Yara, lo psicologo del tribunale: “Pu?? aver agito un gruppo di giovani”
Mauro Grimoldi, presidente dell’Ordine psicologi della Lombardia, opera per il Tribunale di Brescia. “In questi territori non si d?? il giusto peso a pulsioni sessuali improprie”.
In dieci anni, tra il 2000 e il 2010, nel distretto della Corte d’Appello di Brescia, sono stati ben 224 i minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni finiti nelle maglie della giustizia per reati sessuali. Di questi, il 50 per cento risiede nelle province di Bergamo e Brescia.
E’ un dato su cui riflettere e che, con tutte le cautele e i distinguo del caso, si può approfondire nelle settimane in cui ci si arrovella attorno alle cause della morte di Yara Gambirasio. “Ci sono alcuni elementi della vicenda della ragazzina di Brembate Sopra – spiega Mauro Grimoldi, presidente dell’Ordine degli psicologici della Lombardia e responsabile del gruppo degli psicologi che opera per conto del Tribunale di Brescia – che possono far pensare ad un tentativo di violenza sessuale ad opera di giovani. La disorganizzazione, il comportamento non lineare degli autori, la contraddittorietà delle ferite…”.
L’esperto misura le parole con cautela, soprattutto di fronte ad un caso che vede ogni giorno affacciarsi sempre nuove ipotesi. Tuttavia, è proprio alla luce dell’esperienza maturata seguendo vicende drammatiche (come l’omicidio di Desirée Piovanelli), che non si possono escludere ipotesi che apparentemente paiono ardite. “Sì – conferma Grimoldi – può essere suggestiva l’idea che Yara sia stata uccisa da ragazzi, ma non c’è nulla che contrasti. Per esempio, negli adolescenti è difficile riscontrare un desiderio di morte nei confronti dell’altro. Raramente c’è cattiveria. Da quel che pare di capire da quanto trapela dalle indagini, chi ha portato via Yara non ha infierito. Non si ha ancora la prova di una chiara volontà di uccidere. E questo lascia ampi margini di dubbio”.
E poi ancora, nei casi di reati sessuali commessi da giovani la vittima è quasi sempre un soggetto conosciuto, ritenuto debole (non si cerca la ragazza carina). “Non è il desiderio che muove l’azione violenta. Il sesso è uno strumento per confrontarsi con l’altro da vincente. Bisogna arrivare primi, essere più bravi. Una sorta di dimostrazione di maturità” spiega lo psicologo. E’ una sfida che si gioca spesso all’interno di un gruppo, perché questa condizione toglie responsabilità, rende più liberi.
La ragazzina vista tante volte al centro sportivo o in paese può diventare la vittima ideale di un branco. Successe a Desirée Piovanelli, anche se in quel caso con la guida determinante di un adulto, Giovanni Erra, di 36 anni, padre di un figlio di 8. E può essere capitato benissimo a Yara Gambirasio. Perché, sottolinea ancora lo psicologo guardando i dati, è proprio in queste terre che non si dà ancora il giusto peso a segnali di impropria, quando non insana, gestione delle pulsioni sessuali giovanili. “Nel rapporto con le famiglie ma anche con tutti i soggetti che operano sul territorio – conclude il dottor Grimoldi – si coglie una tendenza a non occuparsi di questi aspetti. Si continua a ritenere il sesso una dimensione esclusivamente privata. E tale è, salvo quando diventa un reato. Allora ci si ritrova spiazzati, non si capisce più con chi si ha a che fare. Ecco perché bisogna tenere le antenne dritte, non sottovalutare alcun segnale. Ed è importante parlare con i ragazzi, confrontarsi con loro per cercare di cogliere problemi o disagi. Quando questi esplodono si corre il rischio di non poter fare più nulla”.

