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Disoccupati: torna la dote ma solo se ricollocati

Regione e sindacati ripropongono la dote in forma di politica attiva: contributi agli enti di ricollocamento per formare e far ottenere ai disoccupati un lavoro

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Il Pirellone offre una ‘dote’ che può arrivare fino a 6mila euro agli enti che combinano un felice ‘matrimonio’ tra un disoccupato ed il mondo del lavoro. Questa l’iniziativa della Regione Lombardia per arginare il fenomeno della disoccupazione, focalizzandosi su due gruppi in particolare: da una parte i giovani – scolarizzati, ma senza esperienza lavorativa – dall’altra gli ultra50enni – bassa qualifica e poco interesse nei loro confronti da parte delle imprese.
La dote – ovvero un contributo erogato agli enti bilaterali di ricollocamento come Enaip, Cesvip, Obiettivo Lavoro, Adecco e Ial – non è una novità di per sé, essendo già stata adottata nel 2010. Tuttavia, a fronte dei risultati non soddisfacenti dell’anno scorso, la Regione ha deciso di cambiare la forma di attuazione di questa iniziativa.
Il percorso tracciato nel 2010 era focalizzato sulla formazione e non sulla ricollocazione vera e propria. Il Pirellone aveva erogato una dote di 89 milioni di euro per questi programmi di riqualificazione, ma alla fine solo il 35% circa dei lavoratori che avevano terminato il percorso formativo hanno dato alcuni risultati: 11,8% hanno trovato un lavoro nuovo, 11,8% hanno mantenuto il vecchio posto in proroga e 12,5% hanno perso il lavoro.
Ma la Regione ritorna alla carica quest’anno, con una dote riveduta e corretta. I contributi – 20 milioni di euro questa volta – saranno ripartiti tra dote riqualificazione e dote ricollocazione. La dote riqualificazione è strutturata similmente a quella del 2010, ovvero un finanziamento per l’istituzione di percorsi di formazione professionale di circa 2500 euro. La dote ricollocazione è un bonus garantito agli enti di ricollocamento che varia da un minimo di 350 euro ad un massimo di 6000 in base al soddisfacimento di determinati criteri. La somma minima, 350 euro, è erogata semplicemente accettando di farsi carico del lavoratore. Ma la cifra decuplica – raggiungendo 3500 euro – se l’ente riesce a far trovare un’occupazione al lavoratore, con un contratto di somministrazione o a termine di 6 mesi. Il jackpot di 6000 euro lo si raggiunge in caso il suddetto contratto sia stato ottenuto da un lavoratore over50 o over45 con bassa scolarità.
Questa distinzione è stata fatta per evitare speculazioni da parte degli enti: in questo modo sono incentivati a trovare un’occupazione anche a soggetti ‘difficili’ come gli ultra50enni e non puntano solo ad accaparrarsi lavoratori con maggiori possibilità di impiego.
L’attuazione della dote è il risultato del lavoro congiunto della Regione e dei sindacati della Lombardia, Cgil e Cisl in particolar modo. “Dopo 3 anni” spiega Gigi Petteni, prima segretario della Cisl Bergamo, ma ora leader a livello regionale “era necessario passare dagli ammortizzatori sociali alle politiche attive. Per noi è l’inizio di un cammino irreversibile. Ora dobbiamo seguire con attenzione l’applicazione di questi strumenti: credo nella bilateralità, c’è la maturità per fare in modo che il sindacato possa avere strumenti per agire direttamente”. Petteni smentisce anche il rischio di conflitto di interessi, che poteva essere sollevato visto che la Cisl gestisce la Ial, uno degli enti beneficiari della dote. Petteni aggiunge a questo proposito che lo Ial sta diventando un’impresa commerciale proprio per soddisfare i requisiti di trasparenza.
 

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Commenti

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  1. Scritto da marilena

    ho molti dubbi su questa dote lavoro, le varie cooperative hanno incamerato denaro, hanno svolto degli pseudo corsi distribuendo qualche briciola e alla fine i candidati non sono stati collocati da nessuna parte. Ho le prove di due casi finiti così, fra l’altro una delle due persone ha partecipato al corso solo per racimolare un po’ di soldi, non aveva nessuna intenzione di lavorare. Serve più trasparenza, alla fine ci guadagnano solo le cooperative e la regione lo sa benissimo!