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Lombardia sempre più in alto con il distretto aerospaziale

Si è svolta a Milano la seconda convention. Il presidente Orsi: «Le istituzioni non ci lascino soli». Formigoni: «Il Paese investa in ricerca, ma nelle regioni in cui c'è un terreno più attrezzato»

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Sospesi nel cielo di Milano. Poteva esserci una sede migliore per la seconda convention del Distretto Aerospaziale Lombardo se non il 31esimo piano del Pirellone? La sede lombarda – o meglio, la ex sede che ha lasciato quasi del tutto il posto al nuovo Palazzo Lombardia – ha accolto oggi i vertici del distretto e della Regione, oltre a vari esponenti del mondo imprenditoriale. L’occasione è stata appunto il "secondo compleanno" di questa realtà nata a inizio 2009 (la storia del distretto tappa per tappa).
«Siamo nati come un "distretto di fatto" – ha esordito il presidente Giuseppe Orsi -, ma oggi siamo un distretto "dei fatti e nei fatti"».

Arrivato a quota 15mila addetti, il sistema conta oggi ben 185 imprese (AgustaWestland (VA), Alenia Aermacchi (VA), Aerea (MI), Carlo Gavazzi Space (MI), Gemelli (MI), Secondo Mona (VA), Selex Galileo (MI), Spaziosystem (VA) e  l’Unione degli Industriali della Provincia di Varese).
Una realtà che nel 2010, sul solo territorio lombardo, ha generato un valore di quattro miliardi di euro di fatturato stimato e dato vita al 38% dell’export nazionale del settore. «In questi due anni abbiamo coinvolto le imprese e raccolto consenso attorno all’idea del distretto. Abbiamo creato le basi per la costituzione di un network e iniziato un’attività di animazione territoriale. E lo scorso dicembre, con la sigla dell’Accordo di Programma tra Regione Lombardia e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) abbiamo visto la realizzazione nei fatti della volontà espressa un anno fa dal Presidente Roberto Formigoni di riconoscere un "distretto tecnologico" e di dotare il sistema delle imprese degli strumenti e dei fondi per poter sviluppare progettualità importanti».
Strumenti che passano anche, e soprattutto, attraverso la formazione delle risorse umane e la ricerca. Proprio sulla formazione il distretto ha concentrato in questi due anni gran parte dei suoi sforzi. E lo ha fatto su tre livelli diversi: incentivare l’iscrizione alle scuole tecniche dopo le medie e migliorare l’offerta formativa; creare un master ad hoc all’Università di Castellanza Carlo Cattaneo; promuovere la formazione dei dipendenti nelle imprese.
Una visione proiettata quindi nel futuro, che guarda più in là delle "reti di impresa" e che vuole diventare a sua volta generatore di network di grandi, medie, ma anche piccole imprese. Una caratteristica, questa delle piccole dimensioni delle realtà coinviolte (130 imprese hanno meno di 50 addetti), che hanno ricordato con orgoglio sia il vicepresidente lombardo Andrea Gibelli e l’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo che il rappresentante di Unioncamere Lombardia (nonchè presidente della Camera di Commercio varesina) Bruno Amoroso.

Ma due anni, seppur di successo, non sono altro che l’inizio. Lo sanno bene tutte le persone riunite al Belvedere del Pirellone. «Stiamo puntando le nostre energie sull’internazionalizzazione – ha spiegato Orsi -. In questo cammino ci piacerebbe non essere soli, ma poter contare davvero sul sostegno delle istituzioni come accade nel resto d’Europa. Fino ad oggi il sostegno di Regione Lombardia non è mancato. Abbiamo bisogno anche di voi per crescere e posso assicurare che tutto quello che verrà designato per il distretto sarà ben impiegato e ripagato».
Sostegno che, fra le prime cose, si traduce secondo il presidente lombardo Roberto Formigoni in «risorse e aiuti per la ricerca e lo sviluppo. Sono questi i punti di froza del nostro territorio e noi siamo quelli che investono di più in Italia. Sappiamo però che ci sono concorrenti in Europa in posizioni migliori della nostra. Ma i distretti e le imprese all’estero posso contare di più sui loro paesi che investono proprio nelle regioni più sviluppate. In talia invece in passato si è fatta confusione fra investimenti in ricerca e occupazione. Credo invece che le risorse per la ricerca vadano concentrate dove c’è un terreno più attrezzato per ricevere questi investimenti».
Una stoccata, non troppo velata, quella del governatore che ha comunque riconfermato l’impegno preso a gennaio 2010 per costruire «un contesto sempre più dinamico con circoli virtuosi che generino competitività».


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