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Basta tagli alla scuola lombarda: l’appello dell’Anci

Il Presidente del Dipartimento Pubblica istruzione di Anci Lombardia scrive al Ministro Gelmini e dl direttore scolastico regionale Colosio

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«Con i tagli apportati al personale scolastico i Comuni lombardi incontreranno enormi difficoltà nella programmazione 2011/12, soprattutto nelle realtà di minore dimensione demografica o situate in area montana e disagiata». È quanto scrive Pierfranco Maffè, Presidente del dipartimento Pubblica Istruzione di ANCI Lombardia in una lettera spedita al Ministro Gelmini, al Direttore dell’ufficio scolastico della Lombardia Giuseppe Colosio, al Presidente di ANCI Chiamparino e alla Regione Lombardia.

«Il Ministero ha evidenziato, in una lettera, il limitato numero di riduzioni di istituti scolastici operate in Lombardia dal 2008 a oggi, dimenticandosi però che se poco si è fatto  negli ultimi anni, è perché molto si è fatto in passato per razionalizzare. In Lombardia siamo passati da una media di 750 alunni/istituto nel 2000 agli 880 di quest’anno, con un massimo stabilito per legge a 900 unità. E per il prossimo anno sono previste in Lombardia 13mila presenze scolastiche in più, che rischiano di far uscire la Lombardia dai limiti normativi».

«È difficile pensare – continua Maffè – che regioni come la Lombardia possano procedere ad ulteriori ridimensionamenti, essendo ormai prossime al limite massimo previsto dalle norme e avendo provveduto per tempo alla razionalizzazione, senza aspettare il piano programmatico del triennio 2009/12. Chiediamo allora che siano quantificati e pubblicati i risparmi conseguiti in questi anni, con l’accorpamento degli istituti e con l’assegnazione delle reggenze sui 320 posti vacanti di dirigente scolastico in Lombardia, che nel prossimo anno scolastico raggiungeranno quota 500».

«Vogliamo che la suddivisione delle risorse umane e finanziarie disponibili sia equa e operata in base a criteri standard come il rapporto alunni/classe e alunni docenti, su dati accessibili a tutti – conclude Maffè. – Vogliamo che sia valorizzato il merito di quanti non hanno atteso di essere indotti al rispetto delle norme, ma vi hanno provveduto in modo sistematico sin dalla loro emanazione»

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