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Tre nuovi beati il 26 giugno in piazza Duomo

La lettera aperta dell'Arcivescovo di Milano che dà la notizia: "Riconosciuti miracoli di tre fedeli ambrosiani"

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Pubblichiamo la lettera aperta che il cardinale di Milano Arcivescovo Dionigi Tettamanzi ha voluto inoltrare ai fedeli della comunità ambrosiana per informarli della beatificazione di tre figure della Diocesi.

dionigi tettamanziCarissimi fedeli,
oggi, 2 aprile 2011, nella commossa memoria del pio transito del venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II, il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, a pubblicare tredici decreti relativi ad altrettante Cause di beatificazione e di canonizzazione.
Il Papa, in particolare, ha approvato cinque miracoli, tre dei quali sono stati ottenuti per intercessione di tre fedeli della Chiesa ambrosiana, che potranno essere solennemente dichiarati “beati”.
Il primo è don Serafino Morazzone, nato a Milano il 1° febbraio 1747. E’ stato “curato di Chiuso” (Lecco) per quarantanove anni, dal maggio 1773 al 13 aprile 1822. Alla sua morte ha lasciato una tale fama di santità che Alessandro Manzoni, che l’aveva conosciuto personalmente, ne volle tratteggiare la figura nella sua prima stesura de I promessi Sposi: «Egli era pio in tutti i suoi pensieri, in tutte le sue parole, in tutte le sue opere: l’amore fervente di Dio e degli uomini era il suo sentimento abituale». E il Manzoni continuava rilevando quella che deve dirsi una tra le virtù più preziose per un prete: «Era profondamente umile senza sapere di esserlo».
Anche Padre Clemente Vismara, del quale Benedetto XVI ha approvato il miracolo, è figlio della nostra terra. Nato ad Agrate Brianza il 6 settembre 1897, si fece alunno del Seminario di Seveso San Pietro nel 1913 e qui maturò la decisione di diventare missionario, entrando nell’Istituto delle Missioni Estere di Milano, oggi Pontificio Istituto Missioni Estere. L’Istituto raccoglieva gli antesignani dei cosiddetti fidei donum, ossia quei sacerdoti che partivano per le terre di missione, rimanendo però “incardinati” nella nostra diocesi, nella quale si reinserivano al loro ritorno. Ordinato sacerdote dal cardinale Eugenio Tosi nel Duomo di Milano il 26 maggio 1923, dopo pochi mesi Padre Clemente partì per le lontane terre della Birmania (l’attuale Myanmar), mettendo in pratica il motto «La vita è fatta per essere donata» e spargendo il seme del Vangelo per tutto il resto della lunga vita. Alla sua morte, il 15 giugno 1888, fu chiamato «Patriarca della Birmania».
Suor Enrichetta Alfieri, delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, cui dobbiamo il terzo miracolo approvato dal Santo Padre, nacque a Borgovercelli il 23 febbraio 1891. La possiamo giustamente annoverare tra i santi della Chiesa ambrosiana, perchè per quasi trenta anni svolse il suo ministero di carità nel Carcere di San Vittore in Milano. Vi era stata mandata nel maggio 1923, per sottrarla ai molti curiosi che volevano vedere la “miracolata”: la giovane suora, infatti, era miracolosamente guarita da malattia per intercessione della Madonna di Lourdes, cui fu sempre teneramente devota. Il Carcere divenne la sua Casa, il luogo del suo amore. Diceva: «La carità è un fuoco che bruciando ama espandersi; soffrirò, lavorerò e pregherò per attirare anime a Gesù». Suor Enrichetta fu pienamente fedele a questo suo proposito e per ventotto anni diffuse tra i detenuti e le detenute di San Vittore il suo sorriso. Era convinta, infatti, che chi l’accostava doveva percepire la mitezza, il sorriso, il profumo di Dio. Lo diffuse anche nei tragici momenti della seconda guerra mondiale, quando ella stessa fu arrestata a causa dell’aiuto che dava ai prigionieri, vittime delle violenze nazifasciste. Dopo la Liberazione, furono gli stessi carcerati a chiedere il suo ritorno, poiché la consideravano il loro “angelo”. “Angelo di San Vittore”, “Mamma di San Vittore”, così venne abitualmente chiamata dopo la sua morte, avvenuta il 23 novembre 1951.
Molto diversi tra loro sono i prossimi tre beati: diversi per i tempi e i luoghi in cui vissero, per la formazione ricevuta, per la vocazione che accolsero, per l’ambito di impegno, per il cammino di santità. Questa stessa varietà li rende affascinanti e preziosi per noi: davvero infinita è la fantasia di Dio, e infiniti sono i sentieri sui quali egli ci chiama a seguirlo!
Desideriamo considerare questi tre prossimi beati come il coronamento dell’anno pastorale nel quale la Chiesa ambrosiana fa solenne memoria del IV centenario della canonizzazione di san Carlo Borromeo e si sente chiamata a riscoprire la santità come “l’espressione matura del cristianesimo”. Come scrivo nella Lettera Santi per vocazione, «la santità, per la grazia dello Spirito santo, è l’ingresso nella vita di Dio. Questa è la verità stupenda e commovente che siamo chiamati a vivere con timore e gioia. La santità di Dio è il suo amore per l’umanità e per la sua storia, un amore che nulla e nessuno possono mai stancare. E’ la luce in cui non ci sono tenebre; è la comunione in cui tutti ritroviamo salvezza, riposo, conforto; è la vita, quella eterna e felice. Siate santi perché io sono santo, dice il Signore (Levitico 11,44). La sintesi della vita di un cristiano, dunque, si dà in un’esistenza santa».
I tre prossimi beati sono una splendida conferma che Dio non si stanca mai di amare l’uomo, che ha creato con amore e all’amore; sono una prova incrollabile che Dio non si stanca di suscitare uomini e donne – fedeli laici e consacrati, presbiteri e missionari – che rispondano con prontezza ed entusiasmo alla sua sete d’amore: «Chi manderò? Chi andrà per noi?», si domanda Isaia ed il profeta risponde: «Eccomi, manda me!» (Isaia 6, 8). Con lo stesso ardore del profeta risposero a Dio don Serafino, padre Clemente, suor Enrichetta.
In attesa di celebrare, il prossimo 26 giugno, la solenne loro beatificazione in Piazza del Duomo insieme al cardinale Angelo Amato, inviato speciale del Santo Padre, chiediamo nella preghiera il loro aiuto, riprendendo e adattando le parole conclusive della Lettera Santi per vocazione:
«Signore Gesù,
sorgente di ogni vocazione,
dona ai tuoi figli
la gioia di conoscerti e la grazia di seguirti.
I giovani sentano la tua chiamata,
gli adulti siano perseveranti e fedeli.
I nostri prossimi tre beati guidino i nostri passi,
e Tu, Maestro buono,
per loro intercessione
rinnova nella fede la tua santa Chiesa.
Amen».

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