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Da Gela a Busto Arsizio, ecco come si batte la mafia

Gigi Farioli e Rosario Crocetta a confronto sul tema dei recenti arresti di esponenti del clan Madonia. Il sindaco: “Evitare le estremizzazioni”. Risponde l’europarlamentare: “Non lasciate solo chi ha denunciato”

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Non è solo una giornata di valori e di buoni sentimenti: a dare un risvolto pratico e concreto a “Legalitàlia in Primavera” è soprattutto l’incalzare della cronaca, che proprio in questi giorni ha dato la notizia dell’arresto di cinque esponenti del clan Madonia da tempo attivi in città e accusati di estorsioni, incendi e intimidazioni. Un tema ovviamente ricorrente nei dibattiti della mattinata, vista anche la presenza del sindaco Gigi Farioli e dell’ex primo cittadino di Gela, la città di cui i Madonia sono originari. Rosario Crocetta (foto a destra) non ha mancato di ricordare il suo legame a doppio filo con Busto Arsizio: “Mi sento anch’io un po’ vostro concittadino, perché qua c’è una foltissima comunità di gelesi, tra i quali purtroppo anche i mafiosi: in qualche modo vi devo risarcire con la mia presenza. Sempre qui è stato bloccato il traffico delle armi destinate a un attentato ai miei danni. Insomma, con la visita di oggi ho colmato una delle grandi mancanze della mia vita”. Sui recenti fatti di cronaca, il commento dell’europarlamentare del PD unisce la soddisfazione al monito: “Gli arresti sono il frutto di una denuncia coraggiosa, un passaggio fondamentale per una presa di coscienza civile da parte di tutti i cittadini. Ma attenzione: quando gli imprenditori cominciano a pagare il pizzo, significa che la mafia ha preso il controllo della società, ed è quello il momento di insorgere”.

Anche il messaggio del sindaco Gigi Farioli è improntato soprattutto alla prudenza: “Siamo tutti orgogliosi dell’operato delle forze dell’ordine che hanno messo a segno un altro successo contro la ‘ndrangheta. Nella nostra realtà, però, ci muoviamo spesso in un pendolo: da una parte si estremizzano i fenomeni mafiosi, dall’altra li si nega. Dobbiamo evitare entrambi questi aspetti e cercare di tenere alta la guardia, soprattutto dal punto di vista culturale”. Per spiegare la reazione della città alle ingerenze criminali, Farioli sceglie una metafora medica: “Quando il sistema immunitario è debole, la malattia vince. Bisogna avere gli anticorpi per combattere alla mafia e questo è l’obiettivo della cura che stiamo facendo oggi, con questa iniziativa”. Il sindaco conclude poi sottolineando il ruolo positivo svolto dalle comunità di immigrati: “La denuncia delle estorsioni e del racket è arrivata dalla società civile nel suo complesso, senza distinzioni: il coraggio non ha colore di pelle né origine geografica. Busto è città di grande integrazione e lo ha dimostrato ancora una volta”.

Il consiglio finale per battere la criminalità è affidato ancora a Rosario Crocetta, in passato scampato ad almeno tre attentati: “Non dobbiamo avere paura. Ciò che rende forte la mafia è appunto la nostra paura. Non bisogna lasciare sola la famiglia che ha denunciato, ma stringersi intorno a loro e organizzare la lotta. E gli imprenditori di Confindustria devono fare anche qui quello che hanno fatto in Sicilia, emarginando ed espellendo chi collabora con la mafia”.

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