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Alessandro D’Alatri porta il Baff “Sul mare”

Oltre 300 studenti al cinema San Giovanni Bosco per la proiezione mattutina dedicata alle scuole. Il regista di La febbre: “Non c’è spazio per la qualità in Italia, ai giovani registi consiglio di emigrare”

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C’è il pienone al cinema San Giovanni Bosco di via Bergamo per il secondo appuntamento riservato dal Busto Arsizio Film Festival alle scuole: ne seguiranno altri 5 fino al termine della rassegna. Oltre 300 gli studenti di Liceo Artistico, Liceo Scientifico, IPC, ISIS e Ragioneria presenti in sala per assistere alla proiezione dell’ultimo film di Alessandro D’Alatri, “Sul mare”; l’opera del regista di “Casomai” e “La febbre” è stata prodotta da una major come la Warner Bros, ma penalizzata da una distribuzione schizofrenica (ben 300 copie in circolazione per soli due giorni) che non le ha consentito di raggiungere il grande pubblico. Insieme al regista, anche i due attori principali del film, i giovani Dario Castiglio e Martina Codecasa (entrambi all’esordio cinematografico), hanno risposto alle domande e alla curiosità di studenti e docenti.

Conversando dopo la proiezione con gli allievi dell’Istituto Cinematografico “Michelangelo Antonioni”, il regista si è lasciato andare a qualche considerazione amara sulla condizione del cinema italiano: “Il consiglio che darei a un giovane regista – ha detto D’Alatri – è prima di tutto quello di pensarci molto bene prima di fare il mio stesso errore, e poi di andare via da qui al più presto. In Italia non c’è spazio per la qualità, si ragiona soltanto su logiche commerciali che schiacciano tutto il resto. Non dico di emigrare per sempre, si può anche pensare di fare esperienza all’estero per poi tornare qui: siamo il paese più provinciale del mondo e per noi l’erba del vicino è sempre più verde…”.

L’ultimo lavoro di D’Alatri è un’atipica storia d’amore tra un barcaiolo di Ventotene e una giovane turista in vacanza sulla piccola isola laziale; girato in assoluta economia di mezzi e interamente in digitale, il film va decisamente controcorrente rispetto alle più comuni produzioni italiane, sia per i contenuti sia per la scelta del cast. “Ho fatto quello che da noi non si fa mai – ha spiegato il regista – dare fiducia a due attori giovani e sconosciuti. Nel nostro cinema si punta sempre sui volti noti, ma così facendo non si esce mai dal solito giro: bisognava inventare qualcosa in questo senso. Non ho preso due ragazzi dalla strada ma due giovani che hanno studiato per fare questo lavoro: un’altra cosa che in Italia si tende a non ricordare – ha proseguito D’Alatri rivolgendosi direttamente alla platea – è il fatto che per arrivare a fare le cose bisogna studiare… L’idea di girare in digitale ci ha permesso di girare in grande libertà, senza disturbare la vita dell’isola, e non avere paura di sbagliare, quindi essere più rilassati e tranquilli”.

Visibilmente emozionato il giovane Dario Castiglio, beniamino del pubblico femminile: “Questo film è l’esperienza più bella che mi potesse accadere, non solo perché mi ha dato la possibilità di lavorare con grandi professionisti, ma anche per il rapporto che si è creato con gli abitanti di Ventotene”.
Il film tratta anche, in modo non marginale, il tema degli incidenti sul lavoro: “Si tratta di una realtà terribile – ha detto D’Alatri – il bilancio delle “morti bianche” è incredibile in tempi in cui dovremmo essere in grado di garantire la sicurezza a tutti. Volevamo raccontare questo fenomeno senza parlare solo della morte in se stessa, come si fa di solito, ma identificando la vittima come una persona reale e analizzando il percorso della sua vita. Non sarebbe servito a nulla fare un film esclusivamente sulle morti sul lavoro, così come sarebbe stato inutile girare solo una storia d’amore estrapolandola dal suo contesto”.

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