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Tognazzi al Baff, raccontato dalla figlia

Maria Sole e Gianmarco Tognazzi allo Spazio Festival per presentare il film “Ritratto di mio padre”. Alla Galleria Boragno si ricorda Dino De Laurentiis con il documentario “Un italiano a Hollywood”

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Si sono conclusi nel segno di due grandi del cinema italiano, Dino De Laurentiis e Ugo Tognazzi, gli appuntamenti con il “Baff in libreria” nel quadro del Busto Arsizio Film Festival. Nella giornata di chiusura della rassegna, la Galleria Boragno ha ospitato la proiezione di “Un italiano a Hollywood”, documentario di Tonino Pinto costruito su una lunga intervista al celebre produttore napoletano scomparso lo scorso novembre, alternata a spezzoni di film, immagini d’epoca e dichiarazioni di attori e registi. Allo Spazio Festival, invece, è stato presentato “Ritratto di mio padre”, il lungometraggio dedicato al grande attore cremonese dalla figlia Maria Sole, accompagnata per l’occasione dal fratello Gianmarco (ormai un habitué del Baff, al quale ha presenziato per ben quattro volte).

L’autrice spiega così la genesi del lavoro: «Dovevo scegliere fra i 160 film girati da mio padre con soli 80 minuti di documentario a disposizione e, soprattutto, con i diritti da pagare: per fortuna, quando sei in mezzo al mare durante una tempesta, il modo di costruirti una zattera lo trovi. La mia zattera sono stati i filmini in Super 8 che ho trovato in casa, e che coprivano tutto il periodo dagli anni Cinquanta agli Ottanta: sono andata a recuperare i protagonisti di quei video, li ho intervistati e ho montato le loro interviste con i filmati originali, unendo e cucendo tutto con spezzoni di trasmissioni tv e la colonna sonora di Sergio Cammariere. Il film è nato da solo, come un puzzle». E tra le scene di apertura c’è proprio una bella intervista a Mario Monicelli, l’ultima concessa dal regista prima della sua morte. Ma prima ancora, l’opera si apre con una scena di Ugo Tognazzi durante un pranzo conviviale: «Ho voluto utilizzarla – spiega Maria Sole – perché documenta l’ultimo Natale passato in famiglia, ma la cucina è sempre presente nel film perché evidenzia un aspetto del suo carattere che è stato fondamentale nella sua carriera di attore: la capacità di rischiare e di sperimentare, il coraggio e l’anticonformismo. Non a caso i suoi film da regista ebbero pochissimo successo: sceglieva di fare il film che nessuno gli avrebbe mai proposto, così come spesso cucinava il piatto che nessun altro avrebbe voluto preparare».

Un esempio per i giovani registi di oggi? «Diciamo di sì, dovrebbe spingere ad avere più coraggio; il problema è che oggi, se non parti con l’idea di accontentare i gusti del pubblico, il film non te lo fanno neanche iniziare. Mi arrabbio molto quando sento dire che non ci sono più gli attori o i registi di una volta: non è vero, i talenti ci sono sempre, il problema è che in questo paese si ragiona solo in base alle mode dettate dal successo commerciale, e se si fa un errore spesso è difficile riuscire a lavorare ancora».
Anche per questo la vetrina dei festival assume sempre più valore: «Avevo sentito molto parlare del Baff – commenta Maria Sole Tognazzi – e devo dire che è una manifestazione importante, proprio perché mette in luce film poco distribuiti e quindi poco visti. Cito ad esempio 18 anni dopo di Edoardo Leo, un esempio di un film amato e premiato dalla critica che però il grande pubblico non ha mai potuto vedere».

Una battuta anche per Gianmarco Tognazzi: «Ho guardato la lavorazione del film solo dall’esterno, con un occhio da fratello e da figlio, ma devo dire che Maria Sole è stata davvero brava, ha fatto un grande lavoro di sintesi nel racchiudere in 80 minuti una vita così impegnata e intensa. C’era bisogno di un film come questo, che racconta la vera natura umana di mio padre”. Infine la dedica dell’autrice va allo zio Valerio Bettoja, scomparso proprio pochi giorni fa: “Non è un gesto simbolico, il fatto è che è stato lui a girare molti di questi video e a conservarli gelosamente fino a oggi. Devo a lui la possibilità di realizzare il film e sono doppiamente contenta, per mio zio e per mio padre, del successo che sta ottenendo».

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