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“Sono cresciuto in una famiglia molto povera”

In un???emozionante intervista alla Gazzetta.it, il brasiliano racconta: "A sei anni ho lasciato gli studi per lavorare. Mio padre ?? stato un esempio".

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In un’emozionante intervista alla Gazzetta.it, Adriano Ferreira Pinto parla del percorso che lo ha portato a diventare un calciatore professionista, a partire dai suoi primi e difficili anni di vita: “Io sono nato in una parte del Brasile abbastanza povera, mio padre lavorava il cotone e io lo aiutavo con i miei fratelli –racconta un commosso Pinto- la mia infanzia è stata difficile a causa della povertà, non ho potuto avere molte cose e a sei anni sono stato costretto ad abbandonare la scuola per aiutare mio padre. Ho lavorato in una fabbrica di mattoni, era un lavoro molto pesante ma solo così potevo sostenere la mia famiglia”. La passione per il calcio l’esterno nerazzurro l’ha presa suo padre: “Lui giocava in una squadra locale e al termine di ogni partita, sia vinta che persa, tornava a casa con il sorriso sulla bocca. Questo mi ha fatto imparare molto, perché nello sport, e anche nella vita, mio padre cercava di non abbattersi mai troppo se qualcosa andava storto, ma piuttosto si mostrava sempre sorridente”. Fino al grande salto tra i professionisti e all’arrivo in Italia:  “Io sono arrivato in Europa e ho girato molto in poco tempo. Belgio, Portogallo e poi l’Italia. Fino a quando sono arrivato all’Atalanta, e la famiglia Percassi mi ha sostenuto molto anche quando avevo problemi al ginocchio. Ho trovato una vera famiglia, come quella che avevo da piccolo. Adesso quando vado a letto, e penso che posso mantenere tranquillamente mia moglie e mio figlio sono la persona più felice del mondo. Ognuno deve coltivare i propri sogni e crederci fino in fondo”.

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