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Grazia per Elkassim, ?? libero “Finalmente, torner?? a Bergamo”

Scagionato in Italia, accusato dalla Cia di terrorismo, il cittadino italiano di origine marocchina fu prelevato nel 2002 dal servizio segreto americano, portato a Rabat e condannato. Calvario di 9 anni. Parla il suocero, in lacrime.

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Le parole di Aldo Pighizzini, 83 anni, che risponde al telefono dalla sua abitazione di via Baschenis, a Bergamo, sono rotte dalle lacrime. E’ suocero di Abou Elkassim Britel, il cittadino italiano di origine marocchina prelevato tramite una extraordinary rendition dalla Cia nel 2002 a Islamabad e poi rinchiuso in carcere in Marocco, per nove anni. L’accusa del servizio segreto americano? Terrorismo, una sentenza arbitraria, veloce, assecondata dalla giustizia marocchina, a dispetto della giustizia italiana che aveva scagionato il commerciante da ogni accusa già in fase di indagini preliminari. Pochi giorni fa è stato graziato. E’ libero.
“E’ una storia che è durata troppo, che ho fatto fatica a sopportare – dice Aldo Pighizzini -. In Italia avevano detto che era innocente e invece l’abbiamo visto sparire di colpo. Ora, finalmente, gli hanno dato la grazia, è libero. Mia figlia è in Marocco da qualche giorno, per riportarlo a casa. Rientreranno a Bergamo settimana prossima”.
Si chiude un calvario durato nove anni, caratterizzato dalle battaglie di Khadija Pighizzini Britel, la moglie di Elkassim, che si fece sentire a gran voce e tramite cause legali anche con tutti i giornali che definivano il marito “un terrorista”.  Su Islamonline.it è stata la stessa Khadija a scrivere, molto spesso, delle condizioni del marito nelle carceri marocchine.
Residente a Bergamo e cittadino italiano, Elkassim viaggiava molto spesso anche in Pakistan e Afghanistan, per lavoro. La sua vita cambiò a maggio del 2002, quando finì nel mirino della Cia, che lo prelevò da Islamabad trasportandolo in gran segreto a Rabat, senza tener conto in alcun modo della posizione della Giustizia italiana. Un primo periodo di detenzione illegale, un successivo e temporaneo rilascio, un nuovo arresto a Melilla e la condanna a 15 anni di prigione. Ci fu anche l’interessamento di una serie di deputati italiani, tra loro il bergamasco di Rifondazione comunista Ezio Locatelli, che fu più volte capo delegazione in visita in carcere a Elkassim. La richiesta di grazia dei deputati italiani fu poi controfirmata anche dall’allora sindaco di Bergamo Roberto Bruni.
“La notizia della Grazia concessa in Marocco è arrivata tre giorni fa – spiega Aldo Pighizzini -. Mia figlia è in Marocco, tornerà a casa insieme a suo marito”.

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