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Cresce l’interesse per il telelavoro

In Italia la media di chi lavora da casa o in viaggio è del 3,9 per cento degli occupati contro una media dell'8,4 a livello europeo

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E voi sareste disponibili a telelavorare? E da dove? Da casa, in uffici satellite, in viaggio? Ogni tanto risorge, ma non riesce ancora a decollare. Nonostante l’Italia occupi le ultime posizioni in Europa (3,9% di occupati contro una media dell’8,4%), l’interesse verso il telelavoro nelle sue diverse forme è sempre alto e tende a crescere.
Vantaggi. Un’indagine per Manageritalia realizzata da AstraRicerche su un campione di 1.902 dirigenti e quadri, che verrà presentata oggi a Milano, rivela che il telelavoro è utilizzato in un terzo circa delle aziende italiane, soprattutto grandi (39%) e a Nord-ovest (33,1%). I manager che lo hanno introdotto, per i collaboratori e spesso per se stessi, sono convinti dei suoi vantaggi: aumento di produttività (55,7%), risparmio di tempo negli spostamenti (85,8%), maggiore autonomia nell’organizzazione dell’orario di lavoro (57,5%), riduzione degli stress (55,2%), aumento del tempo per la famiglia (49,5%), risparmio di denaro (46,7%), maggiore concentrazione (44,8%), aumento del tempo libero (29,2%). Svantaggi. Tra gli svantaggi vengono indicati l’isolamento dai colleghi (42%), il rischio di un assorbimento eccessivo nel lavoro (34,4%), la scarsa possibilità di confronto e/o aiuto (28,8%), la perdita di conoscenza della vita aziendale (26,9%), la diminuzione della visibilità professionale e delle possibilità di carriera (20,3%). Anche i vantaggi per l’azienda sono notevoli: flessibilità organizzativa (84,9%), più motivazione e meno stress (80,2%), diminuzione costi (74,5%), produttività complessiva (63,7%). Tra gli svantaggi per le aziende: minore interazione con i colleghi (63,7%), minor controllo delle mansioni del collaboratore (55,7%), minore identificazione del lavoratore con l’azienda (43,4%).
Sviluppo. Chi conosce il telelavoro e lo utilizza ne è attratto, tanto da ritenere a grande maggioranza (69,3%) di aumentare nei prossimi anni il numero di collaboratori che lo utilizzano. Il telelavoro non va bene per tutti: è più funzionale per impiegati (84,1%), quadri (61,7%) e dirigenti (45,7%), meno per gli operai (4,5%). Più funzionale per Ict (73,5%), amministrazione (59,1%), marketing e comunicazione (55,6%), commerciale e vendite (54,7%), segreteria, centralino, data entry (40,9%).
Limiti: chi frena. Nonostante la relativa crescita, vi sono ancora molte diffidenze in Italia sul telelavoro, soprattutto da parte dei vertici aziendali. Secondo il campione degli intervistati, il top management è ritenuto il meno favorevole al telelavoro (52,9%), seguito dai dirigenti (45,1%) e dal personale amministrativo (45,4%). Tra i più favorevoli gli impiegati (72,7%), il personale Ict (57,8%), i quadri (50,4%). Il telelavoro non decolla perché fa perdere all’azienda il controllo sui dipendenti (73,7%), perché non è mai stato incentivato dallo Stato (73,5%), perché i sindacati lo hanno sempre ignorato o osteggiato (64,4%), per le infrastrutture tecnologiche poco adeguate (62,4%).
Incentivi. Per favorire il telelavoro, sono necessari sgravi fiscali sul costo del telelavoro (82,5%), una legge nazionale da inserire nei contratti di lavoro (55,2%), migliore informazione verso i decisori aziendali (29,8%), riduzione del lavoro nero (22,45). Notevoli i vantaggi per il lavoro e la società: riduzione di traffico e inquinamento delle città (91,9%), conciliazione tra vita e lavoro (88,7%), aumento dell’occupazione femminile (83,9%).

(da corriere.it)
 

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