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Fede e Franci, 12 anni Piccoli Steve Jobs crescono

Pubblichiamo l'intervista realizzata dal Corriere.it a due giovanissimi geni della tecnologia. Federico Cella (omonimo del giornalista che l'ha intervistato) e Francesco Puddu, 12 anni, realizzano applicazioni per Iphone e Ipad.

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Pubblichiamo l’intervista realizzata dal Corriere.it a due giovanissimi geni della tecnologia. Federico Cella (omonimo del giornalista che l’ha intervistato) e Francesco Puddu, 12 anni, realizzano applicazioni per Iphone e Ipad.

Tratto da Corriere.it

di Federico Cella

Le dita di Federico scorrono sempre meno

incerte sul suo iPod Touch – praticamente una sua estensione, da nativo digitale – mentre mostra Lucky Battles, il gioco per iOS che ha programmato in quattro mesi. Rubando temp

o qua e là alla scuola, ai compiti e alle molteplici attività tipiche della sua età. Perché Federico ha 12 anni e con il suo compagno di classe Francesco Puddu (li vedete a destra, fotografati davanti al Corriere), anche lui di Bergamo, ha fondato una vera e propria softwarehouse, la Wupleceo. Nome scelto con una tecnica degna del formidabile duo: era un nome che non aveva nessuna corrispondenza su Google. Ora ha 260 risultati e tutti si riferiscono all’impresa dei due ragazzi delle medie.

Ah, Federico ha anche un ulteriore particolare che lo rende un soggetto irresistibile da intervistare – con la presenza obbligatoria e piacevole del padre Giuseppe, s’intende – per il tenutario di questo blog: di cognome si chiama Cella. Federico Cella, dunque. E non è un parente, sia chiaro.

Mentre Federico è chiaramente l’artista del gruppo, introverso e concentrato sulla sua creazione – un eclettico da codice di programmazione -, Francesco, che sembra assai più giovane, è il manager. Si occupa del marketing, della logistica – dalle traduzioni in inglese, complice la madre insegnante di lingua, alla diffusione del blog aziendale – e gestisce la cassa. “Che al momento è di circa 10 euro”, si guardano e ridono i due amici. Perché l’avventura della Wupleceo non vuole certo essere una “ragazzata”, i piani sono molto chiari e concreti: “Con i primi soldi abbiamo comprato il dominio”, spiega Federico. “Con i secondi sono tassative le magliette aziendali, con i terzi quindi compreremo un portatile comune, così anche Francesco si mette a programmare”. Perché non c’è tempo da perdere, né allori sui quali riposare (Lucky Battles per giorni è stata in classifica delle app di dadi più scaricate): dove vi vedete tra 10/15 anni? La risposta è incredibilmente pronta, dunque già masticata: “In California, alla guida di un’azienda pazzesca”.

La storia di Federico Cella lo sviluppatore – nella foto in posa con Federico Cella il giornalista – è molto recente. E inizia con una tradizione di famiglia, con il papà Giuseppe, perito e appassionato da sempre di elettronica che ora ha però scelto la strada creativa della fotografia. Per poi passare dal fratello Lorenzo (lo stesso nome del fratello del giornalista, evviva la fantasia), che sui Mac di casa per primo si è messo a studiare un po’ di programmazione. Il tutto con il fratellino alle spalle che curiosava. Una storia da predestinato, insomma: Federico tra qualche anno potreste davvero rivederlo in veste di giovane imprenditore (grazie ovviamente alla praticità di Francesco). Da Londra gli è arrivato un librone in inglese su come si programma per iOS, così ha colmato le lacune e si è messo sotto per concludere Lucky Battles, gioco che si basa su una serie di sfide a esito casuale, attraverso le quali vincere le battaglie del proprio esercito contro quello avversario.

Dopo 700 downloads del primo gioco, ora in programmazione c’è un nuovo titolo – Ball on woods, nella foto – giunto alla versione alfa. Un ulteriore passaggio della lista “segreta” di Federico. Lui avrebbe fatto anche a meno di parlarne – è segreta! – ma il papà Giuseppe conosce la curiosità dei giornalisti e non resiste. Il figlio più giovane sulla sua scrivania ha un elenco per punti di passaggi da compiere per raggiungere l’obiettivo che dicevamo, “l’azienda pazzesca”, magari nella Silicon Valley. C’è poi un ultimo punto, dove si legge in modo chiaro l’ambizione finale: la conquista del mondo! Ma Federico, che uno pratico, ci tiene a specificare: “Tra parentesi ho specificato che quello è comunque un obiettivo opzionale”.

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Commenti

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  1. Scritto da Brick Zip

    Ma chi ha detto che se fanno applicazioni non devono vivere come normali dodicenni?

  2. Scritto da Il Naggio

    un giorno si sveglieranno adulti senza aver vissuto a pieno i migliori anni della vita

  3. Scritto da andrea

    …..un consiglio trasferitevi su android market ……..

    …. buona fortuna ……

  4. Scritto da bruno

    io alla loro eta’ ( sono del 65) giocavo a palla nei prati o sulla strada, giravo in bici con la molletta nei raggi per far rumore, suonavamo i campanelli e poi scappavamo, nessun giudizio pro o contro questi genietti informatici ma io mi ricordo di essermi divertito molto

  5. Scritto da irene

    sono felicissima per voi e sono sicura, dopo aver letto i vari articoli, che non siate davvero fantastici e che farete moltissima strada…vi posso solo augurare in bocca al lupo!
    p.s conosco molto da vicino i ragazzi e vi assicuro che prestano altrettanta attenzione allo studio….quindi direi: meglio di così!