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Case, si costruisce il “lusso” che rimane vuoto

A Bergamo si costruiscono case per una domanda che non c?????. Con un eccesso di edilizia libera contro un'offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente.

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A Bergamo si costruiscono case e si prevede ancora di costruirne per una domanda che non c’è. Con un eccesso di edilizia libera contro una offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente.
Soltanto l’anno scorso, come denunciato dal Sicet di Bergamo, in provincia sono stati eseguiti quasi mille ordini di sfratto, e più di 1200 sono in attesa di essere effettuati.
“Eppure si persiste in un enorme consumo di suolo, mentre sarebbe utile conservarlo e scegliere come utilizzarlo. Anche a Bergamo – ha spiegato Antonello Boatti, del Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, che ha presentato una ricerca sulla casa in cinque province (oltre a Bergamo, Brescia, Como, Milano e Pavia) -, il PGT va nella direzione sbagliata: la domanda è per una edilizia sociale e convenzionata, la risposta è quella di costruire per l’edilizia privata, con il risultato di molto “lusso” che rimarrà vuoto. Sarebbe necessario riusare le zone, sia residenziali che industriali, dismesse. Insomma, cambiare registro”.
“Sul territorio le case non mancano, anzi. Il problema – ho sottolineato Roberto Bertola, del Sicet provinciale – è che quelle sul mercato sono inaccessibili per una fetta sempre più larga di popolazione. Ecco perché è necessario cambiare decisamente rotta. Le politiche di sviluppo del sistema abitativo mancano di coerenza con la dimensione dei bisogni e la composizione reale espressa dalla popolazione. Da tempo il Sicet sollecita tutte le istituzioni a definire e promuovere strategie di intervento condivise per una risposta che vogliamo proporzionata e diversificata rispetto ai bisogni prioritari”.
In questo quadro, inoltre, si inserisce anche la situazione della crisi occupazionale che ha investito il settore edile, storicamente una “tradizione” del lavoro bergamasco. “Il nostro settore – ha denunciato Gabriele Mazzoleni, segretario generale della Filca di Bergamo – ha pagato duramente questa crisi: oltre 250 mila occupati in meno sul territorio nazionale, di cui 3000 nel territorio bergamasco. Sono numeri enormi, che non hanno però prodotto quella rivolta sociale che avrebbero prodotto in altri settori, perché sappiamo che il nostro è un settore costituito da tante piccole unità produttive, da tante piccole imprese, da un lavoro diffuso sul territorio. Però questo lavoro diffuso se nei momenti di sviluppo diventa una forza, una forza che cresce da sola, in questi momenti si sta rivelando per quello che è, cioè una perdita costante di occupazione, che non fa notizia, che non crea disagio sociale. Per questo la nostra azione deve essere costante nel denunciare questa difficoltà nell’occupazione, a denunciare le difficoltà nello sviluppo dell’attività del nostro settore, perché abbiamo bisogno di sostenere che l’edilizia è in crisi, che l’edilizia non è più una occupazione sicura, che questo settore nel 2011 rischia di perdere ulteriori occupati”.
Da qui sono così partite le considerazioni conclusive di Ferdinando Piccinini, segretario generale della Cisl orobica. “È davvero difficile abituarsi al pensiero che la casa, bene primario e diritto civile, corra il rischio di diventare un genere di lusso sul quale speculare con una libertà ingiustificata. La certezza dell’accesso al bene casa è un fatto di giustizia sociale, di integrazione e di sviluppo. Occorre, pertanto, andare oltre gli interventi frammentari e poco incisivi e ripensare in termini complessivi una politica territoriale della casa. Sarà nostro preciso obiettivo quello di rilanciare il rapporto con le Istituzioni pubbliche per sviluppare sul territorio una politica abitativa che guardi al futuro, che ritrovi nel proprio DNA la sostenibilità degli interventi, e che pensi a progetti che abbiano di mira l’integrazione con le persone che vengono da fuori, con le loro seconde generazioni che già sono alla ricerca di una casa, con il costante invecchiamento della popolazione. Il settore delle costruzioni, infine, ha bisogno di ripensarsi per poter riprendersi da una crisi che l’ha fortemente colpito. I suoi nuovi parametri, anche e soprattutto a Bergamo, però, devono diventare l’alta qualità, il risparmio energetico e la ricerca”.

 

 

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Commenti

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  1. Scritto da Guido

    Basta vedere intere palazzine costruite di tipologia “lusso” a Redona e completamente vuote! Per di più quell’area doveva essere ampiamente verde…

  2. Scritto da yi si tie

    Non si possono chiedere euro 2.000 al metro quadro quando gli stipendi di un mese arrivano a circa euro 1.400. A chi è fortunato…..e non si trova in mobilità o in cassa integrazione, naturalmente.

  3. Scritto da il polemico

    più che domanda inesistente,personalmente direi che non cè piu una domanda fatta per investimento,e quindi disposta a spendere tanto sperando che nel futuro l’investimento aumenti in modo smisurato,come è effettivamente avvenuto nei primi 5 anni del 2000,se i prezzi si abbassassero ragionevolmente,vedremo la domanda aumentare….