Yara, la procura: niente Dna sulla batteria Ma le indiscrezioni dicono altro
Tra dettagli, piste investigative, ipotesi, appare sempre pi?? chiaro che ogni speranza di risoluzione del caso ?? appesa alle tracce biologiche sul corpo, gli oggetti o i vestiti della ragazzina.
E’ stata una conferenza stampa piena di "non so, potrebbe essere, non mi risulta" quella del procuratore
aggiunto di Bergamo Massimo Meroni sull’omicidio di Yara Gambirasio. Davvero pochi i dettagli aggiunti dal procuratore rispetto alle indiscrezioni e alle circostanze già note. Due tracce biologiche, riconducibili a Dna, sono state trovate secondo Meroni solo su un guanto di Yara, sono di un uomo e di una donna che non rientrano nella cerchia dei familiari della ragazza. Due persone sconosciute. Sottolineando l’importanza delle due tracce, che non corrispondono nemmeno a tutti i codici genetici negli archivi di polizia e carabinieri, il procuratore ha anche spiegato che "per ora non è previsto il prelievo e l’isolamento di codici genetici dei residenti di Brembate Sopra".
Da insistenti indiscrezioni che vengono dagli ambienti investigativi, risulta però che una traccia di Dna sia stata davvero isolata dalla batteria del cellulare di Yara Gambirasio. Meno rilevanti, invece, sarebbero quelle due tracce sul guanto, che probabilmente la ragazzina aveva messo in una tasca del giubbotto proprio al momento del rapimento, senza che ci fosse un contatto con l’assassino. Quella batteria, alla Scientifica appare chiaro, può essere la chiave di volta del caso, forse l’unica. Perchè più si va avanti più è evidente che gli investigatori non sono proprio dominati dall’ottimismo ("io penso ai dati di fatti, non al pessimismo o all’ottimismo" ha dichiarato il procuratore). Appare chiaro che "una pista investigativa privilegiata non c’è", che non è facile nemmeno capire "se ci fosse una volontà omicidiaria o meno" dato che quello di Yara Gambirasio sembra un omicidio compiuto in modo approssimativo, forse consumato per una concausa di fattori, addirittura l’ipotermia legata allo stordimento e alla contusione della ragazza colpita alla testa, forse con una pietra. Mentre le ferite d’arma da taglio non sarebbero affatto letali.
Un quadro instabile di indizi e supposizioni, che potrebbe essere rotto da quella che negli ultimi anni è stata la prova principe per la soluzione di tanti gialli italiani, anche a distanza di anni: il Dna, un codice genetico trovato addosso alla vittima. E’ caccia, sempre più serrata, ad un uomo o una donna con un codice genetico corrispondente a quello trovato sulla batteria del cellulare. E forse, ma questo non lo sappiamo, anche sugli altri vestiti o sul corpo di Yara Gambirasio.































































