senza paura?

Prima il cinema e poi la pizza. Prima il buio della sala cinematografica e lo sguardo muto rivolto allo schermo eloquente, poi le luci e il chiassoso brusio della pizzeria dove si impastano e sfornano chiacchiere e commenti di ogni tipo, molti scaturiti proprio dal film appena visto. Il rituale di tanti amici italiani, a volte infrasettimanale a volte weekendaro, consente di prendere una pellicola come punto di partenza per riflessioni, più o meno impegnate. Vogliamo chiamarli “appunti di vista”?

THE NEXT THREE DAYS (Stati Uniti, drammatico, 2010) regia e sceneggiatura di Paul Haggis. Con Russel Crowe, Elizabeth Banks, Ty Simpkins, Liam Neeson.
Don Chisciotte a Pittsburg – Sentimenti misti per questo film condotto dal regista con mano sicura, che si presenta come un thriller drammatico – per la suspence e i ritmi veloci metodicamente alternati – ma sotto sotto forse vorrebbe dirci anche altro. Viziati da centinaia di telefilm polizieschi prima ancora che da thriller di tutto rispetto, riconosciamo subito il genere e non stentiamo ad entrare nel gioco, a riconoscere tutti i ruoli dovuti: l’eroe, la vittima, il poliziotto abile segugio, il poliziotto zelante ma non così abile. Ci sforziamo di comprendere il piano che si va costruendo e magari ne ipotizziamo uno noi stessi. Che faremmo noi con la moglie innocente in galera che tenta il suicidio e un bimbo da accudire, metteremmo una lima nella torta o escogiteremmo qualcosa di più creativo? Presto scatta il meccanismo dei film di genere, poi consumato dai telefilm americani, la lacrima anche quando sappiamo che è tutto finto, l’empatia totale. Fatto sta che finiamo a parteggiare per i più deboli, non importa se stanno infrangendo la legge, e a morderci le unghie di fronte agli imprevisti. Ce la faranno??
Per saperlo bisogna soffermarsi sul protagonista, John Brennan, che insegna letteratura e fa leggere Cervantes ai suoi studenti. E qui fa capolino la chiave del film più interessante, quella che racconta la lotta impari ma senza incertezze contro l’impossibile. Un po’ fantastica, un po’ epica e molto cavalleresca, ecco a Pittsburg la storia di Don Chisciotte, el ingenioso hidalgo, che agisce per difendere i deboli e riparare i torti. In quest’ottica tornano tutti i conti e anche quei tasselli che ci erano parsi traballare (per esempio: che ci voleva alla polizia per bloccare gli ascensori dell’ospedale?). Nulla da stupirsi allora neppure quando il film si rivela ricco di trovate: Brennan è davvero ingegnoso e meno perdente di quel che avevamo temuto. Sul finale si guarderà allo specchio e l’inquadratura ci mostrerà una macchiolina della cromatura che cade proprio sul suo viso: John Brennan alla fine di questa avventura non è più l’uomo di prima, non è più il cavaliere senza macchia.
Dunque Haggis intraprende la via donchisciottesca del “credere nella virtù è più importante della virtù stessa” e per questo non ci importa se ogni tanto aleggia il dubbio sull’innocenza della reclusa. Nella seconda parte del film il regista ci trascina in una sequela di colpi di scena, fino a un passo da quello finale: la ricostruzione effettiva di cosa accadde la sera dell’omicidio che generò l’arresto di Lara Brennan. E quando tutti siamo pronti al trionfo totale del bene, Haggis fa un passo indietro e sembra dire “va bene che siamo al cinema, ma non si può tirare troppo la corda”. Ha scherzato? Ha esagerato, sì, e il genere glielo ha consentito, ma poi ci strizza l’occhio per farci capire che è capace di travalicare il genere stesso. Invece non è così, questo film resta un bel thriller e tanto basta.

 

Commenti

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  1. Scritto da sandro deleidi

    una sola domanda: si può scrivere in maniera così contorta e confusa? Chi legge ha diritto di capire qualcosa o è un optional a piacimento di chi scrive?