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Il lavoro? Si cerca all’estero

Sette italiani su 10 sono disposti a trasferirsi fuori dall'Italia dove l'esperienza conta molto più della laurea.

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Sette italiani su 10 sono disposti a trasferirsi all’estero per lavorare, in fase di assunzione l’esperienza conta molto più della laurea (meno del 10%) e per il 46% degli intervistati in Italia la via più veloce per trovare lavoro è ancora il passaparola. Sono questi i dati più significativi che emergono dal ‘Salary Guide 2011 Hays’, una ricerca stilata per il secondo anno consecutivo da uno dei leader mondiali del recruitment specializzzato, e che ha coinvolto a livello nazionale centinaia di aziende e più di 2.500 professionisti.
Al centro dello studio il mercato del lavoro e le sue problematiche, le politiche retributive e le motivazioni che spingono i professionisti a cambiare lavoro. E ancora le dinamiche delle nuove assunzioni, i benefit più allettanti e i tempi medi di ricerca di un nuovo impiego.
I dati confermano uno scenario che già si è intravisto in alcune proiezioni sviluppate da Hays alla fine del 2010: le aziende vedono un mondo del lavoro in ripresa, che non ristagna più e che è pronto a uscire dalla fase di letargo che lo ha colpito durante la recessione. Tanto che per il 2011 un’azienda su due si è dichiarata pronta ad assumere nuovo personale e investire capitale nelle proprie risorse umane. Le opinioni e le percentuali cambiano invece per quanto riguarda il punto di vista dei professionisti, secondo cui il mercato del reclutamento italiano sembra ancora essere colpito da un clima di incertezza economica (65%). Solo una minima parte degli intervistati (5,6%) ritiene questo momento propizio per migliorare la propria posizione professionale.
Professionisti e aziende, seppur con percentuali diverse, concordano su quelli che sono alcuni dei principali problemi che affliggono il mercato del lavoro italiano: vengono individuati l’eccessiva rigidità della legislazione sul lavoro (42,7% aziende, 26% professionisti), la sfiducia nel mercato del lavoro (31,5% aziende, 40.2% professionisti). Quattro aziende su 10 lamentano una pressione fiscale eccessiva. Non vanno inoltre dimenticati un uno scarso dinamismo nel mercato (27,7%) e una carenza di professionisti specializzati (26,3%).
Ben il 93% dei professionisti che all’epoca dell’intervista si è dichiarato occupato si dice disponibile ad abbracciare nuove opportunità lavorative. Ma quali sono le motivazioni che spingono un manager alla ricerca di una nuova occupazione? ‘In primis’, per il 65,4% la possibilità di crescere professionalmente, ma anche ottenere una retribuzione più elevata (50,3%) e ovviamente raggiungere una maggiore soddisfazione professionale (49,9%). Da segnalare, infine, un dato significativo: mentre il 12,8% lascerebbe l’attuale occupazione per esplorare nuovi settori di mercato, il 5,1% è pronto a fuggire realtà aziendali prossime alla chiusura per raggiungere una migliore condizione contrattuale (in particolare a tempo indeterminato).
I benefit non finanziari sono presenti in grande misura in Italia (vengono offerti da 9 aziende su 10) e sono considerati come il principale strumento per trattenere i migliori professionisti disponibili sul mercato all’interno della propria azienda. La maggior parte delle aziende intervistate (60%) afferma di aver mantenuto per il 2010 lo stesso livello di benefit del 2009 per i propri dipendenti. Questo è subordinato al momento di stallo economico che ha caratterizzato il mercato e dalla diminuzione di investimenti nelle risorse umane.
Punto di concordanza tra aziende e professionisti è sulla tipologia di benefits offerti: al primo posto il telefono cellulare (89,9%), seguito a ruota dall’auto aziendale per l’80,1% e dall’assicurazione sanitaria (59,1%). Un’altra importante forma di gratificazione che emerge dall’analisi Hays è la presenza di una parte salariale variabile, basata per lo più sul raggiungimento di risultati aziendali, o obiettivi individuali.
Tra i professionisti inoccupati al momento dell’indagine (7,6%), il licenziamento causa crisi risulta essere la principale motivazione di inattività (33,1%), seguita da dimissioni (29,2%) e fallimenti aziendali (31,5%) in forte crescita rispetto al 19,9% del 2009. Il tempo medio impiegato per trovare una nuova occupazione per il 30,3% dei disoccupati risulta essere pari a più di 6 mesi, rispetto ai 6 mesi medi dei professionisti occupati: ciò prova la semplice teoria che è più facile trovare una nuova occupazione mentre si è occupati piuttosto che quando non lo si è più.
La via più veloce per trovare un nuovo lavoro è affidarsi a contatti personali 46,1%, oppure a società di ricerca e selezione 32,1%. Una parte dei professionisti afferma di contattare direttamente le aziende 11,9%, mentre la ricerca di opportunità di lavoro sul web è la soluzione scelta solo dal 9,3% degli italiani intervistati. Hays ha analizzato quali sono le caratteristiche e le competenze specifiche ritenute più importanti in fase di selezione da parte delle aziende: al primo posto risulta una solida esperienza alle spalle (90,3%), seguita con grande distacco dall’aver conseguito una laurea (considerata importante da meno del 10%). I requisiti tecnici che il professionista ideale dovrebbe avere oggi sono un profondo know-how, spirito di problem solving, capacità di lavorare in team, onestà, affidabilità e flessibilità. La conoscenza delle lingue è un requisito sempre più importante richiesto dalle aziende (76,6%), e l’imperativo sta diventando quello di conoscere almeno una seconda lingua meglio se francese, tedesco, portoghese o cinese, soprattutto per il rapporto dei nuovi paesi come Cina o Brasile.
 
(adnkronos)

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