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“Ciao Vittorio, continueremo a impegnarci per te”

Emanuele Gusmini, di Handala Project Bergamo, appena rientrato dai territori palestinesi, ricorda l'impegno di Vittorio Arrigoni, il volontario ucciso a Gaza.

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Oggi, lunedì si tengono a Gaza i funerali del giovane volontario italiano brutalmente ucciso, Vittorio Arrigoni, "testimonial" della causa palestinese in Italia, un po’ il simbolo di tanti giovani impegnati sul fronte della pace. Lo ricorda Emanuele Gusmini, 28 anni, di Handala Project Bergamo, appena rientrato da quei territori anche lui "per stare con un popolo che ci chiede di non essere lasciato solo".

Nessuno di noi ha mai conosciuto direttamente Vittorio, ma ci sentiamo ugualmente coinvolti nel dolore per la sua morte. Siamo scossi per la perdita di una vita umana, ma ci sentiamo soprattutto toccati nel profondo per aver visto morire un giovane come noi in Palestina.
Noi come lui “internazionali in Palestina”, giovani che da alcuni anni hanno scelto di andare in quei territori per stare con un popolo che ci chiede di non essere lasciato solo. Abbiamo scelto di non lasciare solo il popolo palestinese facendo sì che la voce delle sue ragioni raggiunga più persone possibili, siamo certi che nulla parli più della realtà toccata con mano ed è per questo che da due anni organizziamo viaggi per permettere a giovani di conoscere la realtà del conflitto e riportare a casa un’esperienza che non può lasciare indifferenti.
Da alcuni anni è negato ai più di raggiungere Gaza, Vittorio infatti vi era entrato clandestinamente perciò conoscevamo quella realtà solo attraverso i suoi articoli. Leggevamo i suoi resoconti nei quali raccontava la sofferenza che aveva intorno, ci raccontava dei bombardamenti, della gente che soffriva di disturbi da stress post traumatico, delle difficoltà dei pescatori e dei contadini ai quali è imposto il divieto di svolgere il loro lavoro dall’esercito israeliano. Leggevamo quello che lui vedeva e tra le righe coglievamo il sacrificio di un giovane europeo che aveva scelto di rimanere lì per essere testimone rinunciando a tutto, anche alla sua vita.
Possiamo capire i suoi pensieri nei confronti dei responsabili di questa condizione avendo anche noi, seppur in una misura minore, respirato i gas lacrimogeni, altamente tossici, usati ogni settimana per reprimere le manifestazioni contro il muro, le colonie e l’occupazione; abbiamo vissuto le notti dei campi profughi durante le incursioni dei militari; abbiamo subito la crudeltà dei checkpoint. Situazioni che il popolo palestinese è obbligato a vivere quotidianamente.
Solo chi è stato in quei luoghi conoscendo quelle persone può capire da dove nasce la vicinanza che Vittorio aveva per quel popolo. Persone capaci di accogliere anche in situazioni di estrema sofferenza, persone a cui dire costantemente grazie per l’affetto che dimostrano nei confronti degli internazionali.
Restiamo umani era lo slogan che Vittorio utilizzava alla fine dei suoi articoli; non lo sono stati gli uomini che l’hanno rapito e ucciso con un atto barbaro privo di giustificazione e per ora senza spiegazione. Umano è stato invece il popolo palestinese che ha versato lacrime per Vittorio, molti sono stati i messaggi di vicinanza che abbiamo ricevuto dagli amici palestinesi ed è loro che vogliamo continuare a sostenere per far sì che una guerra barbara non apra la strada a gruppi che fanno di gesti barbari la loro arma politica.
Ernesto Che Guevara disse: “Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te”. Continueremo ad impegnarci anche nel tuo nome restando umani.

Emanuele Gusmini
Handala Project Bergamo
handalaproject@inventati.org
 

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Commenti

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  1. Scritto da 081

    Pienamente daccordo con @1. Anche la madre che ha preteso(ma a spese di chi poi…?)che la salma non transitasse da Israele…alla faccia dei pacifisti!!!

  2. Scritto da Pacifista?

    Pur nel rispetto per una morte così atroce, Vittorio NON ERA UN PACIFISTA, ma combatteva per una delle parti.
    Massimo rispetto per chi combatte per una idea e muoreS I, ma è pura ipocrisia affermare che fosse un PACIFISTA.
    Un pacifista opera in tutte e due le parti in contesa.

  3. Scritto da berghem

    In effetti non è ben chiara la cosa. Ho letto che era un volontario…e poi nello stesso articolo che era un attivista filopalestinese. Sinceramente una cosa esclude l’altra…Questo non toglie la tristezza per la sua perdita, però i giornalisti dovrebbero imparare a raccontare la verità…non a modificarla leggermente per fare i titoloni!

  4. Scritto da Ale Bonve

    In risposta al punto 1 e 2: Leggo che un pacifista dovrebbe operare in tutte e 2 le parti in contesa: questo non può valere nel caso dell’oppressione di un popolo nei confronti di un altro, altrimenti ai tempi del nazismo un pacifista doveva essere metà per i nazisti e metà per gli ebrei. Mi sembra ridicolo dover spiegare anche la scelta della madre, Vittorio era inviso agli israeliani proprio perchè raccontava le sofferenze del popolo oppresso da Israele. Informatevi, dunque, meglio.

  5. Scritto da Laura L.

    D’accordo con il n. 1. Quanto meno si rispettasse lo slogan “Restiamo umani”, in onore della sua memoria, senza schierarsi da una parte o dall’altra attribunedo colpe in continuazione. Fomentare odio non mi pare un gesto molto umano.

  6. Scritto da aldo buso

    Rammendo che il povero Vittorio, mosso da nobili ideali, non è stato trucidato da Israele, ma da cellule Salafite Islamiche, che operano ed agiscono contro Israele stessa, spesso coperte, protette e finanziate da Hamas (anche se questo non sarà mai dichiarato)…
    R.I.P. Vittorio.

  7. Scritto da Ale Bonve

    In risposta agli altri commenti: Qui non si tratta di parti in contesa, qui si tratta di un popolo che sta schiacciando un altro popolo. Vi invito a guardare alcuni video in cui Vittorio espone come stanno le cose. Lui era un pacifista, operava pacificamente nella Striscia di Gaza assieme alla popolazione. Mi sembra ridicolo, inoltre, dover spiegare le volontà della madre sul transito della salma, dato che Vittorio era inviso a Israele.

  8. Scritto da marilena

    per 2, ha fatto benissimo la mamma, era un suo diritto scegliere di non farlo passare dal territorio di persone che in vita l’hanno perseguitato, anzi si sospetta che sia stato ucciso proprio da gente inviata dai palestinesi. Pacifismo vuol dire non usare armi per uccidere ma fare resistenza con azioni dimostrative in difesa di chi viene aggredito e questo è ciò che faceva vittorio. Restiamo umani.

  9. Scritto da marilena

    correggo il commento 7, gente inviata dagli israeliani, chiedo scusa.