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“Imprese vincenti se attente ai mercati di nicchia”

Le prospettive di ripresa al centro della conferenza di Confindustria Bergamo con il professor Roberto Ruozi della Bocconi.

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C’è un certo ottimismo sull’andamento dell’economia reale nel prossimo futuro ma sicuramente “nulla sarà più come prima”, visti i profondi cambiamenti economici e culturali che la crisi ha portato con sé. Questo il tema centrale della conferenza “Impatto reale della crisi finanziaria e prospettive di ripresa produttiva: le conseguenze congiunturali, i cambiamenti strutturali e i conseguenti mutamenti culturali”, che si è tenuta nella sede di Confindustria Bergamo, nell’ambito del “Percorso di crescita in finanza aziendale e relazioni bancarie” organizzato da Punto Finanziario e Servizi Confindustria Bergamo.
Guido Venturini, direttore generale di Confindustria Bergamo, nella sua introduzione ha posto l’accento sull’importanza della competitività delle aziende e sul fatto che la crisi ha creato alcune opportunità per gli imprenditori più virtuosi. Anche Roberto Perico, responsabile del Servizio Corporate del Credito Bergamasco, ha evidenziato il momento “unico” che stiamo vivendo e la necessità di individuare i driver di eccellenza per gli anni futuri. Nel 2010 l’istituto bancario ha scelto di sostenere il tessuto imprenditoriale incrementando gli affidamenti soltanto alle PMI, per un importo di circa 1,7 miliardi di euro. Inoltre, è stata ribadita l’importanza di fare squadra, sia nel rapporto banca-impresa, sia tra imprenditori.
Roberto Ruozi, emerito di Economia degli intermediari finanziari all’Università Bocconi e principale relatore dell’incontro, ha sottolineato come la crisi abbia messo in discussione i rapporti tra finanza ed economia reale, che fino a ieri erano considerati quasi degli assiomi. In Italia, infatti, la crisi dell’economia reale è stata molto più grave rispetto alla crisi finanziaria. Un’altra convinzione che è stata smentita è il fatto che la ripresa economica debba essere sostenuta da un sistema bancario forte. La Germania, che ha un sistema creditizio decisamente più fragile del nostro, sta vivendo una ripresa economica molto più marcata. Questo è dovuto soprattutto al tipo di imprenditorialità: i tedeschi hanno un’altissima propensione all’autofinanziamento, hanno effettuato ristrutturazioni aziendali molto pesanti e per loro non esiste la netta separazione tra il patrimonio dell’impresa e quello dell’imprenditore.
Il professore, pur dichiarandosi abbastanza ottimista, ha sottolineato che non si ritornerà al mondo pre-crisi poiché quest’ultima ha portato con sé profondi mutamenti strutturali e culturali. Il primo riguarda la domanda dei consumatori, che oggi segue schemi molto diversi rispetto a quattro anni fa e non tornerà ai modelli passati. Il secondo riguarda la gestione della produzione: gli imprenditori più lungimiranti hanno saputo sfruttare il momento per orientare la produzione all’efficienza, al taglio degli sprechi, all’innovazione e soprattutto hanno impostato le scelte aziendali guardando al medio/lungo periodo invece che al breve.
Riguardo alla sorte del manifatturiero, Roberto Ruozi ha prospettato un indirizzo diverso da quello che è stato seguito fino a ieri: l’attenzione ai mercati di nicchia, caratterizzata da un’alta flessibilità. Per l’esperto l’Italia possiede la tradizione, la qualità e la capacità innovativa per affrontare questa sfida.
Le banche italiane, che dovranno sostenere il sistema imprenditoriale, evidenziano segnali di ripresa e di aumento dell’attività ma dovranno affrontare alcune problematiche da non sottovalutare, in primis Basilea 3. Per gli istituti di credito, secondo il professore, è arrivato il momento di replicare quanto fatto dalle imprese: ristrutturazioni, innovazioni, aperture a nuovi mercati.
Il miglioramento della situazione finanziaria e del rapporto tra banche e imprese nell’ultimo semestre è stato confermato da Claudio Gervasoni, responsabile di Punto Finanziario di Confindustria Bergamo, che ha presentato i dati dell’Osservatorio per il credito alle imprese dello scorso febbraio. Altro dato molto positivo è il ritorno agli investimenti da parte delle aziende. Permangono invece situazioni di criticità per quanto riguarda la situazione di liquidità e i pagamenti dei clienti.
Stefano Cofini, responsabile dell’Ufficio Studi di Confindustria Bergamo, ha infine evidenziato che le aree con prevalenza di aziende manifatturiere stanno recuperando più velocemente rispetto alle altre, come conferma anche la situazione di Bergamo. In questo momento la vera minaccia è l’aumento dei prezzi delle materie prime, dovuto a speculazioni in atto difficili da arrestare.
Secondo Stefano Cofini, per incrementare la competitività italiana bisognerebbe riequilibrare la distribuzione della ricchezza tra i diversi settori e trovare il modo di remunerare quelli con una maggiore attivazione dell’economia. Inoltre, sarebbe auspicabile incrementare il potere d’acquisto dei salari, che negli anni è diminuito notevolmente e oggi è decisamente inferiore rispetto agli altri paesi industrializzati, creando non poche problematiche nell’economia interna. L’ultima preoccupazione riguarda il mercato del lavoro: in Italia il tasso di popolazione non attiva è piuttosto elevato, ma ancora più grave è l’abbassamento del tasso di imprenditorialità. Nella bergamasca, pur con un tasso di inattività minore, si rileva comunque un deficit nell’occupazione femminile.

 

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