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“Flessibilit?? s??, ma non sinonimo di precariet??” fotogallery

Interessante dibattito al seminario della prima giornata di BergamoLavora alle Due Torri di Stezzano.

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Punti di vista diversi, ma concordi su un principio: la flessibilità è positiva per il mercato del lavoro, purché non sia sinonimo di precarietà. È questa la sintesi che ha prodotto il seminario “Flessibilità e ingresso nel mercato del lavoro” che si è svolto giovedì alle Due Torri di Stezzano nel calendario delle iniziative di “Bergamolavora”.
In una tavola rotonda, moderata da Luca Bilotta, direttore di Bergamo economia, che affrontava gli aspetti positivi e negativi della flessibilità nel mercato del lavoro si sono confrontati Sonia Speziani, candidate manager di Adecco per la zona di Bergamo e Brescia, Federico Parea dell’area sindacale di Confindustria Bergamo e Giovanni Magni, segretario generale somministrazione atipica Cisl.
«Dal 1996, da quando sono stati istituiti i contratti di lavoro interinale e quindi sono nate le aziende come Adecco – afferma Speziani – abbiamo avuto un ruolo di preselezione per le aziende. Una mansione che si è completamente capovolta con la crisi del 2007, quando da un’attività prettamente economica, abbiamo assunto anche un ruolo più sociale dovendo ricollocare nel mondo del lavoro persone che avevano perso la loro occupazione. La flessibilità ha assunto un altro significato, quindi possiamo dire che oggi rimanere senza lavoro può diventare un’opportunità se si ha il coraggio di valutare le proprie competenze, riqualificarsi e mettersi in gioco su altri fronti, anche in campi completamente diversi».
Per Federico Parea di Confindustria Bergamo «la flessibilità deve essere collegata alla crescita e alla competitività del sistema economico. Così come c’è una flessibilità nelle aziende, deve esservi anche nel mercato del lavoro. Con certi tipi di contratti i giovani sono stati agevolati ad entrare nel mondo del lavoro, per essere però appetibili sul mercato occorre che i lavoratori siano sempre qualificati, aggiornati, imparino ad adattarsi alle sfide e al progresso tecnologico».
Di tutt’altra opinione il sindacato. «Credo che come leggi sulla flessibilità nel mondo del lavoro l’Italia non sia seconda a nessuno – sottolinea Magni – anzi, devo osservare che sono leggi importanti, utili e permettetemi: scritte bene. L’aspetto negativo è l’uso che se ne fa di queste leggi. Spesso, purtroppo, la flessibilità è legata alla precarietà. Ci sono lavoratori che dopo cinque anni nella stessa azienda hanno ancora un contratto interinale, questa non è più flessibilità è sfruttamento».
Se le opinioni sono divergenti, trovano un punto in comune che vede unite tutte le parti: rispetto dal 1997 ad oggi, grazie a diverse tipologie di contratto, a corsi formativi, a incontri di riqualificazione, il mondo del lavoro si è trasformato. «Oggi il 60% degli occupati in provincia di Bergamo hanno un contratto a tempo determinato – evidenzia Magni -. Ci sono contratti di somministrazione e contratti a progetto che offrono molto più tutele al lavoratore, ma è nelle relazioni tra datore di lavoro e assunto che devono esserci reciproco rispetto e tutela». Per Parea «si deve guardare alla flessibilità con uno sguardo positivo. Se osserviamo i dati dell’occupazione ci indicano che è cresciuta. Per questo non conviene prendere le armi per battaglie inutili, se ci sono imprese che sfruttano i contratti interinali nel tempo toccherà al sindaco vigilare e denunciare queste situazioni. Ma non facciamo di ogni erba un fascio. Se osserviamo l’occupazione italiana nel suo complesso, possiamo affermare che in questi anni le leggi per i contratti interinali hanno moltiplicato le occasioni per sperimentare nuove opportunità di lavoro. Se letta con quest’ottica la flessibilità è un valore positivo nel mondo sempre più competitivo del lavoro».

 

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Commenti

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  1. Scritto da !!!!!!!

    che pizza!!!!!!

  2. Scritto da s.

    noioso, inutile, superfluo.