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Giuseppe Lumia: “Sviluppo e legalità, binomio inseparabile”

“Cambieremo il Nord come abbiamo fatto a Corleone” dice l’ex presidente della Commissione Antimafia. Rosario Crocetta, già sindaco di Gela: “Il mio esempio dimostra che lo Stato può vincere”

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Busto Arsizio come Corleone: un paragone-shock che piomba come un macigno sul pubblico del “Fratello Sole” nel secondo dei dibattiti dedicati alla lotta alla mafia nell’ambito di “Legalitàlia in Primavera”. A formularlo, a mo’ di provocazione, è il senatore del PD Giuseppe Lumia, presidente della Commissione parlamentare sulla mafia tra il 2000 e il 2001: “Abbiamo rivoltato Corleone come un calzino, mi auguro che un giorno possiamo fare la stessa cosa anche qui”. Agli studenti delle quinte superiori di Busto, Lumia ha esposto la sua concezione dell’antimafia, rimarcando soprattutto gli sbagli compiuti in passato: “Dopo le stragi degli anni Novanta, al Sud abbiamo fatto l’errore di preoccuparci della legalità senza pensare allo sviluppo. Al Nord si è sbagliato in senso opposto: si è pensato che della legalità si potesse anche fare a meno, pur di crescere economicamente. D’ora in poi le due cose devono procedere insieme, anzi mescolarsi e diventare un modo di essere. L’impresa che collabora con la mafia non ha futuro: perde libertà, dignità e capacità imprenditoriale”.

Altro errore fondamentale, secondo Lumia, è l’incapacità di muoversi su più fronti: “La forza della mafia – ha spiegato il senatore del PD – sta in tre sue capacità: radicamento sociale, collusioni con il potere economico e collegamenti con quello politico. L’antimafia spesso non sa fare sistema e lavora solo a una dimensione: dal punto di vista sociale sono stati ottenuti buoni risultati, sul piano economico siamo ancora agli inizi mentre in politica è tutto più difficile”. Esplicito l’attacco al prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, che nel gennaio 2010 aveva sostenuto che in Lombardia “la mafia non esiste”. Lumia ha poi concluso il suo intervento chiedendo maggiore attenzione alla prevenzione: “Da noi c’è l’antimafia del giorno dopo: si interviene solo quando ci sono omicidi e reati. Invece la vera antimafia non è un temporale estivo, ma una pioggia lenta e costante: ci vuole un progetto unitario per sfidare le mafie e colpirle in modo sistematico”.

Il dibattito al teatro di via D’Azeglio era molto atteso anche per la presenza di Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela, che ha raccontato agli studenti la sua esperienza nella lotta alla criminalità: “La mafia – ha detto l’attuale europarlamentare del PD – è un fenomeno quasi invisibile, difficile da comprendere. Quando una comunità scopre fenomeni mafiosi al suo interno, la prima reazione è sempre la stessa: “mafiosi noi?”. Ovunque vai, la mafia è sempre nel comune vicino”. Da primo cittadino del comune siciliano, Crocetta ha guidato per anni la battaglia contro il racket: “Nel 1992 l’uccisione di Gaetano Giordano, un commerciante che aveva rifiutato di pagare il pizzo, ha bloccato ogni tentativo di arginare la mafia; da lì in poi non si è più potuto parlare di racket per dieci anni. Poi, dal 2003, si è costituito un primo nucleo di 4-5 imprenditori che denunciavano gli estorsori: dopo un anno sono diventati 15, oggi sono 150 e grazie alle loro testimonianze sono stati arrestati 950 mafiosi. L’esempio di Gela dimostra che lo Stato può vincere, e che se la società civile si ribella è possibile cambiare. La mafia – ha concluso ironicamente Crocetta – dovrebbe farmi causa per mobbing…”.

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