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La manager: “Care donne, conquistiamoci gli spazi” fotogallery

"La squadra vince se ?? mista": Chiara Ferraris, relatrice al convegno e responsabile marketing di Albini Group, ?? certa che Bergamo sia pronta ad apprezzare le qualit?? femminili nel mondo del lavoro.

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“C’è un dato scientifico che non ammette dubbi. Su 10 caratteristiche che definiscono un leader 7 sono femminili e solo 3 maschili. Questa non è un’opinione, ma un dato di fatto dimostrato scientificamente”.
Chiara Ferraris (nella foto Lombardi), responsabile marketing di Albini Group, affronta con piglio pragmatico l’eterna querelle uomo-donna nei luoghi di lavoro.
Il dato scientifico è quello che dice lei, ma la realtà vede ancora gli uomini largamente sovra rappresentati.
Nella mia vita professionale ho incontrato tante donne che avevano qualità importanti che non venivano riconosciute. Però la situazione sta cambiando.
Ne è sicura?
Rispetto a 20 anni fa, quando sono entrata io nel mondo del lavoro, i progressi sono stati notevoli. Anche se resta molto da fare. Ma la direzione verso la quale si procede è quella giusta. Le donne bergamasche devono impegnarsi e mettersi di più in discussione. Gli spazi ci sono e ce ne saranno sempre di più in futuro. Ma non verranno garantiti da nessuno. Bisognerà saperseli conquistare.
Forse potrebbe non bastare l’impegno delle donne.
Certo. Oggi nelle aziende la prima linea ai vertici è ancora marcatamente maschile. Ma sono proprio i manager a dover dimostrare di avere una mente aperta perché tutti gli studi e le statistiche dimostrano che a fronte di una maggiore presenza femminile si realizzano risultati migliori. Nella mia azienda le donne ingegnere sono parecchie. E sono tutte di grandissimo valore.
Al convegno organizzato da Confindustria lei ha raccontato che prima ha scelto di fare la dirigente, e solo successivamente ha voluto diventare mamma. Questo per difficoltà a conciliare i due ruoli?
No, per niente. E’ stata una crescita naturale. Quand’ero più giovane non mi ponevo nemmeno il problema. Mi sono divertita nel lavoro, mi sono realizzata, ho fatto quello che mi piaceva. Poi mi sono sposata e ad un certo punto mi sono detta che mi mancava l’esperienza forse più bella, quella della maternità. L’ho fatta e devo dire che è stata davvero la più entusiasmante.
Non l’ha pagata sul piano professionale?
No, perché è soprattutto un problema organizzativo. Per chi fa un lavoro come il mio conciliare i diversi impegni non è impossibile. Un dirigente ha nel suo dna la flessibilità. Ma è evidente che è fondamentale anche avere un partner che sappia condividere impegni e fatiche. Da soli non si va da nessuna parte.
Lei pensa che gli uomini oggi siano più attenti a questo aspetto?
Sicuramente sono più pronti. Conosco imprenditori che si alternano senza difficoltà con le mogli negli impegni familiari. D’altra parte, se si crea un’unione tra persone che fanno un certo lavoro deve essere implicita una capacità di condivisione reciproca. E infatti io credo che le difficoltà che impediscono ancora una piena parità di condizioni tra uomini e donne non risiedano dentro le famiglie. Su questo fronte i progressi in questi anni sono stati davvero notevoli.
E allora dove sono le resistenze?
La ricerca resa nota nel convegno di Confindustria ha illustrato bene come nei luoghi di lavoro le donne siano ancora non adeguatamente valorizzate. Ma io non sono preoccupata. Credo che sia inevitabile un cambiamento, anche radicale, della situazione. Anche se molto dipende da noi. Continuano a dirci che con il nostro apporto il Pil crescerebbe a livelli esponenziali, che una maggiore presenza delle donne contribuisce al miglior andamento delle aziende, e via dicendo. Bene, se è tutto così lapalissiano, facciamoci avanti con convinzione. E chi sta ai vertici delle imprese apra la mente.
 

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