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Agricoltura in sofferenza: – 215 imprese attive

E' crisi: le piccole aziende al limite della sopravvivenza. Situazione non solo bergamasca, ma che colpisce l???intera Lombardia.

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Il settore agricolo nella Bergamasca continua a dover fronteggiare situazioni di crisi, cercando nuove soluzioni per assicurare la propria sopravvivenza. Il quadro attuale tuttavia non è incoraggiante, con un calo nel numero delle imprese attive pari a 215 unità in un anno: infatti alla fine del 2009 le attività legate al settore agricolo nella provincia di Bergamo registrate alla CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura) erano 5.486, mentre alla fine dell’anno appena trascorso sono scese a 5.271. Le imprese costrette alla chiusura infatti hanno superato il limite della loro capacità di sopravvivenza e molte altre rischiano di raggiungerlo.
Le cause principali di questo fenomeno sono da ricondurre al crollo dei prezzi ed alle norme burocratiche sfavorevoli, che rendono complicato e costoso aprire o portare avanti un’attività. Inoltre, è presente una forte concentrazione di vaste aree di terreno nelle mani di poche imprese – nell’area lombarda si stima che il 60% del territorio sia posseduto dal 8% delle aziende – che porta a sfavorire le piccole attività, che per contro sono quelle più diffuse e quelle che incontrano più difficoltà.
Questa situazione non affligge solo la provincia di Bergamo, ma è un fenomeno diffuso in tutta la Lombardia: il numero delle imprese agricole attive è passato, dalla fine del 2009 a quella del 2010, da 55.066 a 51.822. In tutta la regione ci sono più attività che chiudono rispetto a quelle che aprono e le piccole aziende (che costituiscono il 70% del totale e che hanno disposizione meno di 5 ettari) risultano fortemente sfavorite rispetto alle grandi imprese, che hanno più possibilità di sopravvivere. Le politiche sui prezzi non aiutano di certo, favorendo la quantità sulla qualità e causando l’abbassamento del prezzo di vendita, ma non dei costi di produzione; a dare il colpo di grazia una burocrazia soffocante, che attacca sia per quanto riguarda costruzione di nuove strutture (perfino semplici porcilaie!), sia per il trasporto di animali, con carte e controlli veterinari.
 

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Commenti

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  1. Scritto da Agricoltore della bassa

    Piu’ che i bassi redditi a cui gli agricoltori sono abituati e’ la soffocante burocrazia e l’atteggiamento mai collaborativo degli enti di controllo vari.Un appello ai vari controllori che in modo generico possiamo chiamare asl,veterinari,consorzi bonifica,consorzi tutela vari,comuni,provincia,regione.Non siamo malfattori vogliamo solo lavorare,passi che non ci volete aiutare ma perlomeno non metteteci in difficolta’.Non possiamo permetterci un ragioniere ogni azienda agricola.Scusate lo sfogo.