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Donne al lavoro, ci credono le Pmi

Risultati positivi emergono dalla ricerca promossa da Confindustria Bergamo e presentata al convegno alla Borsa Merci

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Puntare su una squadra mista può essere un investimento vincente per l’impresa. E’ la conclusione a cui è giunta la ricerca sulla valorizzazione del lavoro femminile ed i vantaggi competitivi per le imprese promossa da Confindustria Bergamo e realizzata da Sistemi Formativi Confindustria. Nel corso dell’indagine svolta a Bergamo sono state raccolte 171 pratiche promosse da 45 aziende del territorio di cui 39 piccole e medie e 6 grandi imprese. Tra le 45 ne sono state poi individuate ed analizzate nel dettaglio 11 che rappresentano entità produttive diverse, di piccole, medie e di grandi dimensioni e che mostrano in che modo la strategia di valorizzazione dei talenti femminili possa svilupparsi in concreto. Si tratta di ABB, Brembo, Cosberg, Lamiflex, Lartigianabottoni, Minifaber, Multiconsult, Pelletterie 2F, Robur, TenarisDalmine e Vin Service. Dalla ricerca emerge un ampio ventaglio di azioni e di interventi, a volte molto diversi fra loro, ma con buone ricadute in termini di aumento della produttività, maggiore motivazione, miglioramento del clima aziendale e sviluppo dell’innovazione.
La ricerca ha preso spunto dal progetto nazionale del 2009 “Best in class. L’eccellenza dall’esperienza” finanziato dal ministero del lavoro e delle politiche sociali che ha permesso di identificare 554 pratiche promosse da piccole e medie imprese italiane, europee e internazionali riconducibili a tre ambiti di intervento; iniziative per riequilibrare la presenza femminile in azienda, politiche per facilitare la conciliazione tra impegni professionali e responsabilità familiari e valorizzazione dei talenti attraverso percorsi di carriera e politiche di gestione della diversità.
La ricerca bergamasca ha innanzitutto messo in evidenza che la promozione delle pari opportunità non costituisce un fatto occasionale, ma tende a configurarsi come strategica sia nelle piccole che nelle grandi imprese. Sono state evidenziate praticate come il reclutamento equilibrato per genere, l’adozione di strumenti di verifica della parità, la banca delle ore, la valorizzazione dei congedi, l’accoglienza dei figli in ufficio, progetti in partnership per la promozione dei servizi, programmi formativi di sviluppo delle carriere, l’adozione del part-time. Il 70% delle pratiche , così come era stato rilevato anche a livello nazionale, riguarda iniziative family friendly per conciliare lavoro e famiglia. Ci sono inoltre alcune specificità bergamasche, come le numerose esperienze di attivazione di asili nido.
Nelle imprese minori queste pratiche sono più informali e flessibili, ma comunque non sono occasionali. Inoltre nelle piccole imprese è stata evidenziata una maggiore tendenza alla condivisione delle soluzioni fra management e personale. Questa formula informale diventa però anche un limite quando si cercano collaborazioni esterne, sia pubbliche e private. C’è, peraltro, un certo scetticismo rispetto alla possibilità di accedere a risorse esterne che richiedono tempi lunghi e procedure complesse.
Tra i più importanti effetti positivi, sia per le piccole che per le grandi aziende, sono stati evidenziati dagli imprenditori intervistati una maggiore produttività, una maggiore motivazione e soddisfazione sul lavoro e una maggiore attrattività dell’azienda sul mercato del lavoro. Le imprese minori hanno denunciato un costo organizzativo iniziale, mentre le più grandi hanno messo in luce il costo economico in generale. E’ stata inoltre segnalata una certa resistenza da parte del personale, sia uomini che donne, a comprendere le novità proposte.
Le conclusioni evidenziano che fra le piccole e medie imprese c’è un orientamento positivo alla promozione delle azioni per riequilibrare la presenza femminile nel lavoro e di strategie per valorizzare talenti e potenzialità inespresse, quindi “sprecate”. Le azioni appaiono diversificate e sostenibili, perché nascono in modo informale, sono però anche facilmente riproducibili in altre realtà. Fondamentale appare, infine, la presenza di management femminile e di imprenditrici donne che si fanno promotrici di azioni positive.
La ricerca propone quindi la valorizzazione delle pratiche già promosse dalle imprese, anche attraverso premi dedicati. Emerge inoltre l’esigenza di sostenere le aziende in una maggiore integrazione con i servizi sociali, di offrire consulenza specifica per la ricerca di soluzioni mirate e una formazione manageriale ad hoc.

 

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