BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Rapporto europeo: scolarità italiana ancora da migliorare

In base ai cinque parametri educativi definiti dai ministri dell'Istruzione, il nostro paese ha centrato solo un paio di obiettivi

Più informazioni su

Studenti d'Europa L’Italia è indietro, rispetto agli altri Paesi UE, sull’abbandono scolastico, sulla percentuale di laureati e sull’apprendimento permanente. Sono alcuni dei risultati del nuovo rapporto della Commissione europea sui progressi compiuti nell’UE nel campo dell’istruzione e della formazione, in base agli obiettivi fissati per il 2010. Dai dati emerge che i sistemi educativi degli Stati dell’UE hanno registrato miglioramenti, ma hanno raggiunto soltanto uno dei cinque obiettivi, ossia l’aumento del 37% rispetto al 2000 del numero di laureati in matematica, scienze e tecnologia. Nel 2009 i Ministri dell’istruzione dell’UE hanno stabilito cinque parametri educativi di riferimento da raggiungere entro il 2020.

Il primo riguarda la partecipazione all’educazione della prima infanzia dei bambini tra i quattro anni e l’età d’inizio dell’istruzione dell’obbligo. La tendenza europea ha registrato un aumento del 6% nel periodo 2000-2008; l’Italia figura tra i Paesi con i tassi più elevati, passando dal 100% del 2000 al 98,8 % del 2008, collocandosi già al di sopra dell’obiettivo europeo per il 2020, che è di far partecipare almeno il 95% dei bambini.
Il secondo parametro fissa al di sotto del 15% la percentuale di studenti quindicenni con risultati scarsi nella capacità di lettura, matematica e scienze. La media italiana è aumentata di solo due punti percentuali dal 2000 al 2009, passando da circa il 19% al 21%, restando così in linea con la media europea del 20%.
Il tasso di abbandono scolastico tra i ragazzi nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni dovrebbe scendere sotto al 10% entro il 2020. L’Italia ha registrato un calo, passando dal 25,1% del 2000 al  19,2% del 2009, ma resta comunque al di sopra della media europea (rispettivamente 17,6% e 14,4%).
La percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni con diploma di laurea dovrebbe essere almeno del 40%: questo il quarto parametro, che è anche l’obiettivo principale della strategia dell’UE per la crescita economica e l’occupazione Europa 2020. In Italia la percentuale è passata dall’11,6% al 19% nel periodo 2000-2009, media ben al di sotto di quella europea, attualmente il 32,3%.
L’ultimo obiettivo riguarda la partecipazione all’apprendimento permanente della fascia di popolazione compresa tra i 25 e i 64 anni: la media europea dovrebbe arrivare almeno al 15%. Attualmente è del 9,3%, percentuale superiore a quella italiana che si attesta invece al 6%.  

La maggior parte degli obiettivi per il 2020 sarebbe raggiungibile se gli Stati UE continueranno ad attribuire loro una priorità elevata e a investire in modo efficiente nell’istruzione e nella formazione. Androulla Vassiliou, Commissario responsabile per l’istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, ha affermato: «La buona notizia è che i livelli educativi in Europa si sono innalzati notevolmente». Gli Stati non dovrebbero apportare tagli al bilancio dell’istruzione perché "la spesa per l’istruzione è un buon investimento per l’occupazione e la crescita economica e si ripaga nel lungo periodo" ha aggiunto il Commissario. L’istruzione e la formazione sono infatti tra gli obiettivi centrali della strategia Europa 2020.
Nelle prossime settimane gli Stati europei presenteranno alla Commissione i loro programmi nazionali di riforma in cui fisseranno gli obiettivi nazionali in tema di dispersione scolastica e di laureati, indicando come intendono raggiungere tali obiettivi. La Commissione europea presenterà fra breve nuovi parametri di riferimento per quanto concerne l’occupabilità e la mobilità dell’apprendimento.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.