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Yara, ?? caccia al Dna: tamponi di saliva ai frequentatori della palestra

Il procuratore Meroni ha escluso l’intenzione di allargare l’insieme dei profili genetici da confrontare. Ma un’indiscrezione dice che anche i pap?? delle ragazzine sono stati convocati dagli inquirenti per rilasciare volontariamente una traccia biologica.

La soluzione è nel Dna, inutile negarlo. E in assenza di sospetti particolari il tentativo degli inquirenti è quello di allargare il più possibile il numero di profili genetici a disposizione per confrontarli con eventuali tracce trovate sul corpo di Yara. Per questo motivo una serie di genitori delle ragazze che frequentano la palestra di Brembate Sopra e più in generale una serie di frequentatori del centro sportivo, sono stati chiamati dai carabinieri e dalla polizia e invitati a sottoporsi volontariamente ad un tampone di saliva.
Non è noto quante siano le persone che hanno lasciato agli inquirenti una loro traccia (in merito uscirà anche un servizio sul settimanale Panorama, in edicola il 18 marzo) . Ma di sicuro non si tratta solo e unicamente dei più stretti familiari della ragazza. Lo screening è arrivato ai genitori delle ragazze e dei ragazzi più sportivi, ad altri frequentatori del luogo, uno degli ambienti già passati al setaccio dai carabinieri e dalla polizia. Almeno una trentina di persone, tra genitori e in parte anche personale della ginnastica ritmica, ha lasciato il proprio Dna nelle mani della polizia e dei carabinieri, tramite la brevissima applicazione di un tampone. Ma le indiscrezioni suggeriscono che il numero è destinato a salire.
Non parliamo più, quindi, di Dna "rubato", vale a dire di quelle tracce biologiche che spesso gli inquirenti, soprattutto nei casi in cui non si può chiedere un rilascio volontario, estrapolano da una tazzina di caffè, da una sigaretta, da un bicchiere d’acqua. No. Ora siamo di fronte all’intento deliberato di allargare il più possibile il campo, fino a trovare un codice genetico corrispondente almeno ad uno di quelli trovati sui vestiti e sugli oggetti di Yara.
A Bergamo ci si ricorda bene di un precedente: l’omicidio di Maria Grazia Pezzoli , uccisa nel pomeriggio del 24 luglio a Vertova, in Valle Seriana. I carabinieri raccolsero 100 tamponi di saliva. In quel centinaio di profili genetici ignoti c’era anche quello dell’uomo poi condannato per omicidio: Alì Ndiogou, operaio senegalese ex dipendente del marito della vittima. Anche in quel caso prelievi volontari e dichiarati.

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