Yara, il pm: basta invenzioni, non c’?? stato strangolamento
Letizia Ruggeri: “Tracce di colpi sub??ti al volto e al capo, ma lo strangolamento ?? un’invenzione. Nessun Dna sulla felpa, indagini complicate”. Un investigatore: dal Dna per ora nessuna risposta, pista satanica presa in considerazione tra le altre.
“Troppe invenzioni giornalistiche negli ultimi giorni”: il pubblico ministero Letizia Ruggeri è
categorica sulle recenti indiscrezioni riguardanti le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio. Il magistrato parla fuori dalla procura con un gruppo di giornalisti. E inizia dall’ipotesi dello strangolamento come causa del decesso, rilanciata con forza dal settimanale Oggi nella giornata del 22 marzo. “Non c’è, non esiste lo strangolamento. Non so da dove escano certi dettagli, anche il fatto che ci sarebbero segni sul collo della ragazza. Al momento non sappiamo quale è la causa esatta della morte”.
Quanto ai pugni che avrebbero colpito Yara a ripetizione il pm non li esclude: “Posso dire che sul volto e sulla testa ci sono tre aree di infiltrazioni ematiche anomale, che denotano i colpi subìti. Se si è trattato di pugni o di un corpo contundente è difficile dirlo. Non ci sono riflessi di quei colpi sulle ossa del volto e del cranio”.
Difficile avere certezze, in un caso che secondo Letizia Ruggeri “è complicatissimo, senza punti fermi”. Un caso soggetto ad un’attenzione mediatica altissima, “un caos vero e proprio” aggiunge un investigatore che lavora a fianco del pubblico ministero. “Ad esempio – commenta il magistrato – tutte quelle frasi attribuite negli ultimi giorni alla dottoressa Cattaneo sono invenzioni. E non capisco perché inventare. E’ un’invenzione anche l’esistenza di una traccia di Dna sulla felpa della ragazza”.
Anche il terreno dove Yara è stata ritrovata morta, non ha detto molto: “Nessuna scia di sangue che fa pensare ad uno spostamento quando la ragazza era già ferita, solo alcune tracce di putrefazione del corpo sul terreno, tracce che contenevano anche sangue”.
Elementi che non aiutano così come la tecnologia non sembra venire in soccorso agli inquirenti. L’investigatore parla ad esempio di 250 profili genetici già comparati con il Dna maschile e femminile che c’era sul guanto di Yara: “Ma senza nessun riscontro, nessuna compatibilità”. E poi le analisi sulle celle telefoniche, a caccia di quell’utenza X, che si è spostata da Brembate Sopra a Chignolo d’Isola nella serata del 26 novembre. “Ci sono circa 4 mila utenze che rispondono a quel percorso, non è assolutamente facile. E anche le telecamere lungo i probabili percorsi dell’assassino, non dicono molto: basti dire che sono almeno una trentina i furgoni bianchi avvistati nella zona quella sera. Il furgone bianco resta un elemento su cui indagare, ma senza troppe certezze”.
“Davvero non abbiamo escluso nulla – aggiunge l’investigatore -. Dagli ambienti di Yara ad eventuali bande criminali, fino a potenziali stupratori seriali. Niente, tutto esaminato, e analizzato. Anche la pista satanica è stata presa in considerazione davvero. Ma per ora resta tutto un grande mistero, così come resta un mistero il poco sangue perso dalla vittima”.






































































